Pastori sardi, oltre gli scontri di piazza una certezza: la politica non c’è più

Posted on 19 ottobre 2010

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Ha molto senso chiedersi come siano iniziati gli scontri? Se i pastori abbiano provocato le forze dell’ordine o se polizia e carabinieri siano scattati per un nonnulla? Di certo poi stasera in via Roma davanti al Consiglio regionale è successo di tutto e tutti hanno sbagliato: i pastori (sovraeccitati da una lunga giornata e da un appuntamento che volevano fosse a tutti i costi decisivo) e le forze dell’ordine (che, esasperate da continue provocazioni, hanno gestito malissimo l’emergenza perché sono troppe le testimonianze di lacrimogeni sparati ad altezza d’uomo). Ma più di tutti ha sbagliato la politica. Stasera i colleghi addetti stampa della Regione non hanno saputo dirmi dove fossero durante gli scontri l’assessore all’Agricoltura Prato e il presidente Cappellacci. Quest’ultimo era sicuramente fuori Cagliari, probabilmente a Roma dove in serata ha cenato con il senatore Comincioli e diversi parlamentari per le solite consultazioni politiche. Mentre il Consiglio regionale era letteralmente sotto assedio, Prato e Cappellacci erano altrove.
Prato e Cappellacci in realtà in questi mesi sono sempre stati altrove. Hanno sottovalutato la forza del Movimento Pastori Sardi, cercando di estrometterlo dal tavolo delle trattative per continuare a dialogare con la solita Coldiretti. Hanno utilizzato i vecchi trucchetti della politica quando in realtà servivano risposte chiare. Hanno esasperato gli animi, trascinando per mesi una crisi politica che ha debilitato l’opinione pubblica e reso più fragile chi iniziava a temere per il proprio lavoro. Hanno cercato di scaricare su Consiglio regionale la responsabilità di scelte che invece erano tutte in capo all’esecutivo.
Prato ha cercato senza fortuna una sponda a Roma, ma il famoso tavolo con il ministro Galan (che oggi in maniera indecente ha perfino avuto il coraggio di dire che il governo si è impegnato per risolvere la crisi delle campagne sarde) è fallito miseramente. Cappellacci, dal canto suo, ha provato ad ipnotizzare i pastori senza accorgersi che stava montando non la protesta, ma la ribellione. E la ribellione alla fine è esplosa.
Ma il dramma ha più padri. Le associazioni di categoria, sentendosi scavalcate sul fronte della protesta mediatica, hanno inscenato in questi mesi un’assurda guerra di contromanifestazioni che ha esasperato gli animi e che poi è sfuggita di mano a tutti. I comunicati di presa di distanza dalla violenza a poche ore dagli scontri hanno adesso un che di sciacallesco. Perché oggi in via Roma non c’è stata violenza fine a se stessa, c’è stata soprattutto un’esasperazione covata a lungo ed alla fine esplosa. Coldiretti e le altre associazioni di categoria devono farsi un profondo esame di coscienza e chiedersi come mai non sono riuscite a intercettare questo malessere che poi ha preso altre strade e se hanno fatto bene ad innalzare il livello dello scontro mediatico.
Il Movimento di Felice Floris ha meriti e tragiche responsabilità. Il merito è quello di aver riportato all’attenzione dell’opinione pubblica la crisi delle campagne, crisi che Coldiretti e la giunta avevano anestetizzato. L’enorme visibilità acquistata nel corso del blocco di porti ed aeroporti ha spinto però Floris a chiedere più di quanto la politica non potesse ragionevolmente dare. La piattaforma del Movimento Pastori Sardi è infatti composta quasi tutta di punti difficilmente soddisfabili in tempi rapidi o senza l’esborso di enormi risorse.
I drammatici incidenti di oggi sono dunque il frutto di una situazione bloccata. Perché era evidente che i pastori stavano manifestando nel posto sbagliato e nel momento sbagliato. Non poteva essere il Consiglio il destinatario delle proteste: prima venivano la Giunta e il Governo nazionale e, se vogliamo, gli industriali del pecorino. Perché i pastori non hanno mai manifestato a Thiesi? Non aveva senso tornare in piazza a Cagliari solo per rispondere alla straordinaria mobilitazione della Coldiretti della settimana scorsa (ventimila persone e 130 trattori). Non aveva senso chiedere indennizzi per centinaia di milioni di euro senza aver preparato prima un “piano B”: affrontare una manifestazione di piazza pensando di poter portare a casa a tutti i costi un risultato così ambizioso è stato un imperdonabile atto di disperazione che costerà caro a Floris e al suo movimento.
Ma non si può chiedere agli allevatori di fare analisi politiche ogni volta che scendono in piazza, chi manifesta porta in corteo la sua rabbia e le sue richieste e non può sapere che non è tutto oro quel che luccica. La politica ha sottovalutato la portata eversiva del nefasto ordine del giorno approvato con i soli voti dell’opposizione di centrosinistra che prometteva agli allevatori aiuti per 15 mila euro all’anno per tre anni. Fatti i conti, servirebbero solo per i 2010 ben 220 milioni di euro. Che la Regione non ha e che il Governo non darà. Ma il documento parla chiaro, ed è inutile dire agi pastori che “un ordine del giorno non si nega a nessuno”. Il Consiglio ha votato e qualcuno ora deve rispondere politicamente di quel voto. E non può essere solo la maggioranza a farlo, anzi.
In mezzo a tanta irresponsabilità, non si può non ricordare che gli unici ad uscire dall’aula e a dire che l’ordine del giorno era irricevibile furono i sardisti. Il resto della maggioranza si astenne, quando invece avrebbe dovuto presentare un altro documento e approvarlo. Ma così non andò e ora siamo qui a parlare di lacrimogeni e feriti.
Alla fine la domanda è sempre la solita: che fare? Prima dello scoppio degli scontri, la Giunta ha preso un impegno con i pastori per trovare i 220 milioni di euro per la de minimis. Hanno pochi giorni per trovarli. Una marea di soldi che servirebbe non a fare interventi strutturali ma a pagare de semplici indennizzi: follia.
Se non si riprende a fare politica la situazione non può che peggiorare. Cosa aspetta Cappellacci a rimuovere l’assessore Prato? Cosa aspetta a rendersi conto che la Sardegna è adagiata su un vulcano pronto ad esplodere da un momento all’altro? Pensa ancora che la soluzione possa arrivare dai consigli di Comincioli? E il centrosinistra? Vuole spiegare una volta per tutte ai pastori che non si possono dilapidare 600 milioni di euro in tre anni per semplici indennizzi?
Chi ha preso i voti dei cittadini per governare la crisi, lo faccia. Chi ritiene di saper usare gli strumenti della politica per uscire da questa situazione di stallo, li usi. Oggi in via Roma si aveva la netta sensazione che oltre gli scontri non ci fosse più nulla, che nessuna decisione poteva placare questo senso di rabbia e di ribellione che sta montando ovunque in Sardegna. Dal rischio di questa deriva ci si salva solo con la politica. La domanda è: ma Cappellacci sa fare politica? C’è qualcuno in Sardegna che sa fare politica?

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Posted in: Politica, Sardegna