Quirra: senza una posizione forte della politica, l’inchiesta di Fiordalisi può essere un boomerang. E occhio alle prossime analisi farlocche su nove cozze e sette vermi (non scherzo)!

Posted on 28 gennaio 2011

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Chi segue da anni la vicenda delle servitù militari in Sardegna e lo scandalo dei soldati morti a causa della Sindrome di Quirra (o dei Balcani, che dir si voglia) sa che queste sono settimane cruciali. L’apertura di un’inchiesta sulla base del Salto di Quirra da parte del procuratore di Lanusei, Domenico Fiordalisi, segna uno spartiacque. Alla sua conclusione lo scenario cambierà radicalmente. Ma, a mio avviso, i rischi potrebbero maggiori delle opportunità.

Su Quirra è infatti in corso una guerra sui dati e sulle analisi. Ogni volta che emergono elementi di “criticità” (come quelli relativi alla salute dei pastori, peraltro emersi incidentalmente durante uno studio sulla salute degli animali) la politica si affanna a chiedere analisi più approfondite. Ogni volta che invece i dati sono “rassicuranti” (cioè evidentemente incompleti), allora va tutto bene.

Questo dimostra che non sono ormai i dati che servono, ma una soluzione politica coraggiosa che prenda atto che, per motivi ancora misteriosi, i soldati e i civili che vivono nelle aree vicine ai poligoni sardi si ammalano di tumore con un’incidenza sospetta.

I dati definitivi sarà difficile averli, e questo per ovvi motivi. Il gioco lo abbiamo capito: in caso di elementi preoccupanti, verrà eccepita alla Procura la scarsa scientificità; in caso di dati incompleti o generici, questi verranno spacciati come “rassicuranti”.

L’indagine di Fiordalisi deve essere dunque concepita come un punto di partenza, non certo come il giudizio di Dio. Anche perché nessuno sa bene con certezza cosa si debba cercare. Trovare l’uranio impoverito è molto difficile, e questo lo dicono tutti. Allo stesso modo, si ha l’impressione che le malattie che colpiscono militari e civili siano causate da una somma di fattori (non solo uranio ma anche le radiazioni dei radar, le esalazioni dei propellenti, eccetera).

Non siamo quindi davanti a nessi di cause ed effetto evidenti: la scienza sta iniziando ora a farsi un’idea della ricaduta delle nuove tecnologie belliche sulla salute dei militari e dei civili che vivono a ridosso dei teatri di guerra. Ciò che sappiamo con certezza è che la gente muore. Ma in tanti vogliono far finta di non vedere

Per questo, rischia di essere controproducente cercare la pistola fumante e il movente quando in troppi negano l’omicidio. Fuor di metafora: cosa stia accadendo nelle nostre basi è talmente lampante che, come ricordava bene l’Unione Sarda di ieri, “il D.P.R. 37 del 2009 equipara Quirra, Teulada e Capo Frasca alle zone di guerra del Kosovo, della Somalia, dell’Iraq e dell’Afghanistan. E ammette chi si ammala e abita o lavora nei poligoni sardi ai risarcimenti dai danni causati dai tumori”. Quindi è inutile chiedere evidenze scientifiche se poi si è a priori contrari a soluzioni drastiche che affrontino il problema.

La reazione è già in atto. Sia la Provincia dell’Ogliastra (ma non quella di Cagliari: eppure sono entrambe espressione del centrosinistra!) che la Cisl si oppongono alla chiusura in via precauzionale del Poligono. Il Pd arranca paurosamente, cercando di far dimenticare l’interrogazione con cui, appena tre anni fa, chiedeva all’allora ministro della Difesa Parisi il raddoppio di una pista tattica a Perdasdefogu, perché evidentemente il territorio non poteva perdere gli investimenti di Finmeccanica.

Insomma, nessuno è innocente e tutti sono in difficoltà.

Per questo ora bisogna stare in guardia. Perché ogni volta che la società delega alla magistratura la soluzione a problemi evidentemente politici, allora nascono i guai. Ripeto: l’inchiesta di Fiordalisi è sacrosanta e va sostenuta in tutti i modi, ma sarà solo un passaggio di una ricerca della verità che dovrà continuare.

Infatti chi si attesta su posizioni “negazioniste” cosa chiede? La posizione della Cisl è esemplare: “L’inchiesta sia veloce e definitiva, perché c’è in giro una voglia matta di liquidare la presenza militare in Sardegna e chiudere le aree ancora riservate alle servitù con le stellette”, dicono con una nota Giovanni Matta e Oriana Putzolu. Che infatti non negano che “l’unica causa che giustifica l’immediata chiusura di questi siti è che la loro presenza pregiudichi in qualunque modo la salute dei lavoratori addetti e delle comunità del territorio”. Per la Cisl però “non siamo ancora in presenza di dati certi, ma soltanto di valutazioni parziali”. Alla Cisl vorrei dire che, in effetti, dieci pastori su diciotto ammalati di tumore a Quirra è un dato parziale: sarà completo quando saranno morti tutti, diciotto su diciotto.

La guerra ora si sposta dal poligono sui giornali. Ed è una guerra sottile ed insidiosa. Ne dà la prova l’Unione Sarda che, dopo aver fatto scoppiare lo scandalo dei pastori di Quirra malati di leucemia, oggi dà voce al sottosegretario alla Difesa Giuseppe Cossiga. Neppure una domanda sull’inchiesta di Fiordalisi, ma anzi (ben imbeccato dal giornalista) l’affermazione che “l’esercito è la prima industria in Sardegna”. Come dire: perché volete smantellare le basi militari?

La Nuova Sardegna di oggi dà invece notizia dell’imminente divulgazione delle analisi “commissionate da tempo dal ministero della Difesa a un’agenzia europea, la Namsa”. Da quello che ho potuto accertare, la conferenza stampa di presentazione dovrebbe tenersi nei prossimi giorni a Perdasdefogu. Scrive la Nuova: “Verranno presentati anche i dati delle analisi che sono state eseguite sugli animali e in diversi punti del terreno del poligono”.

E qui viene il bello. Perché la Namsa (da quello che già si sa e si dice) ha analizzato anche campioni di mitili. Le cozze, si sa, sono degli ottimi bioaccumulatori, raccontano cioè molto dello stato di inquinamento del mare. E quante cozze ha analizzato la Namsa? Nove. Avete capito bene: solo nove.

Ma la Namsa ha anche effettuato un campionamento del suolo. E quanti vermi ha analizzato: sette.

C’è da stare tranquilli, a Quirra e a Perdasdefogu va tutto bene, non c’è dubbio.

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