Buone notizie: l’Italia è allo sbando. Facciamo un elenco dei nuovi valori comuni che ci serviranno per ricostruire il Paese

Posted on 19 novembre 2010

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Pochi giorni all’estero e si sente che l’aria è diversa. Anche in Spagna c’è la crisi economica, sicuramente più dura di quella che stiamo attraversando noi, ma la gente mantiene comunque, se non un ottimismo di fondo, almeno una nota di speranza. La crisi non impedisce loro di essere felici. E gli italiani che vivono a Madrid non ci pensano nemmeno di tornare in Italia, tantomeno in Sardegna. In Spagna, pur fra mille difficoltà, hanno i loro punti di riferimento a cui non vogliono più rinunciare: una pubblica amministrazione più seria, uno Stato veramente laico, l’impressione che ci siano degli obiettivi condivisi da raggiungere.

L’Italia invece è un paese smarrito. Si ha la sensazione di un crollo imminente. Siamo sconcertati dalle contraddizioni della nostra classe dirigente, niente è come sembra. Non si sa più non solo a cosa credere, ma nemmeno a chi credere. Si gioca a delegittimare tutto e tutti. Non si intuisce nemmeno quale sarà il punto di caduta di questa lunga crisi. Se il termine non fosse stato svuotato di senso così come è avvenuto sistematicamente dal ’94 in poi, dovremmo parlare di “crisi di valori”.

Non sappiamo neanche più come raccontare quello che vediamo, ci hanno perfino cambiato le parole. Le prostitute sono diventate escort, le orge con minorenni sono feste private. Non ci si vergogna più di nulla, non c’è freno alla mancanza di ritegno, ogni autorità morale che avrebbe dovuto sanzionare comportamenti sbagliati ha abdicato al suo ruolo. Si invoca l’intervento della magistratura in ogni situazione, ma neanche questo serve perché anche la legalità viene continuamente calpestata.

Però un ciclo si sta chiudendo ed è il momento di guardare al futuro. Se siamo in una crisi di valori, allora è di valori che dobbiamo parlare.

Il fatto che Bersani e Fini dicano essenzialmente le stesse cose apre a diverse considerazioni, non necessariamente negative.

La prima è che il berlusconismo è un’anomalia che non può essere ricompresa nella classica divisione destra/sinistra. Il berlusconismo è un mostro, che rischia però di modificare anche i valori di altri schieramenti. Non voglio dire che il berlusconismo sia una parentesi nella storia italiana, ma che sia altro da ciò che vorrei che ci fosse in futuro. Se l’obiettivo è liberarsi del berlusconismo, è un bene che Fini e Bersani dicano più o meno le stesse cose.

La seconda è che finalmente si parla di valori comuni e trasversali. Scrive Antonello Gregorini sul suo blog del Forum Civico: “Se sono disposto a rinunciare a una parte, anche significativa del cosiddetto “mio”, a favore del benessere dei meno abbienti, sono di sinistra? Se ho fiducia nella capacità degli italiani (e dei sardi) di sacrificarsi, lavorare onestamente e pensare al futuro dei figli, essere solidali e generosi; sono di destra?”. E’ solo un esempio, ma è chiaro che, per continuare, il tema della meritocrazia non può essere irresponsabilmente lasciato alla destra (che, tra l’altro, è tutto tranne che meritocratica) e l’ambientalismo non è e non può essere soltanto di sinistra (che è sempre meno ambientalista…).

La terza considerazione è che se destra e sinistra iniziano a condividere una serie di valori, finalmente può emergere meglio la qualità delle persone che i partiti indicano per gestire la cosa pubblica. Quante volte ci è capitato di oesservare che il candidato scelto dallo schieramento a noi avverso (per dirla alla Veltroni) era più capace di quello che avrebbe dovuto rappresentarci? Ogni tanto è capitato.

Ma questo ragionamento ha anche il rovescio della medaglia. I partiti perdono la loro credibilità a livello locale. Bersani può anche convincermi, ma se poi in città il livello della dirigenza del Pd è scadente, se la sinistra vendoliana fatica a liberarsi di Cogodi & c., se Fini si affida in Sardegna ad Ignazio Artizzu (veramente folgorato sulla via di Damasco, non c’è che dire…), dove vanno a finire le belle parole? Ecco, direi che tra i valori da riproporre ci sia quello della testimonianza: non mi basta che un politico stia “dalla parte giusta”, deve anche essere coerente con ciò che dice.

Basta, salto il fosso e mi rendo ridicolo: dobbiamo fare un elenco di valori sui quali basare la nuova Italia che verrà. Ne propongo uno al volo, con voci in ordine sparso.

Basta con le delegittimazioni: valutiamo le persone per quello che dicono e che fanno, senza usare strumentalmente i loro errori passati, o sminuendo la loro rappresentatività.

Basta con l’autorità: valutiamo le persone per quello che dicono e fanno, senza usare strumentalmente i loro successi passati, o esagerando la loro rappresentatività.

Basta con la malafede: ci si deve confrontare con tutti ma non con chi usa evidentemente argomentazioni false. La malafede e la menzogna sono il cancro che sta rovinando l’Italia.

Non avere paura di criticare chi sta dalla “nostra parte” per non essere accusati di fare il gioco del nemico.

Asciugare il linguaggio dalle trappole retoriche, dalle esagerazioni.

Prendersi qualche rischio. Educhiamoci al coraggio e non alla paura.

Ripartiamo dalla legalità, nelle piccole come nelle grandi cose.

Pretendere coerenza e senso di responsabilità alla classe dirigente.

Dare spazio ai giovani, consentendo loro di sbagliare e dunque di crescere.

Varie ed eventuali.

Banalità? Probabilmente. Ma in questo scenario pieno di macerie da qualche parte bisognerà pur ricominciare. Si attendono suggerimenti (l’elenco è lungo).

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Posted in: Politica