Il capolavoro del sindaco Floris: il Teatro Lirico di Cagliari è allo sbando e senza vertici (intanto il direttore amministrativo distrugge documenti…)

Posted on 8 dicembre 2010

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Dicono le cronache che ieri, mentre alla Scala il maestro Barenboim leggeva il suo toccante appello contro i tagli alla cultura, il direttore amministrativo dimissionario del Teatro Lirico di Cagliari, Vincenzo Caldo, si chiudeva nel suo ufficio in via Sant’Alenixedda per distruggere numerosi documenti. Caldo avrebbe anche cercato di portare via il computer che era stato suo ma sarebbe stato fermato dai sindacati, che nel frattempo avevano chiamato anche le forze dell’ordine (e chissà se si sono viste; e, se sì, cos’hanno visto).

Se confermate, queste notizie sarebbero di una gravità inaudita e certificherebbero lo stato di sfacelo in cui versa la Fondazione cagliaritana, che al momento si trova senza Sovrintendente, senza direttore artistico, senza direttore amministrativo, senza direttore del personale e senza i due consiglieri di amministrazione nominati dal Comune. La Fondazione ha invece ancora un presidente, Emilio Floris, sindaco di Cagliari: evidentemente il principale responsabile di questo sfascio.

Solo nelle ultime settimane infatti Floris si è reso conto che la gestione amministrativa era allo sbando. Strano: eppure erano anni che era ben noto il buco lasciato dal precedente sovrintendente, il “compagno” Mauro Meli. Una stagione di luci sfavillanti e ombre terribili la sua, finita dopo sette anni con 25 milioni di euro di debiti che il suo successore Maurizio Pietrantonio (che ieri ha rimesso il mandato) non ha saputo affrontare.

Sia chiaro però che le responsabilità non possono essere tutte addossate al maestro napoletano vicino ad An: ad avallare la sua gestione c’era infatti un consiglio di amministrazione. Volete i nomi?

A presiederlo è stato, per legge, il sindaco, cioè dal 2001 Emilio Floris. Il quale è stato bravissimo a mimetizzarsi, a scomparire e a far scomparire le proprie responsabilità (non è solo questo l’unico caso: si comportò forse da sindaco di Cagliari quando la Provincia distruggeva la spiaggia del Poetto? E lui dov’era?). Ora però il sindaco deve affrontare il problema, non può certo chiedere anche in questo caso alla onnipresente dirigente Ada Lai di fare le sue veci…

Insieme a Floris, nel cda ci sono attualmente due rappresentanti della Regione. Quello eletto dall’amministrazione Cappellacci è l’ottantatreenne notaio e notabile democristiano Felicetto Contu: no comment. Quello nominato dalla passata amministrazione di centrosinistra è l’imprenditore Gualtiero Cualbu.

Lo voglio dire una volta per tutte: ma cos’è passato nella testa di Renato Soru quando nominò Cualbu nel cda del Lirico? Non metto certo in discussione la qualità dell’imprenditore (che almeno i conti li sa fare), ma perché scegliere proprio colui con il quale poi la Regione è entrato in aperto e duro contrasto sul caso Tuvixeddu? Perché Soru ha scelto Cualbu? Mistero.

Nel consiglio d’amministrazione ci sono poi due rappresentanti del Ministero: uno è il consigliere comunale di Forza Italia Maurizio Porcelli, negli anni scorsi nel cda invece quale rappresentante del Comune (che ora i suoi rappresentanti li deve ancora scegliere).

Porcelli ha fatto della cultura il suo orticello politico (è anche da lunghissimo tempo presidente della relativa Commissione consiliare): controlla infatti direttamente la scuola Civica di Musica (che dal Comune prende la bellezza di mezzo milione di euro all’anno, uno scandalo) e indirettamente il centro culturale Villa Muscas in via Sant’Alenixedda. 

L’altro rappresentante del ministero è Oscar Serci, potentissimo direttore amministrativo del Casic (ora Cacip), chiamato dal sindaco per fare le pulci ai conti di Pietrantonio e Caldo. E così siamo ai giorni nostri.

Radio Teatro Lirico parla di amanti di politici assunte, sindacalisti in carriera, sprechi assurdi avallati da un cda incompetente. I politici invece denunciano le pressioni dei sindacati e le loro proteste ad orologeria, placate solo da promozioni e prebende.

Tutte voci, per carità. Ma non è un’invenzione che Angelo Vargiu sia direttore commerciale e del marketing del Teatro Lirico. Vargiu è stato per anni segretario territoriale della Cisl, poi assessore ai servizi sociali del Comune di Cagliari, poi ancora a capo della fantomatica agenzia di sviluppo comunale Ask, per poi essere parcheggiato a spese nostre a ricoprire un ruolo per il quale non credo abbia le competenze giuste.

Le competenze, appunto. Da dove ripartire?

Intanto c’è da programmare la stagione 2011 e serve un direttore artistico. Circolano nomi che mi vergogno anche solo a riferirvi tanto mi sembrano clamorosamente inadeguati. Modesta proposta: visto che bisogna fare in fretta altrimenti si rischia il commissariamento, perché non richiamare Biscardi? Il maestro è stato dimissionato dal sindaco con un’intervista all’Unione Sarda. Una sconfessione in piena regola che nessuno ha capito, visto che in questi anni in via Sant’Alenixedda non è certo mancata la qualità quanto una gestione amministrativa rigorosa. Perché il primo costretto alle dimissioni è stato invece Biscardi? Certo, avrà anche lui le sue belle responsabilità, ma se l’alternativa è affidarsi a giovani di primo pelo e con una credibilità tutta da costruire, allora è meglio affrontare il rischio di un ritorno dell’ex direttore artistico.

Poi per il cda c’è bisogno di competenze vere, di persone che conoscano la musica e che non prendano ordine dai partiti. Perché è la politica che sta distruggendo la lirica a Cagliari e in Italia, non certo solo operando tagli scriteriati ma mettendo nei posti di comando persone che siano indipendenti dalle pressioni. La paura è invece che si torni ai periodi bui degli anni Ottanta. E se in Sardegna noin c’è nessuno che può sembrare adeguato al compito, non ci si faccia scrupolo di chiamare “da fuori” le persone giuste. Chiamiamoli anche dall’estero i prossimi vertici e i futuri componenti del cda del Lirico, basta che siano preparati e non siano asserviti alle logiche della politica.

Poi servirebbe un’azione politica forte. Il sindaco Floris non è stato in grado né di opporsi al suo compagno di partito, il ministro Bondi, che ha tagliato il budget di due milioni e seicentomila euro, né ci risulta sia intervenuto presso la Regione che nella Finanziaria in via di approvazione ha disposto per il Teatro un taglio di un milione di euro! Floris concluderà il suo mandato fra cinque mesi, ma la crisi è adesso. E va affrontata in fretta, altrimenti il Lirico chiude ed è un disastro.

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