“Don Usai arrestato dai Carabinieri e già assolto da Rai Regione!”. La lettera di una cittadina a Oppes & C. Che ne pensate?

Posted on 2 gennaio 2011

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L’arresto di don Usai, animatore da anni della comunità “Il Samaritano”, scuote le coscienze di molti. E’ un caso delicato che andrebbe trattato con grande prudenza e fiducia nella magistratura e nelle forze dell’ordine. I quotidiani sono stati finora molto cauti, dando la notizia con grande risalto ma senza sposare alcuna tesi, innocentista o colpevolista. Cosa che invece non ha fatto il tg3 regionale. Questa lettera è stata inviata dalla nostra lettrice Maria Chiara Esposito alla redazione di viale Bonaria. La trovo assolutamente condivisibile.

Ciao Vito, mando al tuo blog la mail che ho inviato poco alla redazione del tg3 regionale con il provocatorio oggetto “don Usai e il privilegio di essere inquisito”. Da giorni la Rai dedica un servizio quotidiano all’assoluzione preventiva del direttore della comunità il Samaritano, un prete accusato di gravissimi reati. Dopo l’ennesimo sermone, oggi ho deciso di scrivere a qualcuno della redazione, con la sensazione che non gli sarà del tutto indifferente sentirsi rimproverare un po’. Mi piacerebbe avere un parere tuo e dei lettori del blog su un caso secondo me grave di uso a fini parzialissimi dell’informazione pubblica. Tra l’altro con una sfacciataggine inaudita.

Ti ringrazio per l’attenzione e auguro buon anno a te e a tutto il blog.

Maria Chiara Esposito

 

Gentile Direttore e gentile Redazione,

ormai da qualche giorno il vostro telegiornale riserva quotidianamente un servizio all’inchiesta che coinvolge don Usai della comunità Il Samaritano nell’accusa di sfruttamento della prostituzione e violenza sessuale.

Si è, in base alla Costituzione, innocenti sino a prova contraria.

Spero che quel sacerdote lo sia, come lo spero di altri accusati di reati. Ovviamente l’auspicio è che le indagini e soprattutto i processi portino all’accertamento della “verità”, o almeno di una versione dei fatti quanto più possibile corrispondente alla realtà.

Avrei potuto, però, omettere queste prime righe e iniziare la mia mail direttamente così: come è possibile che il servizio pubblico conceda, e uso questo verbo non a caso, tanto spazio per affermare, addirittura per voce dello stesso giornalista autore del pezzo, l’innocenza di un cittadino indagato?

Come è possibile mandare in onda servizi che iniziano con la lettura della parabola del buon Samaritano (!?) e terminano con le note di una musica commovente sopra l’immagine al rallenty del prete che cammina da solo, quasi a suggerire l’idea di una figura eroica, di un uomo solo nella cattiva sorte, di una vittima?

Capisco che l’attività di quella comunità e del suo direttore ha un rilievo sociale primario, nel territorio in cui si trova e non solo, e quindi la notizia dell’inchiesta ha un interesse pubblico notevole, ma se ad essere accusato di simili reati fosse una persona qualunque (magari uno dei tanti Mohammed, Mustafa, Ibrahim arrestati quotidianamente per reati minori) e non un prete, sarebbe solamente pensabile una tale opera di difesa da parte di un telegiornale?

Mi sembra ingiustificabile, ingiusto e intollerabile.

E se don Usai fosse colpevole? E se ci fosse davvero qualche vittima di un reato da lui commesso?

Tralascio le considerazioni sul fatto che il tg3 regionale appartiene al servizio pubblico. Aggiungo solo che mi è capitato per caso di guardare il telegiornale in questi giorni, dato che da anni a casa mia non ho un televisore. E questa vicenda mi conferma nella mia scelta.

Vorrei una risposta a questa mail, perché nella Costituzione oltre al principio del diritto di difesa (che si esercita nelle sedi competenti) stanno anche quello di eguaglianza (se fossi accusata di un reato così grave, vorrei anche io avere la possibilità o il privilegio offerto a don Usai dalla Rai) e della libertà di informazione, che implica anche la libertà di chi l’informazione la riceve e il diritto ad un minimo di dignità della notizia.

Cordialmente

Maria Chiara Esposito


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Posted in: Giornalismo, Sardegna