Prima la Russia, ora l’Afghanistan, ma la storia non cambia: i sardi sono sempre “Quelli dalle labbra bianche”

Posted on 18 gennaio 2011

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Di cosa vi sorprendete? Non siamo forse un popolo legato alle nostre tradizioni? Non siamo forse un popolo di guerrieri? Non amiamo forse la Brigata Sassari più di qualunque altra cosa? Di cosa dunque vi sorprendete se un giovane sardo muore laggiù in Afghanistan?

Io, ad esempio, di una cosa mi sorprendo: del fatto che gli anni passano e i sardi di oggi celebrano i sardi che muoiono in guerra con la stessa retorica inconsapevolezza dei sardi di una volta. Come se per sentirci popolo avessimo bisogno di veder tornare una bara con sopra i quattro mori.

“Non meravigliatevi, gente!”, dice Daniele Mele, il campanaro di Arasolè, unico superstite del gruppo di giovani partiti da uno sperduto paesino della Sardegna al fronte russo, nella seconda guerra mondiale. “Non meravigliatevi!”.

Ce lo raccontava Francesco Masala nel suo capolavoro “Quelli dalle labbra bianche”, pubblicato nel 1952.

E ci raccontava, ad esempio, la storia di Efisio Pestamuso, che già a bordo del treno che lo portava dal suo paese verso il fronte, si fece passare il figlio in fasce per l’ultimo bacio. Ma il treno partì.

“Alla porta del distretto militare si presentò un richiamato in più, un soldato di un anno senza la cartolina rossa”.

La madre Serafina andò a riprenderselo come una furia.

E “Serafina, ora, è qui, grigia, invecchiata, pelosa e rugosa, davanti al candelabro funebre del defunto marito. Il figlio le sta accanto, nero e grosso come il padre, buonanima. E’ già in età di fare il soldato. Serafina non ha alcuna voglia di ascoltare ciò che dice Prete Fele. Con i suoi occhi bovini, lenti e aridi, essa guarda tenacemente suo figlio. Tutti lo sappiamo ad Arasolè. Serafina ha un solo pensiero, una sola paura, un chiodo fisso in testa: la cartolina rossa, un’altra cartolina rossa per il figlio”.

La cartolina rossa non arriva più: i sardi partono “volontari”. E spesso capita che, senza retorica, chi va in guerra, in guerra muore.

Per questo non chiedo che qualcuno mi spieghi perché Luca Sanna, un giovane di Samugheo, oggi sia morto in un avamposto nella cintura di sicurezza intorno alla base di Bala Murghab, in Afghanistan. Vorrei più semplicemente sapere cosa ci faceva un giovane di Samugheo in Afghanistan. Per chi e per che cosa è morto?

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Posted in: Sardegna