Primarie del centrosinistra: Filippo Petrucci risponde alle tredici domande su Cagliari!

Posted on 14 gennaio 2011

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Mancano poco più di due settimane alle primarie del centrosinistra a Cagliari e i candidati iniziano a presentare i loro programmi. Filippo Petrucci ha risposto alle tredici domande che ho posto su altrettante questioni aperte in città. Via al dibattito!

 

Caro Vito,
ti invio le nostre risposte ai tuoi quesiti. Volevo però farti un’osservazione.
I temi da te proposti sono senza dubbio molto importanti per Cagliari e noi abbiamo provato a sviluppare delle risposte coerenti e concrete.
Ci sono però tanti altri temi che andrebbero considerati: la gestione dei rifiuti e più in generale la salvaguardia dell’ambiente; lo stare insieme, ossia la convivenza, quelle azioni concrete volte a rendere la città più vivibile, accogliente e coinvolgente; il rapporto con le associazioni; le proposte che può fare il Comune in ambito lavorativo; le azioni che potrà fare il Comune nel settore energetico; il rapporto del Comune con l’Autorità portuale e la Fiera internazionale della Sardegna e altri temi ancora.
Stiamo ultimando il nostro programma che conterrà anche queste tematiche.
A presto
Filippo Petrucci

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1-Case popolari e case per tutti
La città è come un pascolo, ossia un luogo di crescita; un luogo che condiziona e alimenta la crescita e lo sviluppo di chi lo abita. Dunque questo pascolo deve essere organizzato e costruito in modo da risultare nutriente e sano, pieno di giovamenti. Si dovranno anche educare e controllare i costruttori, si dovranno anche educare gli architetti, affinché nel pascolo non crescano cattive erbacce, che avrebbero la conseguenza di avvelenare la cittadinanza”.
Platone, La Repubblica.

Comprare una casa a Cagliari è diventato proibito. E la città, inesorabilmente, si spopola ed è costretta a spostarsi altrove. Il fenomeno degli ex cagliaritani (persone che lavorano in città ma risiedono fuori) è preoccupante: sono risorse che si allontanano e che spesso si perdono , lasciando la città per non farvi ritorno, perché costrette a pianificare il proprio futuro altrove. E tutto ciò mentre la città dispone di un numero importante di abitazioni vuote! La decisione di andare a vivere nell’hinterland deve essere volontaria e non forzata dal mercato delle case. 
Il primo punto è dunque valorizzare e recuperare quello che già esiste.
Discorso identico vale per alcuni quartieri come San Michele o il CEP, che prima erano considerati quartieri periferici invece sono parte integrante e importante di Cagliari e devono essere messi non solo al centro del dibattito politico ma al centro della vita della città; non più solo quartieri dormitorio ma anche luoghi di incontro connessi con la città, sia fisicamente che culturalmente. Finora poi la riqualificazione del centro storico è stata lasciata solo ai privati, senza che il Comune intervenisse, fatto non positivo.
Il Comune insieme alla Regione avrebbe potuto mitigare il problema casa, attraverso la costruzione di case a canone moderato (negli ultimi anni hanno fatto 16 alloggi in via Corsica e 32 verso Quartu), che devono essere intese in un’accezione inclusiva e che si rivolgono a tutti i cittadini, a tutti coloro che vogliono rendersi indipendenti e crearsi una vita autonoma, dentro la città di Cagliari. La maggior parte delle speculazioni immobiliari prodotte negli ultimi anni non sono state oggetto di una trattativa reale da parte del Comune, il quale ha permesso la costruzione di soli alloggi di lusso. Parcheggi, parchi sportivi di dubbia qualità e qualche volta piccole piazzette pubbliche sono state le uniche concessioni fatte dai privati all’amministrazione.
A Cagliari ci sono poi 5000 immobili sfitti; vuoti, magari inagibili, ma appartenenti a un proprietario o a diversi proprietari. Il Comune potrebbe incentivare i proprietari che anziché tenere sfitto un bene s’impegnano ad affittarlo; un’operazione di questo tipo favorirebbe anche i proprietari, in quanto i contratti d’affitto agevolato consentono ad esempio sgravi fiscali.
Discorso simile si deve fare per gli affitti in nero: si potrebbe seguire l’esempio di Bologna che si è opposta agli affitti in nero promuovendo degli sgravi fiscali.
Consideriamo infine che molti locali che versano in situazioni di abbandono potrebbero essere recuperati dagli stessi proprietari, trasformandoli in “elderly house” che non sono ospizi ma dei veri e propri appartamenti attrezzati per persone con mobilità limitata; anche in questo caso esistono già delle leggi che permetterebbero una spesa più bassa per i proprietari riguardo al fisco.

