L’involuzione di Felice Floris: da cobas delle campagne a capopopolo demagogo. E il Pd sta a guardare…

Posted on 27 ottobre 2010

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“Mercoledì 3 novembre manifesteremo a Cagliari e saranno gli eventi a decidere del nostro destino”. Chissà se Felice Floris si rende conto della portata eversiva di una frase come questa, pronunciata al termine di cinque ore di infruttuosa trattativa con la Regione. Una frase eversiva e inquietante, soprattutto dopo gli scontri avvenuti in via Roma la settimana scorsa.

La situazione ora rischia di essere veramente incontrollabile. In una intervista rilasciata questo pomeriggio a Radio Press, Floris ha assunto toni del capopopolo indipendentista, reclamando la restituzione alla Sardegna di fondi per un miliardo e mezzo e ricordando come il Governo avesse pagato le multe agli allevatori padani. Argomenti che possono fare presa su un’opinione pubblica esasperata dalla pochezza della giunta Cappellacci, ma che di fatto non spostano di una virgola la questione: pretendere di pagare 15 mila euro ad ogni azienda è una follia e bene ha fatto Cappellacci a bollare la richiesta come “irricevibile”.

Ma ormai la condizione dei pastori è solo un pretesto e temo che la lettura fatta qualche giorno fa da Paolo Maninchedda (e che io avevo ritenuto in cuor mio eccessiva), sia in realtà estremamente valida. Scriveva infatti, lo scorso 22 ottobre, il consigliere regionale sardista e presidente della Commissione Bilancio:

“E’ lecito credere che l’obiettivo del Movimento Pastori Sardi sia un altro. Quando un movimento sindacale rinuncia ai propri obiettivi sindacali e anzi impedisce l’attività dell’unico organo che è in grado di soddisfarli almeno in parte, allora dichiara implicitamente che la sua piattaforma sindacale era un pretesto per una strategia politica anti-istituzionale, una strategia di destabilizzazione, una strategia antagonista e sostanzialmente rivoluzionaria. Questo spiega perché intorno al Movimento dei Pastori sardi si sta coagulando tutto il mondo dell’eversione sarda, il quale non si sbaglia a riconoscere nell’azione dei dirigenti del Movimento le caratteristiche di un disegno politico piuttosto che di una strategia sindacale. Il disegno politico sembra essere quello della spallata istituzionale, quindi non più rivendicazioni su terra, latte, carne e reddito, ma destabilizzazione e potere. Per fare cosa? Questo si vedrà dopo, come dicono sempre i capi rivoluzionari”.

Alla luce di quanto avvenuto a Villa Devoto, è probabile ipotizzare che in realtà che Floris volesse lo scontro a tutti i costi. L’occupazione del Consiglio non ha portato a nulla e le promesse fatte al suo popolo erano troppo impegnative. Così quando Cappellacci ha proposto di dare ad ogni azienda 2500 euro subito e 5000 entro Pasqua prossima, Floris ha lasciato il tavolo urlando che si trattava di una “elemosina”. Ma se invece dei 7500 euro messi sul tavolo fossero arrivati i tanti agognati 15 mila, cosa sarebbe stata quella se non una “enorme elemosina”? Ma forse è proprio vero che ormai questa lotta con la condizione di crisi delle campagne sarde c’entra poco.

Il capopopolo Floris stuzzica gli istinti indipendentisti diffusi oggi nella società sarda. Ma gli indipendentisti, quelli veri, finora non lo hanno appoggiato. L’Mps finora non ha avuto la benedizione di Irs, né dei sardisti, né mi risultano prese di posizione esplicite di Sardigna Natzione, mentre i Rossomori sono spaccati (Muledda e la Zuncheddu sono su posizioni diametralmente opposte, con la consigliera regionale che appoggia in maniera incondizionata l’Mps).

A fare da sponda a Floris oggi ci ha pensato Adriano Salis dell’Italia dei Valori che ha affermato che “i soldi ci sono”. No comment.

In ogni caso, mercoledì prossimo a Cagliari ci sarà una nuova manifestazione dei pastori. E Floris cosa crede di ottenere? Cosa pensa di fare? Di prendere d’assedio nuovamente il Consiglio regionale? Di occupare qualche sede istituzionale? Non lo sa che Cagliari sarà completamente militarizzata? Cosa pensa di sentirsi dire che non gli è già stato detto? Come eviterà il rischio di scontri? Come terrà a bada i suoi? Come pensa di tenere lontano dalla manifestazione tutti i gruppuscoli della galassia anarcoide?

Non c’è qualcuno nel Pd o nel centrosinistra che teme la pericolosa inconsistenza di questa manifestazione di piazza e che vuole chiedere al Movimento di cercare altre strade per continuare la sua lotta? O forse il Pd spera irresponsabilmente che Floris, coagulando attorno a sé le più esplosive vertenze sarde, faccia ciò che l’opposizione non è riuscita a fare, cioè dare la spallata finale ad una Giunta in grave crisi?

Ma la Sardegna è una polveriera. Avallare, con un pericoloso silenzio, la manifestazione di mercoledì prossimo, sarebbe un atto di irresponsabilità politica senza precedenti. La settimana scorsa solo per un caso in via Roma non c’è scappato il morto. Ma troppi esponenti dell’opposizione di centrosinistra oggi fanno finta di non ricordarselo.

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Posted in: Politica, Sardegna