Primarie del centrosinistra: ecco le risposte di Massimo Zedda di Sel alle mie tredici domande su Cagliari!

Posted on 27 gennaio 2011

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Arriva un altro contributo dei candidati alle prossime primarie del centrosinistra a Cagliari: a rispondere alle mie tredici domande (che ritrovate numerate e in grassetto)  è oggi Massimo Zedda di Sinistra Ecologia e Libertà.

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Caro Vito,
hai proposto alcuni temi sui quali si deve avere una posizione chiara. Di questioni aperte ve ne sono, purtroppo, tante altre: le opportunità di lavoro, i contratti precari e quelli interinali utilizzati dall’amministrazione comunale, la città universitaria, il vecchio ospedale Marino, le servitù militari e i beni demaniali, tanto per citarne alcune. Mi limito alle tredici domande: risposte ce ne sono 12 perché il Parco di Molentargius e il Poetto sono due questioni da affrontare contemporaneamente.

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1 –  Case popolari e case per tutti
In città, circa duemila persone hanno diritto ad avere una casa popolare, ma sedici anni di centrodestra alla guida del Comune non ha nemmeno indicato le zone dove costruirle. Ma mancano anche le case per il ceto medio, mentre la città si spopola drammaticamente. Che si fa? Dove si costruisce? O compriamo casa tutti da Zuncheddu e Cualbu?
Nella gestione della giunta di centrodestra c’è una contraddizione: da un lato la popolazione in città diminuisce perché le persone – soprattutto i giovani – non hanno la possibilità economica di prendere in affitto o acquistare una casa, dall’altro si costruisce sempre di più. Noi dobbiamo recuperare tutto il patrimonio pubblico di cui disponiamo. L’edilizia va bene come strumento per mettere in moto l’economia, ma non può essere l’unico. E’ necessario, invece, recuperare gli edifici pubblici piuttosto che abbandonarli e continuare a invadere la città col cemento. Spendere e investire su questi immobili (pensiamo al Palazzo Caide in piazza del Carmine o a quello tra la via Mercato vecchio e via Baylle, o una parte dei beni militari in via di dismissione, solo per fare qualche esempio) significa avere un patrimonio che non produce costi, ma opportunità. Pensiamoci: qual è l’imprenditore privato che lascia sfitto e in rovina un intero immobile in pieno centro per dieci, 20 o trent’anni? E allora perché dovrebbe farlo l’amministrazione pubblica? Altro problema, poi, è quello delle numerosissime case sfitte o affittate in nero. Possiamo pensare a una serie di incentivi fiscali – come l’abbattimento dell’Ici e della tassa sui rifiuti per le seconde case da destinare alla locazione a canoni agevolati – per spingere così chi ha gli immobili a rimetterli nel mercato. Così facendo avremmo due effetti: eviteremmo l’aumento esagerato dei costi d’affitto legati alla penuria di case, che invece già esistono. E potremmo favorire l’emersione del nero.

2 – Sant’Elia
Progetti su progetti, promesse su promesse, ma Sant’Elia è ancora oggi il ghetto della città dove la droga comanda. Cosa vogliamo fare? Idee concrete e subito attuabili, non parole.
Non condivido l’idea che su Sant’Elia si debba operare come se fosse un mondo a parte. Il quartiere è inserito in un contesto. Se pensiamo che le aree militari sono in via di dismissione, non possiamo guardare solo ai palazzoni. Serve una visione d’insieme su tutta l’area circostante che comprende lo stadio,  il magazzino del sale, il collegamento con i canali che portano al Parco di Molentargius, i colli di Sant’Elia e Calamosca, il collegamento lato mare dal porto di via Roma al Poetto e così via. Mi convinceva il progetto della giunta Soru: non solo la riqualificazione, ma l’inserimento in un progetto più vasto. La prima idea concreta è quella di far funzionare veramente la zona franca: cioè consentire esclusivamente l’insediamento di nuove imprese e non permettere semplicemente il trasferimento di aziende già operanti in altre zone. E’ un’opportunità non definitivamente svanita. Basti pensare al vecchio borgo che dopo un intervento di recupero, l’insediamento di uno spazio come il Lazzaretto e l’organizzazione del mercato domenicale si è trasformato in uno zona di nuovo vivibile e amata dai cagliaritani.

