Per il Vaticano le “feste” di Berlusconi e le intercettazioni dei magistrati sono “due situazioni abnormi”. Le risposte a Bagnasco di Mancuso e Maninchedda

Posted on 25 gennaio 2011

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Tutto qui? E questo sarebbe il documento del cardinal Bagnasco e della Chiesa italiana sulla grave crisi morale che investe il nostro Paese dopo gli scandali che stanno travolgendo il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi? Leggetelo, perché vi farete un’idea di quanta ipocrisia e quanta complicità ci siano nelle gerarchie vaticane. Sconcertante il passaggio in cui si mettono sullo stesso piano le performance notturne del Presidente del Consiglio con l’azione dei magistrati: “da una situazione abnorme all’altra”. Pazzesco.

Si moltiplicano notizie che riferiscono di comportamenti contrari al pubblico decoro e si esibiscono squarci – veri o presunti – di stili non compatibili con la sobrietà e la correttezza, mentre qualcuno si chiede a che cosa sia dovuta l’ingente mole di strumenti di indagine. In tale modo, passando da una situazione abnorme all’altra, è l’equilibrio generale che ne risente in maniera progressiva, nonché l’immagine generale del Paese. La collettività, infatti, guarda sgomenta gli attori della scena pubblica, e respira un evidente disagio morale. La vita di una democrazia – sappiamo – si compone di delicati e necessari equilibri, poggia sulla capacità da parte di ciascuno di auto-limitarsi, di mantenersi cioè con sapienza entro i confini invalicabili delle proprie prerogative.

Due risposte arrivano a Bagnasco da altrettanti intellettuali cattolici.

Su Repubblica, il teologo Vito Mancuso, nel suo articolo “La difesa del bene comune”, dice:

“Le parole di Bagnasco sono state per molti tratti un buon esempio di cosa significa parlare di politica senza fare ingerenze partitiche, perché la nostra situazione non è più questione di destra o di sinistra ma solo di decenza e di dare un governo vero a un paese che ne ha urgente bisogno. Alla fine però ha ceduto alla diplomazia, ha usato il bilancino che le consente di avere tutti i forni sempre aperti. E così il sale evangelico ha perso ancora un po’ del suo sapore”.

Più duro e sferzante invece Paolo Maninchedda (docente di Filologia all’Università di Cagliari, consigliere regionale sardista) che nell’articolo dal titolo “L’onanismo di Bagnasco” afferma:

E’ vero che non sta a Bagnasco chiedere le dimissioni a Berlusconi, come alcuni pretenderebbero, ma se non parla chiaro la Chiesa sul modello Berlusconi, chi dovrebbe parlarne? Se non è la Chiesa, chi potrebbe pretendere da Berlusconi un cambiamento nello stile di vita, chi può seriamente aiutarlo a cambiare come la chiesa dovrebbe fare con i suoi fedeli? E invece no, la Chiesa parla della stabilità, dell’euro, dell’economia ecc. Ma perché allora non fare Papa il governatore Draghi?

Quello che sta avvenendo in questi giorni ci dovrebbe far guardare in modo diverso a ciò che avvenne negli anni del fascismo, anni in cui la Chiesa doveva affrontare nemici ben peggiori di quelli che ha adesso. Molti si piegarono. Ma allora tutti rischiavano qualcosa: la morte, il confino, la deportazione, i campi di concentramento. Oggi invece Bagnasco che cosa rischia? Che il Vaticano paghi finalmente l’Ici? Che gli riducano l’otto per mille? Che squallore.

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Posted in: Politica