La Sardegna sull’orlo del vulcano. Senza posizioni responsabili, Terzigno è dietro l’angolo

Posted on 23 ottobre 2010

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La Sardegna è sull’orlo del vulcano. La rabbia monta ovunque. Basti pensare che i sindacati registrano, al momento, oltre cinquecento situazioni di crisi: emergenze pronte ad esplodere in forme clamorose e difficilmente controllabili. L’obiettivo rischiano essere le sedi istituzionali, sul modello della protesta che da giorni porta avanti il Movimento Pastori Sardi.

Sotto questo aspetto, bene ha fatto il presidente Cappellacci, al termine di un vertice di maggioranza tenutosi stamattina a Villa Devoto, a chiarire che la trattativa verrà aperta solo con il “sindacalismo democratico”. L’occupazione della Commissione Bilancio da parte del Movimento può infatti rappresentare un pericolosissimo precedente che rischia di essere emulato.

Sgomberata l’aula, la politica però dovrà poi essere all’altezza della situazione e consentire alla situazione di uscire dalla fase di stallo in cui si è cacciata. I pastori devono fidarsi della politica, la politica deve affrontare seriamente questa crisi. Un’altra via d’uscita non esiste. Far salire la tensione per cercare di strappare qualcosa di più rischia di essere irresponsabile. Ma uguale irresponsabilità la dimostrerebbe Cappellacci se continuasse a non offrire risposte adeguate.

Anche l’opposizione di centro sinistra è ad un bivio. Nella notte il presidente Soru è stato a lungo dagli occupanti. Le testimonianze sono divergenti: c’è chi parla di un Soru che ha invitato i pastori ad inasprire la lotta, chi invece mette in risalto il tentativo di mediazione operato dall’ex presidente della Regione. Rimane una domanda di fondo: il centrosinistra cercherà di approfittare della vertenza dei pastori e di tutte le altre crisi in atto per cercare di dare una spallata alla giunta Cappellacci?

La crisi sarda è profondissima. Forse nessuno è riuscito a sondarla compiutamente, né in profondità né in estensione. La rappresentazione che se ne dà da anni è, infatti, di maniera. Le responsabilità non emergono con chiarezza e alla fine ci si limita a scagliarsi contro la politica, sia essa rappresentata dalla giunta regionale che dal governo nazionale che da un’opposizione confusa e inadeguata.

Tutti hanno soluzioni, nessuno propone ragionamenti. E in queste ore è anche difficile, ad esempio, affrontare con il giusto sguardo critico la protesta del Movimento di Felice Floris. Chi mette in discussione le loro argomentazioni e il loro modo di portare avanti la protesta, sembra che non voglia portar loro la giusta e doverosa solidarietà.

C’è aria di oltranzismo oggi in Sardegna, insieme ad una strana voglia di menare le mani, di portare il conflitto alle estreme conseguenze perché non si ha più fiducia nella mediazione della politica. Tutti invocano tutto e subito, molti non temono più lo scontro frontale contro lo Stato, ritenuto qui in Sardegna (e a ragione), inadempiente.

Ma lo Stato è inadempiente ovunque, e le cronache che ci arrivano dalla Campania stanno a dimostrarlo. Non è solamente alzando la voce e il livello dello scontro che le proteste sarde otterranno dei significativi risultati. Se chi manifesta viene lasciato da solo davanti allo Stato, alla fine non possono che arrivare i manganelli.

Oggi rabbia e ragione sono si fanno la guerra, come se l’una dovesse necessariamente escludere l’altra, senza capire che, paradossalmente, i pastori e Cappellacci sono costretti ad allearsi se vogliono affrontare seriamente i problemi delle campagne.

Se tutta questa rabbia che c’è oggi in Sardegna non viene trasformata in azione politica si sa già cosa rischia di succedere: non la guerriglia di via Roma ma quella di Terzigno.

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Posted in: Politica, Sardegna