2 – Sant’Elia
Sul quartiere di Sant’Elia versa una situazione reale di completo abbandono da parte del Comune e un’inadempienza grave da parte della Regione che abbandona completamente la riqualificazione di un pezzo della città. Bisogna invece andare verso il recupero di un quartiere.
Sant’Elia è parte della città, potrebbe essere una delle più suggestive ed affascinanti. Un progetto di riqualificazione vero dovrebbe prevedere un intervento che abbia una sua dignità in ambito cittadino e che non releghi più Sant’Elia a quartiere periferico. Bisogna pensare di eliminare le barriere fisiche che vi sono tra quartiere e quartiere e non riempire le distanze con enormi parcheggi di snodo.
L’idea, anche se ambiziosa è alla nostra portata; bisognerà partire da un nuovo progetto che sappia fare da ponte tra le proposte presentate dal CQ1/2(contratto di quartiere) di Sant’Elia, alcune visioni strategiche dello studio OMA, l’idea di un grande attrattore come il Betile ed una reale progettazione  urbanistica, dettagliata e minuziosa, attenta agli abitanti del quartiere  presenti  e futuri. E bisogna anche che il quartiere si riappropri del suo mare. L’idea di un serio concorso che parta dalle basi sopracitate potrebbe dare il via alla sua riqualificazione, una scelta non più di un singolo ma condivisa dalla comunità.

3 – Il Poetto
È da almeno 20 anni che si parla del Poetto e vedendo oggi la spiaggia, nera e sempre più povera viene solo tristezza e rabbia.
Occorre considerare nella sua complessità tutto il sistema ambientale Molentargius-Saline-Poetto, che dal punto di vista istituzionale insiste sui comuni di Cagliari e Quartu Sant’Elena, e necessita di una comune strategia integrata che venga coordinata da un ente sovracomunale. La Provincia dopo il trauma del ripascimento negli ultimi anni si è tirata indietro; si potrebbe individuare nella Conservatoria delle Coste, l’agenzia regionale che per statuto si occupa della gestione integrata delle zone costiere, l’ente che può gestire la complessa rete di equilibri legata al tema del Poetto.
È evidente infatti come il Poetto sia collegato al vicino parco di Molentargius; una vera valorizzazione del parco passa anche per il Poetto. Sarebbe bene legare le due cose e capire che queste due realtà possono integrarsi, arricchendo l’offerta.
La salvaguardia della spiaggia è fondamentale ma gli interventi da pianificare e realizzare sono diversi. Il Poetto, soprattutto nei mesi invernali, è praticamente abbandonato a sé stesso, eppure si potrebbero fare tante cose.
Ci sono anche delle questioni aperte: perché Quartu ha una pista ciclabile che nella parte cagliaritana si ferma? Eppure c’erano dei progetti, ci sono stati anche dei fondi stanziati per realizzarli… che fine hanno fatto i soldi?
Il lungo mare va valorizzato, e pista ciclabile a parte, si tratta di renderlo facilmente fruibile (non può ridursi ad essere solo un parcheggio) e connesso alla città: i mezzi pubblici, soprattutto nei mesi non estivi, sono decisamente insufficienti.
L’ippodromo, al momento, ha un “pubblico” limitato, si può dire che sia “sottoutilizzato”, e non è l’unica struttura a essere in questo stato.
E poi c’è il vecchio ospedale marino, un simbolo negativo di una politica che abdica al suo ruolo! Si deve decidere cosa farne.
Infine, le concessioni. Il Poetto è demanio statale, quindi è necessario un bando pubblico per la gestione dei baretti (prevedendo magari delle premialità per chi li ha gestiti finora e dei bandi pluriennali). Siccome non si può pensare che un imprenditore che gestisce un bar chiuda d’estate la sua struttura alle undici, si possono individuare alcune zone in cui sia permesso allungare l’orario serale per eventi musicali, ad esempio le fermate davanti all’ippodromo.

