Comunali a Cagliari: poteri forti, politica debole. C’è qualcuno nel centrosinistra che può e vuole contrapporsi a Sergio Zuncheddu?

Posted on 24 novembre 2010

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Circa trecento persone hanno manifestato stamattina di fronte al Liceo Siotto di Cagliari per salvare l’area verde dalla rotonda, voluta e pagata dall’Immobiliare Europea di Sergio Zuncheddu con il via libera incondizionato del Comune. C’erano tantissimi studenti (era ora!), gli ambientalisti, gli abitanti del quartiere, e si è visto perfino il Pd che ha volantinato con il segretario del circolo Rinascita, Pierandrea Costa.

Che dire? La rotonda è poca cosa davanti agli scempi passati e futuri, però è il simbolo di una battaglia che va combattuta qui ed ora: la battaglia contro i cosiddetti “poteri forti”.

Tutti li evocano, tutti li temono ma nessuno li nomina (e dunque li affronta) mai veramente.

Allora io mi chiedo: visto che il prossimo anno in città si voterà per le Comunali, c’è qualcuno nel centrosinistra (il centrodestra non lo prendo nemmeno in considerazione, visto quanto è successo in questi anni) che innanzitutto può e poi vuole contrapporsi al costruttore ed editore dell’Unione Sarda, di Videolina e di Radiolina, Sergio Zuncheddu?

Sia chiaro: io credo nell’iniziativa privata, credo nella possibilità degli imprenditori, di concerto con le amministrazioni, di perseguire il loro profitto rendendo anche un servizio alla collettività. Io non contesto a Zuncheddu di fare i suoi interessi, contesto alla politica di consentirgli di agire nell’ombra e di non esporsi pubblicamente. Perché il problema non sono i poteri forti: il problema è la politica debole.

Non voglio quindi demonizzare nessuno. Cualbu il Terribile, il “cementificatore di Tuvixeddu”, con il T-Hotel ha sicuramente migliorato la città, segno che non ci sono imprenditori cattivi ma affari sbagliati. Cualbu però si è esposto: ha fatto conferenze stampa, si è lasciato intervistare, tutti i giornalisti sanno come arrivare a lui, ha un addetto stampa. Zuncheddu dov’è? Che faccia ha? In rete girano appena due sue immagini, peraltro anche vecchie…

In più, Zuncheddu finora cosa ha fatto? Case rispettose dell’ambiente? Un’informazione di qualità? L’editore-costruttore sembra invece soprattutto voler esercitare un fortissimo potere sulla politica: il caso della rotonda è solo il più emblematico e, se vogliamo, il meno clamoroso. Ma anche il più visibile (e per questo bisogna approfittarne).

Poteri forti, politica debole. Il potere di Zuncheddu ora a Cagliari e in Sardegna non trova un contrappeso sufficiente.

Non lo trova innanzitutto nella stampa. L’Unione Sarda e Videolina hanno a Cagliari una posizione straordinariamente dominante. Ma quanti soldi ha dato, ad esempio, negli ultimi dieci anni l’amministrazione comunale al gruppo di viale Regina Elena tra pubblicità e sponsorizzazioni? Mi piacerebbe saperlo. La Nuova Sardegna non tace davanti agli affari di Zuncheddu ma il suo peso in città è modesto. Rai Regione mette il silenziatore per statuto, figuriamoci su Zuncheddu. Il Sardegna era una spina nel fianco, aveva fatto saltare l’affare della vendita alla Regione degli appartamenti nelle Torri di Santa Gilla. Ma Il Sardegna adesso non c’è più… Tutte le altre testate, sia detto senza falsa modestia, valgono lo zero virgola.

Se la stampa nel suo complesso non si contrappone a Zuncheddu, che dire della politica? Il fatto che il Pd si sia fatto sponsorizzare dal Gruppo Unione Sarda la recente festa nazionale al Bastione la dice lunga. Perché la linea nel Pd è: “A Cagliari non si vince avendo contro Zuncheddu”. Mi permetto di obiettare che non si vince soprattutto avendo il costruttore-editore a favore, perché a quel punto tra centrodestra e centrosinistra le differenze sarebbero veramente irrilevanti.

Paradossalmente, questa linea è avallata anche dal politico che più di tutti è stato danneggiato da Zuncheddu: Renato Soru. In che modo? Dichiarando continuamente che la sconfitta alle ultime regionali è stata determinata dall’ostilità di quel gruppo editoriale, Soru e i suoi accoliti affermano implicitamente che senza l’appoggio di quel giornale e di quella tv non si possono vincere le elezioni. Argomento infondato se si è in buona fede (Soru nel 2004 aveva Zuncheddu contro eppure vinse lo stesso), furbo se si cerca un alibi per non contrapporsi all’uomo di Burcei.

Zuncheddu, Zuncheddu, Zuncheddu! Sempre con ‘sto Zuncheddu! Ma cosa vi avrà fatto di male?”. Diciamo che è il simbolo più evidente di una imprenditoria locale che cerca sponde poco trasparenti nella politica. Affrontare lui vuol dire mandare un messaggio a tutti, e il messaggio è: “La politica e le istituzioni parlano con tutti ma non prendono ordini da nessuno”.

Quindi, ribadisco: c’è qualcuno nel centrosinistra che, da candidato sindaco di Cagliari, è innanzitutto nelle condizioni e poi vuole costringere Zuncheddu a scendere a patti? C’è qualcuno che può parlare pubblicamente di lui? Che non si limiti a fare discorsi generici sugli “imprenditori” ma che abbia il coraggio di chiamarlo per nome e cognome? Che abbia il coraggio dei ragazzi del Siotto, che nella manifestazione di stamattina hanno detto “Siamo a favore degli alberi perché non ci chiamiamo Sergio Zuncheddu”? C’è qualcuno nel centrosinistra che può farlo?

Trovare un candidato in grado di contrapporsi a Zuncheddu vuol dire anche evitare il rischio paventato oggi dalla sempre straordinaria Barbara Spinelli su Repubblica (questo è il link: http://www.repubblica.it/politica/2010/11/24/news/spinelli_osceno_normalizzato-9439047/?ref=HRER3-1), cioè quello di sezionale una classe dirigente ricattabile. La Spinelli cita un articolo di Giuliano Ferrara del 2002: “Il punto fondamentale non è che tu devi essere capace di ricattare, è che tu devi essere ricattabile (…) Per fare politica devi stare dentro un sistema che ti accetta perché sei disponibile a fare fronte, a essere compartecipe di un meccanismo comunitario e associativo attraverso cui si selezionano le classi dirigenti”.

Siamo sicuri che il centrosinistra a Cagliari voglia essere non ricattabile da Sergio Zuncheddu? Sapete come la penso.

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