Primarie del centrosinistra: tredici domande su Cagliari, ecco le risposte di Giuseppe Andreozzi dei Rossomori

Posted on 28 gennaio 2011

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Anche il candidato dei Rossomori Giuseppe Andreozzi ha riposto alle mie tredici domande su Cagliari. Eccole.

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1 – Case popolari e case per tutti
In città, circa duemila persone hanno diritto ad avere una casa popolare, ma sedici anni di centrodestra alla guida del Comune non ha nemmeno indicato le zone dove costruirle. Ma mancano anche le case per il ceto medio, mentre la città si spopola drammaticamente. Che si fa? Dove si costruisce? O compriamo casa tutti da Zuncheddu e Cualbu?

Credo che a Cagliari si sia già costruito abbastanza e che nuove aree di espansione urbana, anche popolare, vadano ricercate nell’ambito dell’area vasta (grande sconosciuta nella politica cagliaritana) d’intesa coi comuni dell’hinterland.
Sicuramente da invertire è però la tendenza della città a spopolarsi, invecchiare ed investire sul lusso (nuovo e ristrutturato).
Il comune può farlo stimolando la ristrutturazione dell’usato ed orientandolo verso la cessione in proprietà a residenti delle fasce medio basse e ad affitti a giovani e studenti.
Tecnicamente, se c’è la volontà politica, è un disegno realizzabile: il comune può reperire le risorse necessarie utilizzando finanziamenti europei volti al recupero dei  centri storici attraverso mutui agevolati ed utilizzare la “ fiscalità di vantaggio” prevista dall’art. 40 del decreto legge “brunetta” n. 78 del 2010, che consente, in alcune regioni tra cui la Sardegna, di azzerare l’Irap e disporre esenzioni, deduzioni e detrazioni per le imprese.
Per fare questo occorrerà un’intesa con la Regione, per individuare le categorie dei destinatari cui dovrà essere destinata la vendita e l’affitto degli immobili.
Ad esempio, negli anni scorsi a Cagliari si sono costruite case di buona qualità a basso costo (in via Bolzano) in applicazione di una legge nazionale del 1991 che consente agevolazioni fiscali e previdenziali per appartamenti da affittare o vendere a soggetti impegnati nella lotta alla criminalità. La Regione può fare qualcosa di simile, applicando la fiscalità di vantaggio del 2010 e individuando come categoria di destinatari i residenti delle fasce medio basse, i giovani e gli studenti.
Si possono così convertire a un’edilizia sociale anche imprenditori come Cualbu e Zuncheddu.

2 – Sant’Elia
Progetti su progetti, promesse su promesse, ma Sant’Elia è ancora oggi il ghetto della città dove la droga comanda. Cosa vogliamo fare? Idee concrete e subito attuabili, non parole.
Paradossalmente, l’emarginazione e l’abbandono di quartieri come S. Elia, parte di Is Mirrionis, del Cep e di S. Avendrace è congeniale al ceto economico e politico che da decenni governa la città: l’emarginazione genera bisogno e il bisogno produce la dipendenza clientelare che a sua volta alimenta il potere (non è un caso che proprio in questi quartieri il centrosinistra, in occasione delle elezioni comunali, subisce le sconfitte più rilevanti).
Quanto al S. Elia, bisogna creare centri di aggregazione, rendere vivibili gli spazi pubblici, favorire attività produttive legate alla storia del borgo anche con  la realizzazione di un piccolo porto da pesca e di opere destinate ad attrarre visitatori e occasioni di occupazione come il Betile e la valorizzazione e fruizione dei colli (inseriti  nel piano del verde commissionato dalla giunta Delogu all’architetto Andreas Kipar e rimasto nel cassetto da oltre dieci anni).
Per simili attività, oltre agli strumenti ordinari già esistenti, si potrebbe realizzare uno dei “punti franchi” previsti dall’art. 14 dello Statuto Sardo (“Saranno istituiti nella Regione punti franchi”) rimasti uno delle tante incompiute della nostra autonomia.

