Renato Soru, game over. Con l’appoggio a Cabras si chiude un’èra: da profeta del cambiamento ad aspirante capobastone del Pd

Posted on 16 gennaio 2011

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Sabato mattina, all’Hotel Mediterraneo di Cagliari, Renato Soru è intervenuto all’incontro organizzato dal Partito Democratico per lanciare la candidatura a sindaco di Antonello Cabras. L’ex presidente ha preso la parola prima del senatore: in politica anche i particolari contano.

Cos’ha detto Soru? Poche e sbrigative parole: “A Cagliari possiamo vincere, la scelta di Cabras è giusta, tutti noi dobbiamo sostenerlo”.

Sabato si è chiusa dunque ufficialmente un’èra: quella in cui le speranze di cambiamento e rinnovamento all’interno del più grande partito di centrosinistra erano affidate, in Sardegna, a Renato Soru.

Sia ben chiaro: io non accuso Soru di aver tradito le attese perché sta sostenendo Cabras. Il senatore di Sant’Antioco è per me un candidato debole con tanti punti di forza, e male hanno fatto i partiti alleati (bruciati sul tempo dal Pd) a costringere la coalizione a delle primarie che i cittadini snobberanno.

Né avevo bisogno dell’appoggio pubblico di Soru a Cabras per comprendere che la parabola politica dell’uomo di Sanluri (così come lui stesso l’ha impostata) è bella che finita da tempo, bruciata da anni in cui i colpi di genio hanno spezzato una routine fatta di contraddizioni e pessime scelte.

Né sono così malinformato da ritenere Cabras il responsabile della sconfitta di Soru alle ultime Regionali. Questa è una lettura inverosimile, visto che tra i due i rapporti sono sempre stati ottimi e che il parlamentare si contrappose al presidente della Giunta nel 2007 alle primarie per la segreteria del partito solo per impedire che questi distruggesse quel poco che restava dell’organizzazione (e infatti in quell’occasione l’errore non fu di Cabras ma di Soru che non si doveva candidare).

Detto questo, quanto avvenuto al Mediterraneo dovrebbe far comprendere ai fedelissimi del sanlurese che un’epoca si è chiusa per sempre e che sarebbe il caso di smetterla di brandire contro il prossimo un’esperienza di governo esaltante ma contraddittoria e comunque ormai irripetibile nelle forme e nei modi che abbiamo visto.

Soru oggi è (al pari di Paolo Fadda, di Antonello Cabras, di Emanuele Sanna, di Siro Marroccu, e poi continuate voi l’elenco) semplicemente un capobastone del Pd. Né più, né meno. Anzi, è un aspirante capobastone, visto che non può contare nemmeno su di un gruppo di fedelissimi da piazzare alla Regione, al Comune o in qualche cda. Soru probabilmente si limiterà a posizionare le sue truppe dove meglio gli aggrada, per finire prima in Parlamento e poi per tornare alla guida della Regione.

Se Soru e i suoi prenderanno coscienza di questo dato di fatto, non è da escludere che riescano finalmente a fare politica, cioè a ragionare in termini concreti di rapporti di forza, mettendo da parte gli isterismi e le scomuniche contro chi non la pensa come loro. Se la smetteranno di credersi i primi della classe, forse potranno rientrare in classe. Altrimenti sembreranno sempre di più come quei vecchi missini di una volta che non facevano che ripetere “Quando c’era lui…”.

Il Sorismo è stata una fase storica unica e irripetibile. E infatti manco Soru forse è oggi un “soriano” in senso stretto. Forse è solo un uomo politico in cerca di identità, infastidito da un passato che sta diventando molesto (e basta leggere i commenti su Cabras pubblicati da Sardegna Democratica per registrare lo scollamento tra il leader e i suoi elettori di una volta).

La vera responsabilità di Soru, il segno della sua omologazione, non sta dunque nell’appoggio a Cabras quanto nel rifiuto evidente a cercare un’alternativa alla candidatura del senatore ora, e a quella di Graziano Milia per le Provinciali di qualche mese fa. Soru è in politica ormai da oltre sette anni e non ha creato nessuna classe dirigente. Niente di niente. E’ questa la sua sconfitta, non quella di aver perso le elezioni regionali (che è una sconfitta di tutto il centrosinistra, elettori compresi).

Io ritengo che il suo errore fondamentale sia stato quello di sciogliere Progetto Sardegna e di confluire nel Pd. Troppo irruento il suo carisma, troppo forte la sua ansia di cambiamento all’interno di un’organizzazione con altri ritmi e altre liturgie, e che alla fine lo ha stritolato. Se Progetto Sardegna fosse rimasto in vita, i partiti del centrosinistra sarebbero stati costretti a confrontarsi con un temibile alleato, in grado di portar via loro voti e consensi, e anche il leaderismo carismatico di Soru avrebbe avuto un senso.

Se Soru fosse rimasto alla guida di un piccolo partito avrebbe potuto avere un ruolo nazionale, così come lo stanno avendo (con risultati diversi, è evidente) altri due presidenti di Regione: Nichi Vendola e Raffaele Lombardo. Soru ha invece pensato che per fare carriera a livello nazionale bisognasse entrare in un partito nazionale: niente di più sbagliato.

Così è diventato è uno dei tanti politici con troppi nemici e nessun progetto, se non quello di difendere se stesso e il suo passato da presidente. Ma per la Sardegna questo non può bastare.

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