3 e 10- Poetto e Parco del Molentargius
Una spiaggia urbana, un sogno. Ce lo vogliamo tenere così? Perché non fare un ripascimento (fatto bene però stavolta)? E i baretti che fine fanno? Niente paura perché qualunque scelta si farà, sarà giocoforza drastica.
Il parco di Molentargius, un’opportunità straordinaria per la città. Eppure è un parco fantasma. Lo vogliamo una volta per tutte valorizzare? E gli abusi a Medau su Cramu li vogliamo abbattere oppure no?
Ho messo insieme i due temi perché vanno studiati contemporaneamente. Dobbiamo estendere l’area del parco regionale, oltre che allo stagno di Molentargius e alle Saline, anche al Poetto. Quest’ultimo, a suo tempo, venne escluso dal progetto perché l’idea di qualcuno era quella di una spiaggia come Rimini e Riccione. Il tentativo era quello di aprire così le porte alla speculazione edilizia. In tempi rapidi è necessario approvare il Piano di utilizzo dei litorali, che riguarda anche Calamosca, Sant’Elia e Giorgino. Inoltre il Comune di Cagliari deve attivare un tavolo permanente con il Comune di Quartu: avrete notato che – dalle panchine ai materiali utilizzati fino all’illuminazione – non c’é nessuna continuità. Da Marina Piccola al Margine Rosso serve un’unica normativa e una serie di interventi condivisi da entrambe le amministrazioni, oltre che dai cittadini. Per quanto riguarda i chioschetti, sono dell’idea che vadano salvaguardati. Certo, serve una regolamentazione generale che indichi i requisiti per i singoli baretti; anche sulla loro attività è indispensabile verificare ogni singola situazione: dal rispetto dei residenti per quelli situati vicino alle abitazioni alla possibilità di rendere la spiaggia luogo di socializzazione (anche sportiva con impianti pubblici di beach tennis e beach volley) e – perché no? – di divertimento, anche la notte: penso ai baretti che si trovano di fronte all’Ippodromo. Tutto senza dimenticare l’assoluta necessità di conservare gli oltre 300 posti di lavoro che queste attività garantiscono. La questione degli abusi a Medau Su Cramu è delicata: qualcuno ha già sanato, per altri questa via non è assolutamente percorribile. Quindi è necessario, anche su questo, verificare caso per caso. Volendo liberare tutta l’area, non essendo sostenibili economicamente gli espropri per  pubblica utilità, si può pensare ad uno cessione di altri immobili, in cambio della eliminazione delle strutture presenti nel parco.

4 – Tuvixeddu
Un parco archeologico straordinario nel cuore della città. Ma nella selva di ricorsi e controricorsi mi sono perso, e penso di non essere l’unico. Ma nel frattempo cosa facciamo? Continuiamo nello scontro frontale o cerchiamo una via d’uscita con i privati? Come sarà l’area di Tuvixeddu fra vent’anni? Astenersi persone con una visione slegata dalla realtà, grazie.
La prima esigenza è tutelare il Parco e renderlo fruibile ai cittadini. Ci sono moltissimi cagliaritani che non lo conoscono e non ci sono mai stati proprio perché fino ad ora non c’è stato nessun tentativo di valorizzare l’area archeologica e ambientale. Ai privati serve ricordare che l’accordo di programma tra Comune, Regione e imprenditori è ormai datato. Ad esempio era prevista una strada a quattro corsie che doveva collegare, attraversando il canyon e sfiorando le tombe,  via Cadello alla via Sant’Avendrace. Era prevista per questo la demolizione di parte del liceo Siotto. Oggi questo progetto sarebbe, oltre che inutile, pure dannoso. E’ in corso in queste ore la discussione in Consiglio di Stato sulla controversia tra il privato e la Regione. Tutto quello che diciamo potrebbe essere smentito dalla sentenza, ma di sicuro io non avrei firmato quell’accordo di programma. Lo ripeto, per me l’esigenza primaria è quella di tutelare e valorizzare il Parco. Vorrei, tra vent’anni, vederlo come uno dei parchi archeologici e ambientali più importanti e conosciuti del Mediterraneo.

5 – Metropolitana e trasporto pubblico
Il delirante progetto di bucare la città per costruire parcheggi sotterranei, che di fatto non usa nessuno, va avanti: vedrete adesso cosa succederà quando aprirà il cantiere di via Roma. Questa benedetta metropolitana leggera di cui si parla da anni sarebbe la salvezza, altroché metropolitana sotterranea (che non vedrà mai la luce ma che ingrassa i progettisti, col grembiulino e senza).
Con me sindaco il progetto del tunnel sotto via Roma non avrebbe futuro. Lo stesso vale per i parcheggi sotterranei: l’idea è quella di disincentivare l’uso dell’auto privata. Come? In primo luogo completando le cinque linee della metropolitana di superficie. Se parcheggi devono essere, saranno quelli di scambio in prossimità delle fermate della metro leggera: risolveremmo così il problema del traffico in entrata e uscita tra la città e l’hinterland, ossia 200mila veicoli al giorno nelle ore di punta. Penso a incentivi pubblici anche per l’uso dei taxi, come succede in numerose altre città. E a corsie preferenziali davvero funzionali che rendano più fluido il passaggio dei mezzi pubblici. Dobbiamo considerare che in questi anni il Comune ha praticamente abdicato il proprio ruolo in favore del Ctm, che gestisce anche parte dei parcheggi cittadini. Una incongruenza, no? Poi le biciclette: non servono semplici piste ciclabili ma veri e propri percorsi, utilizzabili non solo per la passeggiata domenicale ma anche per raggiungere ogni giorno il posto di lavoro. Percorsi che andranno studiati anche tenendo conto della morfologia della città: in ogni caso lungo i canali del Parco del Molentargius sarebbe, già oggi, possibile collegare Monserrato, Quartu e Cagliari.
Il sistema integrato dei trasporti consentirebbe di liberare la città dalle auto dei pendolari e limitare l’uso dell’auto per gli spostamenti interni, tanto da rendere sufficienti i parcheggi oggi presenti in città, senza bisogno di costruire quelli multipiano in ogni piazza.

