Parla un giovane commercialista: “Tra massoneria, politica e nepotismo, ecco come a Cagliari lavorano sempre i figli di…”

Posted on 17 novembre 2010

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I giornalisti sono mediatori, raccontano la realtà attraverso la loro sensibilità e la loro professionalità. C’è un momento però in cui la “presa diretta” è più efficace. Per questo anche oggi vi propongo la testimonianza di un lettore del blog, un giovane commercialista che ci racconta dall’interno cosa succede nel magico mondo cagliaritano della sua professione. Chiede di mantenere l’anonimato, e lo capisco.
Piccola annotazione a margine: ma quanto è corrotta la nostra città? Ce ne rendiamo conto?

Ciao Vito,
ti considero un professionista serio, una bella mente pensante indipendente, uno estraneo ai giochi della politica cagliaritana. Gli articoli che pubblichi sul blog ne sono una conferma, non è da tutti scrivere su Cagliari e sui cagliaritani come stai facendo tu molto coraggiosamente.

Premetto subito che la mia è una mail di sfogo, la classica mail che solitamente mandi ad un amico che sai che con te condivide determinati ragionamenti e ti da supporto per continuare a vivere senza abbandonare la tua visione della vita e senza mai cedere alle “avances” di chi ti vuole un po’ più accondiscendente e complice.

Io sono un dottore commercialista, la mia storia è una tra tante, ma purtroppo dei liberi professionisti “figli di operai” non si parla mai, perché per l’opinione pubblica siamo dei fortunati in ogni caso. Dopo la laurea ho fatto il mio percorso di “praticantato triennale gratuito” presso uno studio professionale cagliaritano, schifato sin dagli esordi nel “magico mondo” della lobby professionale ho sempre cercato di ampliare la mia scelta per non autocondannarmi come eterno servo del tutor di studio, prima andando a lavorare in continente, poi frequentando un master, poi lavorando un anno all’estero, infine sono rientrato in Sardegna perché ho passato l’esame di Stato e mi son detto “o apro lo studio ora o non torno mai più”.

Ma da quando sono rientrato ho rivisto tutto come l’avevo lasciato: è un mondo chiuso Vito, il mio è un urlo disperato di una persona conscia del fatto che verrà continuamente schiacciato da altri giovani rampanti che a differenza mia non sono di sinistra e non provengono da una famiglia qualsiasi che non ha nulla da offrire nel mercato degli “scambi massonici tra famiglie per bene”.

Arrivavo dall’esperienza estera dove tutto è in fermento tra i giovani, dove quando avevi una iniziativa nessuno te la distruggeva a priori e dove soprattutto non esistevano i canali obbligatori politici, e se esistevano erano pochi e meno opprimenti. Per cui mi ero riproposto di iniziare l’avventura concependo la professione in una nuova maniera, più trasparente, più europea. Purtroppo mi rendo conto che voglio essere concorrenziale per un mondo che non rispetta le regole della libera concorrenza, è un oligopolio che funziona perfettamente.

Sapevo che le famiglie storiche a Cagliari avrebbero pesato nella professione, ma ingenuamente pensavo che avrei potuto fare la professione senza entrarci a contatto, ognuno nel suo, io nel mio piccolo orticello dormendo sonni tranquilli, loro nel loro grande impero non dormendo la notte (forse). Ma non è così.

1) Mando costantemente le candidature come revisore contabile negli enti locali a vuoto, non rispondono e il consiglio comunale ti nomina solo se hai uno sponsor politico. Le nomine sono fatte dai consigli comunali, non c’è alcuna selezione, tutto sui nomi che vengono presentati a seconda della maggioranza presente. E tu lì a spendere cinque euro a raccomandata solo per la coscienza, sapendo già di non esser preso!

2) Mi sono candidato in Tribunale come curatore fallimentare ma è il giudice che decide e se guardi bene chi prende gli incarichi sono sempre i soliti. Il giudice mi ha chiesto dove avevo lavorato sino a quel momento, due domandine e via il mio CV e il mio biglietto da visita messo insieme agli altri nel mazzo. Nulla, mai chiamato. E settimanalmente vedo sul sito che colleghi giovani conosciuti in città continuano ad esser nominati. Uno, due, tre, dieci fallimenti tutti dati alla stessa persona perché figlio di questo, perché figlio dell’amico del Tennis Club, perché discendente da un’antica famiglia di professionisti. Un giorno un collega mi ha detto: “Devi avere un cognome importante che ti presenti, così il giudice XXX ha la garanzia che vieni da uno studio professionale con una storia solida e puoi occuparti di certe procedure delicate”.

