I tormenti di Irs: per Sale è “troppo chic”. Ma la domanda è: che vuol fare il partito indipendentista dei voti che chiede ai sardi?

Posted on 6 dicembre 2010

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“Irs è un partito troppo chic”. Lo dice Gavino Sale, intervistato dalla Nuova Sardegna di domenica (ecco il link). Parole pesanti, pronunciate da chi Irs lo ha fondato e che ora minaccia una scissione. Ho come l’impressione che dietro la facciata delle dichiarazioni ci siano questioni personali irrisolte e irrisolvibili, uno scontro per la leadership che difficilmente si concluderà con una composizione.

Molte cose dette da Sale sono vere: “Irs è cambiato”. E infatti da soggetto secondario nella scena politica sarda è riuscito a ritagliarsi, soprattutto nelle ultime amministrative, un ruolo di rilievo, eleggendo diversi consiglieri provinciali e perfino un sindaco (a Perfugas).

Su di chi sia il merito di questa crescita il dibattito è aperto: Sale rivendica la giustezza di una scelta che parte da lontano, Sedda e Demuru evidentemente pongono l’accento sulle svolte attuate negli ultimi anni.

Quella di Irs mi è sembrata anche una rivoluzione estetica: da partito delle campagne a partito anche delle città. A Cagliari Irs ha aperto la sua sede nazionale e nel capoluogo per la prima volta quest’estate ha tenuto la sua festa nazionale. Forse è anche per questo che Sale dice che dentro Irs ora “si fa troppo salotto”.

Così come non è piaciuta l’assenza dei militanti dalla protesta dei pastori. Ricordo bene un intervento di Sedda e Demuru sulla Nuova Sardegna in cui, sostanzialmente, prendevano le distanze dalla protesta di Floris e richiamavano la necessità di interventi strutturali.

Sale dice: “Eravamo un movimento, ci stiamo trasformando in un partito”. E’ un bene? E’ un male? Qual è la forma organizzativa migliore per gestire un consenso sempre crescente? Oppure avere più voti è solo un problema e allora è meglio restare pochi ed essere minoranza per sempre?

Irs risolverà i suoi problemi interni e la vita andrà avanti. Movimento o partito, cosa vuol fare Irs dei suoi voti? Quando inizierà ad avere una politica di alleanze? O continuerà a restare nel rassicurante ghetto di chi non si mischia mai con gli altri? Starà sempre all’opposizione o per governare aspetterà di avere il 51 per cento dei consensi? Insomma: cosa farà Irs con i voti che raccoglie e raccoglierà sempre più? Serviranno a qualcosa o saranno inutili come quelli dati alle forze che, per scelta propria o altrui, non vogliono condividere con nessuno nemmeno un pezzo di strada?

Stare nel ghetto dorato dell’irresponsabilità di governo ad oltranza, questo sì che è veramente chic.

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Posted in: Politica, Sardegna