3 – Il Poetto
Una spiaggia urbana, un sogno. Ce lo vogliamo tenere così? Perché non fare un ripascimento (fatto bene però stavolta)? E i baretti che fine fanno? Niente paura perché qualunque scelta si farà, sarà giocoforza drastica.
In nessun posto al mondo poteva succedere quel che è accaduto a Cagliari, consentire a un ente terzo, la provincia, di gestire in solitudine un’impresa delicata su un bene come la spiaggia del Poetto e assistere impotente allo scempio causato dalla attuazione del ripascimento.
Fra l’altro, ogni anno il mare si sta rimangiando buona parte della sabbia riversata in quella occasione. Un  nuovo ripascimento dovrà perciò essere preceduto da un attento studio delle dinamiche del mare e forme di protezione dell’arenile (funzione un tempo assolta prima dalla vegetazione naturale e poi dai casotti).
Il futuro del Poetto, che dal punto di vista paesaggistico è parte integrante del complesso naturalistico di Molentargius,  non dovrà passare attraverso insedimenti residenziali. Vedo invece con favore strutture turistiche “leggere”, nel cui ambito si inseriscono sicuramente anche i “baretti”. E’ però inaccettabile che gli operatori economici del settore debbano vivere fuori da ogni ragionevole programmazione dell’utilizzazione del litorale, alla mercé delle concessioni provvisorie (anche queste funzionali a una gestione clientelare del potere), compresa l’ultima proroga annuale recentemente accordata.

4 – Tuvixeddu
Un parco archeologico straordinario nel cuore della città. Ma nella selva di ricorsi e controricorsi mi sono perso, e penso di non essere l’unico. Ma nel frattempo cosa facciamo? Continuiamo nello scontro frontale o cerchiamo una via d’uscita con i privati? Come sarà l’area di Tuvixeddu fra vent’anni? Astenersi persone con una visione slegata dalla realtà, grazie.
Confesso, mi sono perso anch’io, che pure seguo da vicino le vicende del colle.
Dopo lo sciagurato “accordo di programma”, che aveva consentito la lottizzazione nel  più grande cimitero fenicio punico del mondo, forse si è persa l’occasione di utilizzare strumenti possibili, come la creazione per legge regionale di un parco e il conseguente indennizzo dei proprietari
Non tutto è perduto: il Consiglio di Stato, l’anno scorso, ha detto che per ogni singolo lotto sarà necessaria  una nuova valutazione di compatibilità ambientale; recentemente, il Ministero ha posto un vincolo archeologico su Tuvumannu (dove dovrebbe passare la nuova strada); nei mesi scorsi il Consiglio regionale ha dichiarato a larga maggioranza di voler realizzare il parco, in accordo coi proprietari dell’area,  pur senza far seguire, a tale proposito, atti concludenti.
Bisogna essere ottimisti e nel futuro vedo un comune ben amministrato ed un parco archeologico e naturale gestiti come merita un bene irripetibile.

5 – Metropolitana e trasporto pubblico
Il delirante progetto di bucare la città per costruire parcheggi sotterranei, che di fatto non usa nessuno, va avanti: vedrete adesso cosa succederà quando aprirà il cantiere di via Roma. Questa benedetta metropolitana leggera di cui si parla da anni sarebbe la salvezza, altroché metropolitana sotterranea (che non vedrà mai la luce ma che ingrassa i progettisti, col grembiulino e senza).
Sul punto, mi pare che nel centrosinistra siamo, ora, tutti d’accordo: rendere il sistema di mobilità pubblica più efficiente e competitivo (rispetto al mezzo privato), per orari, qualità e quantità di mezzi, in particolare con la realizzazione della metropolitana di superficie per tutto il suo percorso circolare, da via Roma a Via Roma, passando per il Poetto, Quartu, tutti i comuni della cintura urbana fino all’aeroporto e da qui, con la linea ferroviaria statale, fino alla stazione.
Inoltre, la realizzazione dei percorsi pedonali e ciclabili previsti anche questi dal piano del Verde già citato.