6 – Anfiteatro
Un monumento bellissimo, ancora poco studiato, al centro di un possibile percorso archeologico di cui tutti da anni parlano ma che nessuno fa niente per concretizzare. Questa benedetta legnaia la smantelliamo o no? Sapete come la penso. E i concerti estivi dove li facciamo? Una risposta subito, please.
Certo che smantelliamo la legnaia, è una battaglia che io e Vito abbiamo sempre condiviso. Il percorso archeologico esclude la possibilità di tenere lì i concerti? Solo in parte. Non è necessario organizzare lì i cosiddetti grandi eventi, per i quali servono altri spazi. Serve smantellare la struttura in legno degli anelli e conservare la platea, da sistemare nello spazio in terra battuta in modo speculare rispetto alla disposizione odierna. Il progetto esiste, è da anni che non viene attuato. Basta avere la volontà di metterlo in pratica: l’Anfiteatro potrà essere contemporaneamente sito archeologico visitabile e luogo di spettacolo, collegato all’Orto botanico, alla villa di Tigellio, all’Orto dei Cappuccini attraverso un percorso sotterraneo già esistente.

7 – Centri e spazi culturali
La cultura a Cagliari è allo sbando. Nove anni di gestione dell’assessore Pellegrini sono stati una sciagura biblica. Il bando per l’assegnazione ai privati dei centri culturali si è perso nel nulla. Ma nei prossimi anni ci saranno da gestire anche il Parco della Musica, la Mediateca del Mediterraneo e l’ex Manifattura Tabacchi! Serve subito un progetto culturale.
La cultura a Cagliari non è allo sbando, anzi. Inesistenti sono le politiche culturali del Comune. In città esiste un fermento notevole e in continua crescita. Esistono numerose associazioni teatrali, musicali, letterarie e delle arti visive che da tempo chiedono spazi e politiche chiare. Abbiamo diversi artisti, scrittori, musicisti, attori, designer e organizzatori. Invece abbiamo assessori e dirigenti che privilegiano gli aspetti commerciali. Che il Comune finanzi la celebrazione del compleanno della Barbie, ad esempio, spacciandola per un evento culturale, è inaccettabile. Soprattutto se questo significa sottrarre risorse a quella serie di iniziative che negli anni hanno costruito un consenso importante non solo a livello cittadino. Una città più ricca di cultura è anche una città più ricca di opportunità economiche, occupazionali e turistiche. Collegata con le altre città del Mediterraneo e con gli spazi museali sardi, in modo tale da creare un sistema di confronto tra espressività culturali diverse.

8 – Pubblica amministrazione
La macchina amministrativa comunale è a dir poco opaca. Vogliamo nuovamente parlare degli ultimi concorsi o dello smodato protagonismo di alcuni dirigenti in questi ultimi anni?
In effetti no, non vorremmo più parlarne. A ognuno il suo ruolo: i politici devono prendere le decisioni, i dirigenti farle applicare. Il vero problema, in questi anni, è stata la loro politicizzazione. Il risultato di questa gestione è sotto gli occhi di tutti. La macchina amministrativa può funzionare bene solo con vertici super-partes, slegati dalle dinamiche dei partiti: per farlo sono necessari concorsi trasparenti e regole certe e uguali per tutti. Inoltre la trasparenza amministrativa e la pubblicazione di tutti gli atti amministrativi consente che al cittadino di essere libero e di non dover ricorrere all’amico per ottenere le informazioni che gli sono dovute.

