Comunali a Cagliari: il centrosinistra verso le “primarie vetrina”. Sel affonda Olita e innalza Zedda. Cabras pronto al passo indietro. Il Pdl brancola nel buio. E Fantola va…

Posted on 21 dicembre 2010

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Grande è la confusione sotto il cielo cagliaritano. Perché, diciamoci la verità, se il Pd cittadino è uguale a quello che c’è in tutt’Italia (e lascio a voi la valutazione, nel bene e nel male), i partiti alleati sono invece molto peggio, ben al di sotto della media nazionale. Senza offesa per nessuno, ma soltanto tenendo conto di dati oggettivi, Sinistra e Libertà, Rifondazione e Italia dei Valori non stanno dando una grande prova, anzi; stanno di ingarbugliando tutto col rischio che il centrosinistra vada a delle disastrose primarie, senza un vincitore vero ma solo con tanti vinti.

Il guaio dove sta? Sta nel fatto che i partiti minori, dopo aver perso un sacco di tempo e aver sottovalutato le manovre del Pd per imporre Cabras, non hanno voluto trovare un candidato unitario da contrapporre al senatore di Sant’Antioco.

Sembrava che intorno al giornalista Rai Ottavio Olita ci potesse essere una convergenza quanto meno dei tre partiti comunisti, invece a sorpresa è stata proprio Sel, tirando fuori il nome in maniera impropria, ad affondare Olita. Perché lo ha fatto? Perché nel partito ha vinto la linea del consigliere regionale Luciano Uras, che con Cabras ha un rapporto di vecchia data.

Quando Sel si è accorta che Olita poteva essere l’uomo giusto, capace di raccogliere consensi non solo tra i partiti ma anche tra il mondo delle associazioni, lo ha fatto fuori, lo ha “bruciato”. Olita lo ha capito e dignitosamente si è chiamato fuori. (Se vi sorprendete di tanto cinismo non siete fatti per la politica e credete ancora in Cagliari Capitale del Mediterraneo).

Cos’ha bloccato allora l’oliatissima macchina del Pd che avrebbe portato gli alleati a genuflettersi davanti al senatore? Il granello di sabbia si chiama Filippo Petrucci. Un vero “signor Nessuno” (è detto con simpatia) che ha messo in difficoltà gli alleati, i quali hanno dovuto iniziare anche loro a pensare seriamente alle primarie.  E infatti il Pd ha dovuto concedere una proroga di dieci giorni al limite per la presentazione delle candidature, già fissato al 20 dicembre. Ed eccoci qua.

 Primarie sì, ma come? All’ultimo sangue o alla volemose bene? La seconda, evidentemente.

 Non a caso oggi i vendoliani hanno proposto il loro candidato, il consigliere regionale e comunale Massimo Zedda. Giovane, ma assolutamente uomo di partito, di nomenclatura.

Il messaggio è chiaro: i partiti alleati hanno preferito a delle primarie vere delle “primarie vetrina”. L’obiettivo non è quello di vincere ma di mettersi in mostra e contemporaneamente indebolire Cabras per poi spuntare qualcosa di più nella campagna elettorale vera.

Anche l’Italia dei Valori non si è sottratta a questa logica. Gli involuti comunicati della segreteria regionale dicono che il partito vuole distinguersi dal Pd, ma solo a parole. Infatti propone alle primarie il segretario cittadino, Giovanni Dore. Anche in questo caso un candidato di bandiera. Ma dov’è la società civile? Dov’è la volontà di trovare, insieme agli alleati, un candidato capace realmente di sfidare Cabras? Tutte parole, solo parole.

Per questo il senatore è preoccupato. Lui è sempre stato contro le primarie, e adesso lo è ancor di più. Perché qualunque risultato, raccolto contro candidati senza nessuna speranza di vincere, sarebbe oggettivamente deludente e in grado di indebolirlo anche oltre la fredda consistenza dei numeri.

Non a caso, gli uomini più fidati del senatore vanno in giro a dire che “Antonello non è candidato”. Come per dire: sarà candidato quando ci saranno le condizioni. Ed ora non ci sono.

I piccoli partiti alleati stanno dunque apparecchiando un bel disastro. Cosa accadrebbe infatti se Cabras si ritirasse? Quale candidato avrebbe il Pd? Che senso ha contrapporre a Cabras altri “politici”, anziché nomi in grado di essere veramente alternativi? E un Cabras indebolito a chi servirebbe? Vallo a capire.

Passiamo dal centrosinistra al centrodestra, ovvero da un disastro all’altro.

In casa Pdl regna lo sconcerto. Nessuno sa come uscire dalle sabbie mobili. I pochi punti fermi consegnano il partito ad uno stallo che sembra senza soluzione.

La prima certezza è che il leader dei Riformatori, Massimo Fantola, non sarà il candidato del Pdl. “Non possiamo permetterci il lusso di perdere Cagliari”, dicono tutti i berlusconiani. Una scelta pericolosa, perché apre ad una inedita (e rischiosissima) partita a tre.

Che fare allora? Delle primarie finte nei gazebo? E con quali candidati? Ada Lai? E’ troppo invisa all’interno del partito. Piergiorgio Massidda? Neanche lui sa cosa fare esattamente (anche se i suoi uomini sono già scatenati nei quartieri). Giuseppe Farris, lo sconfitto alle ultime Provinciali? E’ credibile? E Giorgio La Spisa? Si dimetterebbe da  assessore regionale al Bilancio per sfidare a Cagliari Massimo Fantola? E poi, come scegliere il candidato? Berlusconi ha la forza di imporre qualcuno? Nessuno lo sa.

E’ ovvio che le primarie non piacciono a nessuno. Non appartengono alla tradizione del partito e di fatto, sancirebbero l’inconsistenza della classe dirigente regionale. Per questo il senatore Piergiorgio Massidda le sponsorizza: non tanto per vincerle, quanto poi per poter dire che il coordinatore regionale Mariano Delogu ha perso il controllo della situazione e che va rimosso.

Insomma, il centrodestra non sa proprio come uscirne.

L’unica certezza è che, tra tanti candidati sindaco virtuali, ce n’è uno solo che è, di fatto, già in campagna elettorale: è Massimo Fantola. E’ già in fuga. E se gli altri schieramenti non gli mettono alle calcagna qualcuno in tempi rapidi, corre il rischio di essere irraggiungibile.

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