6 – Anfiteatro romano
Un monumento bellissimo, ancora poco studiato, al centro di un possibile percorso archeologico di cui tutti da anni parlano ma che nessuno fa niente per concretizzare. Questa benedetta legnaia la smantelliamo o no? Sapete come la penso. E i concerti estivi dove li facciamo? Una risposta subito, please.
Anche qui, c’è da perdersi.
Nel 2000 il Ministero quale  proprietario dell’area, chiese la restituzione del bene al Comune, che invece propose ricorso al Tar. Nel 2006 il Tar aveva respinto il ricorso, ma neppure questo è servito a far rimuovere la “legnaia”, come non sono serviti gli appelli accorati di illustri cagliaritani come Romagnino e Lilliu.
Nel futuro, vedo un utilizzo del sito con  le gradinate come sfondo del palco e finalmente restituite alla fruizione come monumento della città; non oso immaginare, però, in quali condizioni lo troveremo una volta rimosse assi e tasselli….

7 – Centri e spazi culturali
La cultura a Cagliari è allo sbando. Nove anni di gestione dell’assessore Pellegrini sono stati una sciagura biblica. Il bando per l’assegnazione ai privati dei centri culturali si è perso nel nulla. Ma nei prossimi anni ci saranno da gestire anche il Parco della Musica, la Mediateca del Mediterraneo e l’ex Manifattura Tabacchi! Serve subito un progetto culturale.

Cagliari, come la Sardegna, soffre il limite dell’insularità che rende gravose e spesso antieconomiche attività produttive che comportano importazione ed esportazione di beni. Ha perciò diritto di pretendere aiuti, agevolazioni e contributi per investire su beni immateriali come la cultura, l’arte, la musica, il cinema (bella l’idea di destinare al cinema l’ex manifattura) che devono diventare la grande risorsa della città – insieme all’Università – con la creazione di scuole e la realizzazione di eventi, favoriti dal clima e dalla cornice naturale della città.
La libera fruizione di spazi pubblici ai giovani ed alle associazioni culturali dovrà favorire l’emancipazione di queste dal benefattore di turno. E magari, come ricordavo nella mia assemblea di presentazione del programma, un giorno non ci ricorderanno solo per aver celebrato, col denaro pubblico, le buone maniere di Gala e Teo o la menopausa di Barbie.

8 – Pubblica amministrazione
La macchina amministrativa comunale è a dir poco opaca. Vogliamo nuovamente parlare degli ultimi concorsi o dello smodato protagonismo di alcuni dirigenti in questi ultimi anni?
Credo che una buona amministrazione non possa prescindere da un buon rapporto con la macchina amministrativa e quindi con le donne e gli uomini che ne garantiscono il funzionamento. Credo anche che il personale possa dare molto se è motivato, si sente partecipe e viene gestito con trasparenza e imparzialità.
Tanti segnali dimostrano che fino ad oggi non si è saputo procedere in  tal senso ed è sicuramente sintomatica anche la mancata attuazione di uno dei principi cardine  della moderna amministrazione (da noi, la Bassanini), quale la rotazione degli incarichi dirigenziali.

9 – Città turistica
Abbiamo dati di tutti i tipi (ultimo il sondaggio fatto sui crocieristi), conosciamo le criticità e le opportunità. Serve una linea precisa, basta con gli slogan.
Cagliari deve puntare sul turismo legato ad eventi culturali (manifestazioni musicali, festival di cinema, premi letterari) ed alla fruizione del proprio patrimonio artistico (musei, siti archeologici, centro storico) e naturale nel corso dell’intero anno anche in concomitanza con analoghi eventi nell’interno dell’Isola che consentano al turista il prolungamento della vacanza. Sarei meno interessato a intasare ulteriormente il Poetto nei mesi di punta …