9 – Città turistica
Abbiamo dati di tutti i tipi (ultimo il sondaggio fatto sui croceristi), conosciamo le criticità e le opportunità. Serve una linea precisa, basta con gli slogan.
Sino a ora abbiamo parlato della Cagliari che vogliamo. Quale migliore città per i turisti, se non quella che vorremmo per noi? Una città che li accoglie, rispetta l’ambiente, tutela la cultura, privilegia il trasporto pubblico? Non basta risolvere la diatriba tra negozi aperti o negozi chiusi, all’ora di pranzo o nei giorni di festa: è una questione importante ma non è l’unica. Vogliamo musei visitabili anche all’ora di pranzo con mostre e iniziative culturali di rilievo (non solo futurismo e trasvolatori), monumenti aperti non solo due giorni l’anno. In questo senso, lo abbiamo sottolineato prima, il Comune deve puntare sulle iniziative culturali durante tutto l’anno e non solo in estate.

11 – Teatro Lirico
La più grande impresa culturale della Sardegna è allo sbando, sommersa dai debiti e mortificata da una dirigenza che ne mette a rischio la stessa sopravvivenza. Il prossimo sindaco (che sarà anche il presidente della Fondazione) continuerà con l’oscena pratica della lottizzazione o chiamerà persone preparate, slegate dalle botteghe locali?
E’ certo che il futuro sindaco dovrà intervenire per salvaguardare la più grande impresa culturale della Sardegna, coinvolgendo le migliori esperienze in modo tale da rilanciare il Lirico. I problemi sono di due tipi. Uno di natura organizzativa e manageriale, da risolvere anche raccogliendo per esempio finanziamenti da privati attraverso la raccolta pubblicitaria che oggi si limita a settemila euro l’anno (così emerge dal bilancio) e investendo sulle professionalità (coro, orchestra, sartoria ecc.) e sulla migliore programmazione. L’altro problema è quello della fine della precarietà, da risolvere con le garanzie per i lavoratori e impedendo le esternalizzazioni (pensate che uno dei settori affidati ad esterni è quello delle biglietterie che, è noto a tutti, è un settore indispensabile per un teatro che opera tutto l’anno). Sarebbe anche l’ora di investire le risorse del Comune, della Provincia, della Regione e del Ministero sull’aspetto culturale e non consentendo gli sprechi dell’ultima gestione.

12 – Stadio
Incredibile! E non mi stavo dimenticando di questa vicenda farsa? Che si fa? Il nuovo stadio si costruisce realmente ad Elmas? E il Sant’Elia che fine fa?
Sulla questione stadio il mio pensiero è chiaro dall’inizio della vicenda. Non è possibile “regalare” un’area (la questione non riguarda solo il Sant’Elia) che vale 50 milioni di euro a un privato, chiunque sia. Serve ricordare, poi, che il Sant’Elia nasce come stadio olimpico, destinato quindi a diverse manifestazioni sportive e non esclusivamente al calcio. Senza dimenticare gli importanti lavori di ristrutturazione avvenuti in occasione di Italia ’90, che ne fecero appena 20 anni fa uno degli stadi migliori della manifestazione mondiale. Lesioni strutturali non ne esistono: diciamo che con cifre abbordabili si potrebbe ristrutturare, completare e ammodernare. Tutto per renderlo fruibile tutti i giorni anche per altre discipline sportive, e non solo in occasione delle partite casalinghe del Cagliari. All’ipotesi Elmas non ho mai creduto: troppi problemi legati alla sicurezza del vicino aeroporto, mi sembra difficile che l’Enac possa dare il via libera. Un’ulteriore possibilità è quella di sistemare l’area circostante dove, già oggi tanti appassionati – sportivi, amatori e intere società – si allenano tutti i giorni della settimana.

13 – Campus
La grande vergogna: 38 milioni di euro spesi per non costruire nulla. Intanto c’è chi si arricchisce affittando in nero le stanze ai fuorisede. Il Campus a la Playa lo vogliamo costruire? O qualcuno crede ancora alla favola del campus diffuso nel centro storico? Una balla colossale.
Il Campus universitario serve, e serve proprio in viale La Playa. Posto che il campus diffuso non esiste per definizione (o parliamo di campus o parliamo di residenze diffuse), serve anche fare due conti. Quanti sono gli studenti che secondo le graduatorie di reddito necessitano di una casa in città? Circa 2000. L’Ersu ne ha a disposizione quasi mille, per cui ne servono altri mille. Il progetto del Campus alla ex Sem prevedeva proprio quelli. Facciamo il campus, senza parlare di altro. Perché lì, poi, è altrettanto semplice. E’ uno spazio vicinissimo alla stazione ferroviaria, attaccato a quella dell’ARST, a dieci minuti dall’aeroporto (se il nostro Ateneo ambisce a diventare di respiro internazionale servono anche i collegamenti aerei), snodo tra le tre principali arterie di ingresso alla città. Lo spazio era stato pensato lì apposta, per evitare che anche gli studenti fuorisede arrivassero a Cagliari con la loro auto privata. La metropolitana leggera completata e i bus pubblici (piazza Matteotti, lì davanti, è crocevia di numerose linee cittadine) farebbero il resto.

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