4 – Tuvixeddu
Per poter valutare le azioni da fare su Tuvixeddu crediamo sia il caso di aspettare l’esito della battaglia giudiziaria fra Coimpresa e la Regione. Senza dubbio l’idea di colate di cemento su tutto ciò che ancora  resta come testimonianza del passato di Cagliari non è una soluzione che pensiamo possa arricchire la città. Anche su Tuvixeddu non è stato fatto un discorso di utilità per il cittadino, non si è lavorato per la creazione di un vero e unico parco urbano; si è lavorato pensando solo alla costruzione di palazzine, collegando ad esse il parco, riducendolo quasi a un giardino condominale.
L’obiettivo ideale sarebbe invertire questa tendenza, ossia pensare prima a come creare degli spazi che possano essere veramente comuni e solo dopo dare spazio a chi vuole continuare a costruire a Cagliari case da 5/6000 euro a metro quadro.

5 – Metropolitana e trasporto pubblico
Sul fronte della mobilità è indispensabile operare delle scelte coraggiose.
La tematica è estremamente complessa ed articolata.
Sicuramente è prioritario pensare al traffico in ingresso: il numero di pendolari che vivono nell’hinterland ma lavorano a Cagliari è estremamente alto, arrivando a 170.000 macchine che transitano giornalmente nelle nostre vie.
Sarebbe importante recuperare il progetto per le 5 linee della metropolitana di superficie, abbandonando l’idea di quella sotterranea, più dispendiosa in fase di realizzazione (nonché in quella di gestione) e meno completa nel tracciato rispetto alle 5 linee.
Cagliari subirà un taglio nei finanziamenti per il trasporto pubblico; si dovranno allora usare fondi europei, almeno per la realizzazione delle linee della metropolitana.
Collegato al potenziamento dei mezzi, bisogna anche riconsiderare il concetto di mobilità sostenibile: nell’accezione più vasta del termine s’intendono mezzi pubblici, potenziamento delle corsie preferenziali per i mezzi, piste ciclabili, bike sharing.
All’interno della città, si deve dunque lavorare per offrire alternative alla macchina.
Il bike sharing non deve ridursi ad un esperimento. Il numero di bici deve crescere, devono moltiplicarsi i punti di raccolta e l’offerta va differenziata: in certi punti, per rispondere alla geografia cittadina, si può pensare anche alle bici elettriche.
Prima di tutto però devono essere realizzate finalmente delle vere piste ciclabili. A Cagliari gli amanti delle due ruote non mancano e il loro numero può e deve salire; farebbe bene al traffico, alla città e ai cittadini.
Ripensare la mobilità deve portare anche a rivedere il senso di certi posti, spesso ingiustamente sacrificati. Uno su tutti: Piazza Palazzo, oggi solo un parcheggio. Eppure quella Piazza potrebbe e dovrebbe essere qualcosa di più ma per trasformare certi luoghi e ridargli dignità, è indispensabile fare delle scelte. Cagliari ha bisogno di riappropriarsi di luoghi simbolici, di una piazza come Piazza Palazzo, piuttosto che di spendere cifre sconsiderate in operazioni discutibili (Piazza Maxia?).

6 – Anfiteatro romano
Sull’anfiteatro si ripete il solito scenario comunale degli ultimi anni: doveva essere reso noto entro il 31 dicembre 2010 un bando per il concorso d’idee su cosa fare dell’anfiteatro. Ora sappiamo che uscirà in realtà il 28 febbraio.
Bisogna liberare il teatro al più presto e renderlo alla città.
Per i concerti estivi esistono altre soluzioni, due già praticabili (molo Ichnusa e Fiera) una che potrebbe essere una soluzione temporanea (l’ippodromo, visto che finora è pressoché inutilizzato) e una che potrebbe essere una soluzione definitiva (lo stadio, rifatto e adattabile soprattutto per i concerti, così da essere usato per più mesi all’anno).