10 – Parco di Molentargius
Un’opportunità straordinaria  per la città. Eppure è un parco fantasma. Lo vogliamo una volta per tutte valorizzare? E gli abusi a Medau su Cramu li vogliamo abbattere oppure no?
Una delle tante incompiute della città. Eppure si tratta di un sito di inestimabile valore, sotto il profilo ambientale, faunistico e di archeologia industriale delle saline, il cui patrimonio va recuperato e reso fruibile in attività compatibili. Sicuramente i risultati fino ad oggi raggiunti in tale direzione non sono pari alle aspettative e neppure alle risorse impiegate.
Quanto agli abusi, è l’ennesimo dramma di Cagliari. Praticamente tutti gli attuali abitanti si sono insediati abusivamente a Medau Su Cramu agli inizi degli anni ’80 ed hanno corrisposto al comune (che prima ha tollerato e poi incassato) tutti gli oneri dovuti per la sanatoria. Trattandosi di zona sottoposta a vincolo paesaggistico, occorreva anche l’autorizzazione, mai giunta, dei competenti organi di tutela.
Dopo quasi trent’anni, è un altro caso irrisolto e un’altra fetta di città in mano al buon cuore e agli umori di chi governa.
Alcuni anni fa la Commissione europea si era occupata del caso, suggerendo interventi condivisibili quali una viabilità senza asfalto, la eliminazione di alcune costruzioni elevate e altre abnormi, la piantumazione di alberi per nascondere le abitazioni dal panorama e favorire la fauna, ma la nostra amministrazione continua a preferire il provvisorio.

11- Campus universitario
La grande vergogna: 38 milioni di euro spesi per non costruire nulla. Intanto c’è chi si arricchisce affittando in nero le stanze ai fuorisede. Il Campus a la Playa lo vogliamo costruire? O qualcuno crede ancora alla favola del campus diffuso nel centro storico? Una balla colossale.
Il Campus di viale la Playa deve essere realizzato tanto più che, nel frattempo, le aree sono diventate di proprietà dell’ERSU.
Nella futura città universitaria il campus rappresenterà un insostituibile centro di aggregazione di studenti, non solo dell’interno, ma spero anche di altre regioni e Paesi, attratti da un’Università di qualità.
Considerato che i fuori sede sono oltre 19.000 ed il Campus ne potrà contenere non più di un migliaio, si può pensare ad incentivi, anche con la leva fiscale, per favorire l’accesso degli studenti all’abitazione nel centro storico e all’acquisto di qualche piccolo edificio da destinare a tal fine, anche per calmierare il livello dei canoni. Certo, non lo chiamerei campus diffuso …

12 – Teatro Lirico
La più grande impresa culturale della Sardegna è allo sbando, sommersa dai debiti e mortificata da una dirigenza che ne mette a rischio la stessa sopravvivenza. Il prossimo sindaco (che sarà anche il presidente della Fondazione) continuerà con l’oscena pratica della lottizzazione o chiamerà persone preparate, slegate dalle botteghe locali?
E’ davvero un peccato non avere un ente all’altezza del teatro e della passione dei cagliaritani per la grande musica.
Il prossimo sindaco dovrà puntare ad acquisire amministratori all’altezza del compito, e puntare a far emergere e valorizzare le professionalità locali.
Dovrà imporre anche una buona amministrazione, che non necessariamente significa il pareggio di bilancio, perché la valorizzazione del teatro può produrre alla città benefici economici, quali l’incremento del turismo, l’impiego di manodopera artistica e lo sviluppo di attività professionali e artigianali di grande entità, che non emergono immediatamente dal semplice dato contabile; significa però, sicuramente, eliminazione di inutili sprechi ed investimenti non giustificati.

13 – Stadio
Incredibile! E non mi stavo dimenticando di questa vicenda farsa? Che si fa? Il nuovo stadio si costruisce realmente ad Elmas? E il Sant’Elia che fine fa?
Davvero incredibile. Anni di battibecchi e ripicche fra il comune e la società senza che il comune sia stato capace di una proposta condivisa, sicuramente non impossibile da trovare, perché Cagliari aveva interesse a mantenere in città il campo sportivo della prima squadra di calcio ed il Cagliari Calcio a non doverne costruire uno nuovo.
La vicenda è sintomatica anche dell’atteggiamento degli amministratori uscenti verso le problematiche dell’area vasta,  mai governate e sempre subite.
Ormai la scelta, che poteva sembrare una provocazione, pare diventare operativa e a noi resterà un inutile mausoleo di archeologia sportiva. Non vedo, infatti, quale utilità possa avere per la città una struttura simile, oltretutto ingestibile nei costi  da parte di società sportive diverse dal Cagliari calcio o da organizzatori di occasionali eventi sportivi o di altra natura.

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