Cesss! Il Festarch, affossato dalla Regione Sardegna, rinasce a giugno ma… a Perugia!

Posted on 17 febbraio 2011

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Festarch emigra a Perugia. Proprio così: stesso nome, stesso logo, stesso direttore artistico (Stefano Boeri), stesso obiettivo e, immaginiamo, stessa straordinaria ricaduta culturale e mediatica.

Il Festival internazionale dell’Architettura, nato nel 2007 e proseguito nel 2008 all’ex Manifattura Tabacchi per volontà del presidente Soru, lascia dunque mestamente Cagliari e approda nel capoluogo umbro. Appuntamento dal 2 a 5 giugno prossimi. Gli ospiti? Un articolo su ilsitodiperugia.it ce li preannuncia: “I premi Pritzker Kazuyo Sejiima e Tom Mayne; maestri dell’architettura del ‘900 come Peter Eseinman, Peter Cook e Yona Friedman; alcuni dei progettisti piu’ interessanti della scena internazionale: Bjarke Ingels, Dillier & Scofidio, Michael Maltzan, Giancarlo Mazzanti, Francois Roche, Benedetta Tagliabue e Bernard Khoury. Annunciato anche William McDonough, progettista cult delle più avanzate tendenze dell’architettura sostenibile”.

Che non fosse più aria per la manifestazione voluta da Soru lo si era capito da tempo. Nel maggio di due anni fa, il direttore artistico Boeri aveva dichiarato di aver scritto una lettera al presidente Cappellacci, chiedendogli interesse e disponibilità a rifare Festarch, “ma a quella lettera non ho avuto nessun riscontro. Avranno avuto altro da fare sono tempi difficili per tutti”, disse al Giornale di Sardegna.

Avevano sicuramente altro da fare, non c’è dubbio.

Ora sarà contento l’assessore comunale alla Cultura Giorgio Pellegrini, che (da docente universitario) definì il Festarch “una costosissima festicciola”. Lo stesso Pellegrini inoltre, manifestando davanti alla Manifattura con i ragazzi di Azione Giovani il giorno dell’inaugurazione dell’edizione 2008, firmò il testo di un pregevolissimo volantino che abbiamo il piacere di riproporvi:

«Già avevo anticipato, sulla stampa, alle prime notizie delle tentazioni betiliche del nostro governatore, l’ansia totalitaria che si intuiva dietro quella voglia monumentale di “parole di pietra”. Utilizzo propagandistico dell’architettura ipertrofica, tipico della tradizione totalitaria del novecento, che vede illustri predecessori del nostro piccolo satrapo regionale: da Hitler a Stalin sino a Mussolini. La raffinatezza di questa ennesima operazione propagandistica-architettonica, vestita a fest-arch effimera e miliardaria, rivela netti, disegno e calcolo di comunicazione di un egocentrico che sa il fatto suo, senza nascondere peraltro affinità sconcertanti con l’ambiguità pseudomodernista mussoliniana della fine degli anni trenta. Quando (leggasi il recente, interessantissimo “Mussolini architetto”, di Nicoloso, uscito per i tipi di Einaudi) il duce, intossicato dalla competizione architettonica accesa da Hitler e dal plagiatissimo Speer, sterza senza esitazione dall’equilibrio del sincero razionalismo “di regime” di Pagano e Terragni e si avventura nell’ultimo, fosco atto di quel monumentalismo piacentiniano, diviso tra romanità di archi e colonne e funzionalismo minoritario, che troverà sfogo nei grandi cantieri incompiuti della Capitale e nel progetto dell’E42 (oggi Eur). A quella storica ambiguità il nostro governatore aggiunge l’effimero festaiolo e trendy delle passerelle chiassose e la frenesia delle grandi abbuffate pseudoculturali, amplificate adeguatamente da una stampa acritica e ben foraggiata e acclamate dalla turba prona di tutti i suoi lacayos. Poveri studenti di architettura! Ingannati da questo lussuoso balenare di dorati lustrini e pingui gettoni, non sanno che il futuro che li aspetta è quello del bigliettaio, o se gli va bene del custode, nell’antro faraonico del Betile».

Sono sicuro che un volantino del tutto simile a questo verrà diffuso a giugno dall’assessore alla Cultura del Comune di Perugia.

 

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