Cuffaro è un mafioso: grazie Casini per averlo portato in Senato. Forgione ricorda: “Politici collusi, in troppi fanno finta di non sapere”. Vabbé che Cappellacci non sapeva chi fosse Flavio Carboni…

Posted on 22 gennaio 2011

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La Cassazione ha confermato i sette anni di condanna per favoreggiamento aggravato alla mafia per l’ex presidente della Regione Sicilia, Totò Cuffaro. L’uomo politico ora finirà in carcere e decadrà dalla carica di senatore.

Nonostante la sentenza di primo grado già facesse intendere le cattive frequentazioni di Cuffaro, nel 2008 il segretario nazionale dell’Udc Pierferdinando Casini aveva infatti  deciso di candidarlo comunque al Senato. “I partiti devono assumersi la responsabilità delle scelte, noi ce le assumiamo. Cuffaro credo abbia subito una vera e propria persecuzione giudiziaria”, disse .

“Mi assumo la responsabilità politica di questo atto”, aggiunse poi ad Annozero, mettendo sul piatto tutto il suo peso politico di leader nazionale e di Presidente della Camera. Promettendo però che, in caso di condanna, si sarebbe assunto le sue “responsabilità politiche”.

Ora a Casini è inutile chiedere concertamente in che cosa consista questa “responsabilità politica” di cui parlava tre anni fa. Casini ha semplicemente portato al Senato un uomo politico che, al momento della candidatura, era già seriamente indiziato per mafia. La condanna ora travolge entrambi, segno che nel nostro paese il problema non è solo Berlusconi ma soprattutto un centro destra più complessivamente marcio e moralmente corrotto.

Il bolognese Casini fa la verginella, ma tutti sanno che nel meridione pezzi del cosiddetto “centro” sono legati alla criminalità organizzata già dai tempi della Democrazia Cristiana.

Dopo essersi reso responsabile dell’elezione al Senato di un mafioso, se Casini fosse un uomo d’onore (ma non come Cuffaro), dovrebbe quantomeno lasciare il vertice del suo partito. Ma non lo farà, e continuerà a dare lezioni di morale a destra e a sinistra.

Ieri ho avuto il piacere e l’onore di intervistare a Cagliari l’ex presidente della commissione antimafia, Francesco Forgione. “Serve un accordo tra i partiti perché non siano candidate persone che anche solo ricevono un avviso di garanzia per reati gravi”, ha detto. “Tutti noi sappiamo che interessi rappresentano certi politici, ma i partiti fanno finta di nulla. A destra come a sinistra. Nella mia regione, in Calabria, vi posso dire che, alle ultime Regionali, nemmeno la lista di Sinistra e Libertà era votabile. I responsabili dei partiti che compongono le liste si “accorgono” solo dopo le sentenze che certi personaggi sono collusi con la criminalità organizzata”.

Queste parole mi hanno turbato. Poi mi sono ricordato che il presidente della Regione Sardegna, Ugo Cappellacci (sotto inchiesta per lo scandalo P3) aveva dichiarato di avere incontrato Flavio Carboni perché in realtà non sapeva chi fosse… E allora mi sono tranquillizzato.

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Posted in: Politica