3) Gli incarichi di collaborazione con gli enti sono ancora più esilaranti, si svolgono così: prima il dipendente comunale fa una telefonata allo studio prestigioso di turno, poi, una volta scelto il candidato consigliato dal dominus dello studio prestigioso, avviano una falsa selezione pubblica. Mi è capitato già decine di volte di fare selezioni per commercialisti e poi a posteriori di incontrare colleghi che allegramente mi hanno spiegato il motivo per cui sono entrati loro al posto mio.

E via avanti così, queste non sono sfighe capitatemi, è la base del funzionamento degli incarichi nella mia categoria.

Ti scrivo questa mail Vito perché sono fresco di un convegno dell’Ordine, e ogni volta che vado ad un convegno dell’Ordine ne esco a testa bassa e con le ossa rotte. C’è sempre più una visione unica, un “mors tua vita mea” generalizzato, un “si salvi chi può” che porta i miei colleghi giovani a giustificare certe cattive abitudini clientelari solo “perché funziona così”, “perché prima o poi danno qualcosa anche a noi”, parole di ieri.

Ieri mi dicevano anche “devi cambiare”, “sei troppo rigido”, “devi cominciare a votare a destra il partito giusto se vuoi raccogliere i frutti della tua professione” o peggio ancora ieri un collega mio coetaneo mi ha fatto un discorso mafioso di questo tipo: “Vedi, è giusto che ci sia una grande famiglia composta dagli studi più importanti della città che prende tutti i lavori pubblici, perché stai tranquillo che se vedono in te una linearità di pensiero prima o poi qualcosa te la girano in subappalto”. Una “linearità di pensiero” Vito, parole che suonano chiare, parole mafiose, massoniche.

Mi faccio il culo ogni giorno per portare avanti questo nuovo progetto della libera professione, ma in giornate come quella di ieri torno a casa con le mani in testa e gli occhi lucidi.

Ogni volta che mi chiudo nel mio studiolo per lavorare a testa bassa alle mie piccole contabilità sto bene, poi appena rivedo il mondo ai convegni riprendo contatto con la realtà delle cose, mi convinco che il sistema è così e la gente come me è fuori dal sistema. Provo un blocco, non riesco più a ragionare, a sognare, a vedere oltre, è una cosa strana e veramente deprimente, è come se il sogno svanisse, come se il sistema della lobby della mia professione mi dicesse “il sistema siamo noi, tu sei uno che è arrivato a fare la nostra stessa professione casualmente, sei comunque sempre figlio di uno che si alzava alle 5 del mattino per andare a lavorare in fabbrica, non sei di certo dei nostri”.

E nei momenti di merda penso “che cazzo vado avanti a fare con i progetti e l’idea di poter fare questo lavoro in maniera pulita, è meglio se ti arrendi e lasci scorrere le cose così come sono”.

Mi piacerebbe che qualcuno parlasse nei media della realtà dei giovani commercialisti come me, come le centinaia di avvocati che a Cagliari si fanno la guerra per 500 euro al mese, gente che difficilmente racimola uno stipendio da call center facendo una professione teoricamente più nobile. Vorrei che la mia sinistra si occupasse anche di noi, che i giornalisti cominciassero a vedere che qualcosa non va anche nelle professioni, che quantomeno qualcuno lo dica che non siamo affatto dei privilegiati!

Vorrei che qualcuno vedesse che roba è l’esame di Stato che “di Stato non ha nulla” visto che decidono le percentuali di ammissione gli ordini professionali in base al numero degli iscritti, che mi spiegassero perché gli allievi di XXX nel 2008 sapevano i titoli delle buste in anticipo, perché le comunicazioni ufficiali delle Commissioni sono arrivate via fax nella stanza di un famoso collega massone prima ancora di esser rese pubbliche, perché perché e decine di altri perché di un mondo di porci che popola la mia professione di dottore commercialista.

Scusami per questo piccolo sfogo Vito, ma non è un caso se l’ho indirizzato a te, perché so che sei sensibile a determinati temi e che vivi anche tu la tua difficile libera professione.

Buon lavoro Vito e continua a scrivere libero…sempre!

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Posted in: Cagliari, Sardegna