7 – Centri e spazi culturali
È qui prioritario capire che ruolo hanno e come avvengono le assegnazioni degli spazi culturali a Cagliari. La trasparenza è necessaria affinché i cittadini non vivano le scelte comunali come un’imposizione, questa dovrebbe essere uno dei primi obiettivi del Comune: quando aprirà la Mediateca del Mediterraneo? Come sarà gestita? Cosa ne sarà della Manifattura tabacchi (sembrerebbe che i lavori stiano per partire).
Cosa si intende per centri culturali? A Cagliari, eccetto il Centro Giovani di via Dante, non esistono spazi liberi; non esistono cioè luoghi di aggregazione che non siano collegati a una spesa (bar).
Perché non cominciare a pensare anche a luoghi come questi?
Bisogna sicuramente progettare prima di costruire nuovi spazi, affidarli a persone competenti e rendere più facile le procedure per usufruire degli spazi stessi.
Da parte del comune di Cagliari manca un’attenzione al bambino inteso come individuo e troviamo che sia importante parlarne.
Mancano, infatti, playground per bambini e manca uno spazio a loro dedicato  con librerie per i piccoli, spazi teatrali. Cito l’esempio dell’Exmà che  ospita da diversi anni l’iniziativa “Tuttestorie” il festival dedicato alla letteratura per i piccoli.  In occasione di quest’iniziativa, si riscontrava in quello spazio con corte riparata dal traffico, ampi spazi attrezzati e non sempre utilizzati,  la possibilità per un luogo permanente destinato alla “città dei piccoli”. L’area, vicino a un altro parco e alla piazza San Cosimo risulterebbe ideale per l’offerta di spazio pubblico e arredo urbano , proprio per ospitare un fulcro di attività ludiche e ricreative destinate ai bambini.
Non bisogna poi dimenticarsi anche dei cittadini stranieri che vivono in città.
Spesso tra il Comune e la Regione, ma anche fra i vari assessorati del Comune non c’è comunicazione e non esiste una progettazione comune. Questa mancanza crea spesso gravi conseguenze per tutti i soggetti che realizzano progetti per gli stranieri in città (associazioni, cooperative sociali, ecc) che si trovano a perdere le proprie giornate passando da un ufficio all’altro, vittime dello scaricabarile fra uffici comunali e fra uffici regionali e comunali.
Non esiste comunicazione perché in realtà non c’è interesse per qualsiasi attività che non sia legata a interessi commerciali.
Per ciò che riguarda le biblioteche pubbliche, recependo un bisogno espresso da molti studenti, si dovrebbe anche pensare di allungare gli orari.

8 – Pubblica amministrazione
Noi abbiamo basato la nostra campagna su alcuni principi, due dei quali sono trasparenza e comunicazione. È dunque per noi naturale affermare che il Comune dovrà offrire dei servizi nella più completa garanzia di chiarezza, in ogni ambito. Direi che sia anche essenziale introdurre un altro concetto: quello di efficienza.

9 – Città turistica
Sono diverse le azioni possibili. A livello organizzativo: migliorare la comunicazione; fidelizzare il turista e fare in modo che allunghi la sua presenza; puntare non solo a un aumento indiscriminato delle presenze, ma su un turismo che viva maggiormente la città, rimanendovi per un numero maggiore di giorni.
A livello pratico: operare con mirate campagne di comunicazione a livello nazionale e internazionale (senza spendere soldi per pubblicità istituzionale su media isolani); creare gemellaggi con città estere; riuscire a presentare le bellezze della città sui media nazionali (con esempi di eccellenza); allungare gli orari di fruizione dei musei; orari dei negozi sfalsati e aperture previste anche di notte (non solo per “Shopping sotto le Stelle”…); riproporre “Monumenti aperti” ogni prima domenica del mese (coinvolgendo studenti e tirocinanti); potenziare i mezzi pubblici, soprattutto i  bus notturni dal centro al Poetto (e viceversa).
Pensare anche ad una differenziazione del concetto di “turismo in Sardegna” nel momento in cui si pubblicizzano la città e l’isola, in modo da attrarre tipologie di turisti diverse e che possano apprezzare la città e l’isola in stagioni diverse.
Infine, una precisazione importante.
Il turismo richiede professionalità: non si può pensare che ad accogliere dei turisti vi siano persone che non conoscono lingue straniere, o che non si sappiamo rapportare con stranieri; per fare questo tipo di lavoro devono essere richieste determinate e specifiche competenze.
I turisti devono sentirsi ospiti ben accolti dal primo momento.

10 – Parco di Molentargius
Medau su Cramu è una ferita interna alla città; chi ha fatto un abuso sapendo di farlo dovrebbe almeno pagare le opere di urbanizzazione, senza pretendere queste dal Comune.
Pensare di offrire soluzioni abitative diverse a chi vi risiede potrebbe essere un’ipotesi, ma bisogna comunque trovare una soluzione lavorando anche con i residenti.
Per quanto riguarda Molentargius il problema in questo caso non è solo valorizzarlo, ma comunicare ai cittadini la sua esistenza: bisogna che chi vive a Cagliari (e anche i turisti che arrivano da fuori), sappiano che la nostra città ha un grande parco urbano dove poter ammirare flora e fauna introvabili all’interno di altre città. 

