Di chi è la colpa della crisi? Di chi ha votato Pdl? Ma per me truffato e truffatore pari non sono

Posted on 26 ottobre 2010

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È tempo di giudizi universali, di rese dei conti, di “diciamo la verità!”, ed è tempo soprattutto di “diciamo le cose come stanno!”. Per questo mi piace molto, durante le discussioni fra amici o al bar, il momento in cui si arriva all’individuazione delle “responsabilità ultime”. È più forte di noi, non possiamo privarci della soddisfazione di addossare la colpa a qualcuno. E mi colpisce molto notare che poi, alla fine, ragioniamo tutti allo stesso modo, con le stesse logiche, gli stessi schemi mentali e arriviamo, in definitiva, tutti alle stesse conclusioni.

E dunque la colpa di chi è? A pagu, con calma e non spingete.

In Sardegna dunque, da un anno e mezzo, la frase conclusiva rivolta al gruppo sociale colpito da una crisi e che si permette di protestare (pastori, cassintegrati, perfino insegnanti precari) è più o meno sempre la stessa: “Peggio per voi/loro che avete votato Cappellacci!”.

È una frase ad effetto che non può che generare consensi immediati. Ne prova un godimento anche chi non ha votato Cappellacci o il centrodestra in generale, che così soddisfa la sua voglia sadomasochistica di soffrire a tutti i costi e di espiare un po’ di colpa che comunque ha. E in ogni caso, la frase mette fine a discussioni interminabili sul prezzo del latte, su quello dell’alluminio sul mercato internazionale, sul ciclo cloro soda, tutti temi che non sempre vengono trattati da esperti del settore e che, alla lunga, piganta a conca.

L’affermazione in oggetto viene spacciata ovunque: la usano i fanatici di Facebook così come celebrati commentatori della realtà isolana. In realtà, dire “Peggio per voi che avete votato Cappellacci” pulisce la coscienza ma non risolve nulla, anzi. Se è possibile, incasina ancora di più le menti, già vacillanti per via di informazioni tanto tambureggianti quanto incerte.

Facciamo esempi pratici.

La frase non vuol dire nulla intanto perché il voto è sempre segreto e noi non possiamo con certezza affermare che, ad esempio, tutti i lavoratori dell’Eurallumina abbiano votato Cappellacci.

Inoltre, se pure i lavoratori dell’Eurallumina avessero votato in blocco Cappellacci, lo hanno fatto perché si sono fidati delle sue promesse di risolvere con una semplice telefonata la vertenza (e nello stato di disperazione in cui si trovavano, sfido chi non avrebbe dato fiducia a chi prometteva una soluzione rapida, vittoriosa e definitiva mentre altri non promettevano nulla: tra il nulla e una promessa, il disperato sceglie per forza la promessa). Ergo, i nostri lavoratori dell’Eurallumina, accusati di essersela cercata votando Cappellacci, in realtà sono stati truffati.

Quindi, davanti a decine, centinaia, migliaia di persone che sono state truffate noi diciamo: “Peggio per voi che ve la siete cercata!”. Non mi sembra una cosa carina, non si infierisce su di una vittima.

Oggi invece equipariamo il fottuto al fottitore, con il risultato che il fottitore se ne fotte allegramente delle sue responsabilità perché noi intanto ci stiamo accanendo con astio con chi invece è stato fottuto. Insomma, in prima battuta pagano i più deboli e i furbi la fanno franca.

Lo stesso sta avvenendo nel grande scenario nazionale. Il problema della Fiat sono i lavoratori della Fiat, il problema della scuola sono i docenti precari, il problema della cultura sono gli operatori culturali… (l’equazione è facile, potete continuare all’infinito). Lo sport nazionale di questo periodo è spostare le responsabilità dai truffatori ai truffati.

Ma chi mette in giro slogan così? Non lo so. Però una classe dirigente di centrosinistra che non ha offerto una concreta alternativa alle suggestioni berlusconiane e che si sente frustrata dai suoi insuccessi continua ad alimentare la logica del “peggio per voi che…”. 

Ripartire equamente le responsabilità del disastro non vuol dire dividerle “alla romana” tra chi vota e chi viene eletto, la politica non è una serata in pizzeria. Perché nessuno ha votato Berlusconi o Cappellacci perché facessero andare male le cose. In tanti in buona fede li hanno votati per risolvere i problemi, problemi che invece stanno degenerando.

Mi rendo conto che il mio ragionamento rischia di essere approssimativo e lascia aperte molte questioni, ma pure ne apre anche altre che mi riprometto di affrontare (quando, ad esempio si parla di federalismo fiscale, si addossa ad esempio ai meridionali la colpa di aver votato una classe dirigente incapace; peccato che quella nostra classe dirigente ci sia imposta da Roma o da Milano). 

Basta, mi seu arrosciu. Avviso finale a tutti coloro che dicono “Peggio per voi che avete votato Cappellacci”: non facciamo pagare agli elettori le colpe degli eletti. Se pensate che le cose ora in Sardegna vadano male, la colpa non è dei sardi ma soprattutto di Cappellacci. A ciascuno il suo. Poi chi ha votato Cappellacci e ora si lamenta, quando ci saranno nuove elezioni non dovrà far finta di niente! E diciamola questa verità una volta per tutte! Diciamo le cose come stanno! Il conto, grazie.

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Posted in: Politica, Sardegna