A Cagliari nuova celebrazione nostalgica del podestà Endrich. E allora io metto su Youtube il mio corto “Bella Ciao”! Eccolo!

Posted on 9 dicembre 2010

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Venerdì 10 dicembre alle 18 nel Sottopiano del Municipio di Cagliari (ingresso Largo Carlo Felice) verrà presentata la ristampa del libro di memorie dell’ex podestà di Cagliari Enrico Endrich, dal titolo “Cinquant’anni dopo”. All’incontro parteciperanno il sindaco Emilio Floris, Aldo Accardo (storico, docente universitario), Rafaele Corona (ex presidente della II sezione civile della Corte di Cassazione), Francesco Onnis (avvocato) e Giorgio Pellegrini (docente universitario, assessore alla cultura del Comune di Cagliari). Modererà l’ex sindaco e attuale senatore, Mariano Delogu.

Non solo: gli organizzatori ci informano che “per l’occasione sarà proiettato anche un filmato con l’intervento dello scrittore e giornalista Marcello Veneziani“.

Siccome non escludo che qualcuno farà riferimento al mio corto “Bella Ciao”, ho deciso a distanza di dieci anni di metterlo su Youtube. L’ho girato nel dicembre del 1999 e l’ho presentato nel marzo del 2000 alla prima edizione del concorso Cagliari in Corto, dove ha vinto il premio del pubblico.

Così scriveva l’Unione Sarda di domenica 26 marzo 2000:

“Si è aperta all’insegna della polemica tra il sindaco di Cagliari Mariano Delogu e larga parte del numeroso pubblico convenuto al Cineclub Namaste di via Ospedale. Il sindaco ha inaugurato la serata presentando il programma e prendendo posizione sul contenuto della terza opera proiettata, “Bella Ciao”, firmata da Vito Biolchini. Il film racconta in sei minuti una passeggiata per le vie di Cagliari tra le scritte sui muri che inneggiano al nazismo e al fascismo. I tre attori protagonisti, lo stesso regista e con lui Elio Turno Arthemalle e Monica Zuncheddu, raggiungono il Terrapieno davanti al cartello della piazza intitolata, dall’attuale amministrazione, all’avvocato Enrico Endrich, che è stato per dieci anni podestà di Cagliari. (…) Delogu ha sottolineato che Endrich non si sarebbe vergognato dell’appellativo “fascista”  e ha stigmatizzato il vandalismo di chi imbratta la ‘cosa pubblica’ con scritte offensive. Ma il cartello di Terrapieno oggi non presenta alcuna scritta: il regista ha provveduto a cancellare la scritta appena girata la scena. Il pubblico ha accolto con fischi e proteste l’intervento del sindaco, (incomprensibile per chi non aveva ancora visto il film) che rischia di condizionare il voto del pubblico. Stasera saranno assegnati i premi.

Il mio corto fu estromesso dal concorso dopo essere stato esaminato, in privato, dal sindaco Delogu. Lo racconta sempre l’Unione Sarda, nella successiva cronaca firmata da Antonello Zanda, pubblicata il 28 marzo 2000:

“Ad agitare delle acque di questo concorso ci hanno pensato gli organizzatori, non si sa con quanta consapevolezza. Perché le regole del gioco sono apparse poco trasparenti fin dall’inizio.  (…) A ciò si aggiunge l’autogol del sindaco in apertura, che ha visto “Bella Ciao” in anteprima riservata (perché?) e ha espresso opinioni sul corto già estromesso dal concorso ufficiale prima che il pubblico potesse vederlo. Eppure il direttore artistico del concorso, Enrica Anedda, ha proclamato l’intenzione apolitica del concorso. Così lanciato Bella Ciao ha stravinto, giustamente, il premio del pubblico con 122 voti, davanti a Chinotto e aKyrie Eleison di Bepi Vigna, altro film che avrebbe meritato maggiore attenzione. E anche durante le premiazioni i due presentatori, Marco Gargiulo e Maria Loi, hanno avuto un bel da fare per riprendere in mano le redini della serata, dopo che un intervento di Giorgio Pellegrini ha riscaldato gli animi dei presenti catalogando il film di Biolchini come uno ‘spot’ fazioso. Il giurato ha insistito ostinato, nonostante le proteste, per sottolineare che il nazismo e il fascismo sono argomenti delicati, da trattare in sedi più adeguate (l’Università). Ma il film di Biolchini forse non voleva essere un saggio e nessuno glielo ha detto prima. “Bella ciao”, ha detto il regista, vuole essere più semplicemente una provocazione, un invito a recuperare la memoria storica e ad evitare lo stereotipo buonista che vuole mostrare solo la Sardegna come la terra dei fenicotteri e del sole”.

Anche Gianni Olla, critico della Nuova Sardegna, raccontò quelle serate, senza  alcun timore nei confronti del sindaco (e lui era funzionario del Comune di Cagliari proprio del settore Cultura).

Il corto si avvale anche della bella voce di Eloisa Deriu. Le riprese sono mie e di mio fratello, Elio Biolchini. Girammo tutto in due pomeriggi (e si vede).

Detto questo, il volume di Endrich io l’ho letto (possiedo la prima edizione)  e ve lo consiglio vivamente. E’ un libro veramente modesto,  senza alcun valore storico ma solo memorialistico. Note dominate dal rancore e dalla rabbia, come se cinquant’anni non fossero bastati ad Endrich per metabolizzare ciò che è avvenuto gli anni tumultuosi che lui, da protagonista, ha vissuto.

L’ex podestà non parla infatti degli aspetti cruciali del fascismo ma si concentra sugli elementi marginali, senza mai, non dico rinnegare, ma neanche criticare il regime. Per Endrich tutto ciò che è avvenuto è stato necessitato dal comunismo, inutile aspettarsi pensieri più profondi. Alcuni passi lasciano poi sconcertati per la pochezza dell’analisi (e su questo mi riprometto di tornare nei prossimi giorni).

Poi ci sono le “inesattezze”. La più grave (che non ho dubbio alcuno che il professor Accardo vorrà smontare senza pietà) riguarda la ricostruzione dell’aggressione a Emilio Lussu nella sua casa di piazza Martiri a Cagliari. Per Endrich, il giovane Porrà si accingeva a issare “una bandiera” in uno dei balconi del deputato. E’ una versione dei fatti semplicemente vergognosa, smentita anche dai giudici fascisti che poi assolsero Lussu dall’accusa di omicidio e gli riconobbero non solo la legittima difesa ma ricostruirono quella folle sera, affermando in realtà che Porrà aveva in mano “un randello” e che le intenzioni dei fascisti in piazza Martiri non erano certo quelle descritte da Endrich. Gli atti del processo a Lussu li ritrovate nel bel libro di Salvatore Pirastu “A morte Lussu!”, edito nel 1995 dall’Anppia di Cagliari. E sorprende che l’avvocato Endrich, il principe del foro, a decenni di distanza da quei fatti, ancora avallasse una versione di comodo di quei vergognosi fatti.

Io vi consiglio di andare venerdì, di ascoltare e di leggere il libro. L’antifascismo è una cosa seria, è un valore che ancora oggi ha un senso e che deve essere praticato in maniera nuova. Per questo qualche mese fa mi sono iscritto all’Anpi, l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia. Se volete vi faccio la tessera.

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