11- Campus universitario
Il campus di viale La Plaia è un altro dei grandi misteri cagliaritani; ancora vaghe sono le giustificazioni adottate dal centrodestra per impedirne la realizzazione.
Parlando di studenti bisogna fermarsi un attimo a fare due conti.
Sono 918 i posti letto messi a disposizione dall’Ersu.
Gli studenti fuori sede sono circa 19000. Di questi, circa 5.000 hanno contratti regolari, i rimanenti hanno contratti in nero. Dobbiamo inoltre pensare di aggiungere a questi dati la parte di neo-laureati che decidono di rimanere a Cagliari per cercare lavoro, e dobbiamo pensare che questa quota si stratifica nel corso degli anni.
Noi siamo favorevoli al campus universitario, proprio dove era stato pensato in viale La Plaia: perché in questo modo si “svecchierebbe” la città, dando la possibilità agli studenti di viverla veramente, di vivere al centro, di spostarsi a piedi.
Non credo che il campus diffuso sia una soluzione, perché è troppo alto il numero di studenti che ha bisogno di un posto letto; a questo proposito bisognerebbe anche fare un censimento per capire dove vivano maggiormente gli studenti in maniera tale da potergli offrire dei servizi migliori (linee dell’autobus, servizi sportivi, biblioteche).
Escludere il campus diffuso non vuol dire non usare altri possibili spazi: riuscire ad esempio a ospitare alcune centinaia di studenti in edifici ora vuoti in Castello (ad esempio l’ex convento delle suore), rivoluzionerebbe il quartiere facendolo veramente tornare a vivere. 
Sarebbe anche importante attivare i contatti con le associazioni studentesche, capire di cosa abbiano bisogno: parlando con gli studenti ci sono infatti stati proposti alcuni problemi pratici.
Ad esempio come utilizzare al meglio gli spazi che ci sono per studiare: le biblioteche spesso fanno degli orari corti, e quando si è provato a chiedere un allungamento dell’orario o una maggiore flessibilità, l’unica risposta è stata che allungando l’orario di apertura, in realtà le studentesse non si sentono poi sicure a rientrare a casa. Allora sarebbe importante che il Comune potesse pensare a ciò che permette di garantire la sicurezza: la biblioteca apre fino alle 22, il Comune si occupa di garantire una buona illuminazione. O ancora, aumentare gli spazi disponibili per studiare e permettere un maggiore incontro fra studenti cagliaritani e studenti fuori sede; individuare i luoghi di aggregazione e poi pensare come collegarli nel modo più efficiente; un allacciamento alla fibra ottica a basso costo. La categoria studente universitario non è contemplata dalla città: basta osservare, ad esempio, le linee che collegano i diversi quartieri alle università e quanto tempo venga sprecato per percorrere anche le brevi distanze.
Allo stato attuale Cagliari non è identificabile come città universitaria; questo perché i 35000 studenti che la abitano non sono stati mai considerati una risorsa, nonostante costituiscano una buona fetta dell’economia cittadina e arricchiscano culturalmente e col loro entusiasmo giovanile una città che troppo spesso si fa percepire come vecchia e distante.

12 – Teatro Lirico
La domanda contiene già in se la risposta: è ovvio che un sindaco dovrebbe chiamare sempre  persone preparate e slegate dalle botteghe locali. Avendo accumulato il Teatro 19 milioni di euro di debito bisognerebbe anche cominciare a attivarsi per la ricerca di finanziatori privati, in grado di assicurare una corretta gestione basata su un programma pluriennale.

 13 – Stadio
Riguardo allo stadio, nell’ultima decade il Comune è stato praticamente assente e non ha ancora una volta fatto nulla per trovare una soluzione; lo stadio non deve comunque uscire da Cagliari, anche perché in realtà rischierebbe poi di diventare un problema per tutta l’area urbana. Il problema dello stadio va comunque reinserito nella riqualificazione di tutto il cosiddetto waterfront.
Lo stadio abbandonato rischia di diventare un altro ospedale marino, i costi di demolizione sono onerosi, tanto vale cercare di recuperarlo integrandolo con altre attività.
Una ristrutturazione razionale dello stadio ci permetterebbe di usarlo non solo 2 domeniche al mese per dieci mesi all’anno, ma in maniera continuata; uno stadio col terreno a scomparsa sarebbe ad esempio il luogo perfetto per i concerti.

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