Comunali a Cagliari: o Nizzi, no tocchis nudda e dona a pappai a sa scimmia! Come il boss gallurese del Pdl sta incasinando il partito, già allo sbando di suo

Posted on 17 febbraio 2011

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Certo, non è bello stare ad osservare un moribondo che si contorce tra mille dolori e spasmi, ma questo è uno sporco lavoro e qualcuno lo dovrà pur fare. Perché, Ruby o non Ruby, il Pdl è proprio al capolinea. Soprattutto in Sardegna, dove ieri, in un solo giorno, il fresco vice coordinatore dei berlusconiani Settimo Nizzi, ha messo a segno due colpi clamorosi, facendo rimpiangere a molti l’immobilismo catatonico del suo predecessore, Claudia Lombardo (anche un orologio fermo due volte al giorno segna l’ora esatta).

Cos’ha dunque combinato Nizzi? Dopo aver passato una vita (politica) a sbandierare la sua galluresità e a dire “Noi non siamo cagliaritani”, è sceso in città e ha fatto l’olbiese. Cioè si è permesso di concedere un’intervista all’Unione Sarda (vi rendete conto??) in cui detta le condizioni al Pdl e agli altri partiti in vista delle prossime elezioni comunali a Cagliari! Come se fosse l’unico boss berlusconiano della “Capitale del Mediterraneo”. Come se lui, l’ultimo arrivato, avesse titolo a parlare!!!

Apriti cielo! Secondo me il senatore Mariano Delogu, ex sindaco e attuale coordinatore regionale del Pdl, quando ha visto l’Unione deve aver avuto voglia di prendere Nizzi e di fargli rimangiare l’intervista (nel senso di fargli ingoiare tutte le copie vendute ieri in città).

Perché il Pdl è in un vicolo cieco e parlare a vanvera di liste civiche si o no, come ha fatto ieri Nizzi, rischia di far precipitare la situazione. Il gallurese evidentemente non ha capito nulla e non ha capito soprattutto che Cagliari non è Olbia, dove lui e Sanciu comandano e gli altri ubbidiscono, e se non lo fanno, saltano. I poteri cagliaritani sono più articolati: c’è Floris e c’è Cappellacci, ci sono Massidda e Farris che già litigano per un ipotetico posto da vicesindaco, c’è Sanjust, c’è Ada Lai, c’è Delogu. Poi c’è la Regione, ci sono i giornali e le tv.

E poi il Pdl cagliaritano è in un vicolo cieco e questo Nizzi sembra non averlo ancora compreso. Il partito è in caduta libera e oggi vale tra il 15 e 20 per cento. Nonostante questo, fa la voce grossa con il candidato sindaco Fantola chiedendo già da subito il posto da vicesindaco e assessorati importanti. Fantola è stato chiaro: “Vediamo quanto prendono le singole liste e poi ne riparliamo”. Per questo il Pdl ora è contro le liste civiche, che pure avevano consentito a Floris di essere trionfalmente rieletto: perché il partito a maggio potrebbe valere quanto i candidati messi in campo da Massidda o Farris e alla fine poter pretendere pochi assessorati: una tragedia.

Ma senza liste civiche la competizione è dura, perché allora quelle messe in campo dai Riformatori farebbero il pieno di voti. Bel casino.

Allora che si fa? Si va ad una rottura con Fantola? Follia! Le conseguenze sarebbero disastrose, soprattutto alla Regione. È per questo che a Roma hanno dato il via libera al leader dei Riformatori, perché la Giunta Cappellacci non avesse ripercussioni (e infatti due mesi fa proprio il presidente della Regione aveva appoggiato la candidatura di Fantola).

E se la situazione nazionale precipita? Se si va ad elezioni anticipate? In quel caso il Pdl in città non potrebbe che correre da solo, essendo inverosimile una doppia campagna elettorale dove da una parte i finiani sono alleati e dall’altra nemici!

Per questo motivo Fantola sta zitto e fermo e attende il cadavere del Pdl passare nel canale di Mammarranca: o i berlusconiani accettano le regole del leader dei Riformatori (e in caso di vittoria verrebbero fortemente ridimensionati), oppure, dopo averlo indicato, decidono di correre da soli, rischiando così di perdere e di scomparire. Ora  Fantola è nella straordinaria posizione di forza di lasciare il cerino in mano ai berlusconiani.

Che fare dunque? E chi lo sa? Per questo Mariano Delogu sta cercando di prendere tempo in attesa del miracolo dell’ultimo minuto (perché stavolta Berlusconi ha veramente altro a cui pensare). Nizzi invece non ha capito una basetta e ieri ha pontificato con sicumera imperdonabile. Peraltro nel giorno in cui lo stesso faceva saltare per aria la Giunta Giovannelli, costringendo il sindaco di Olbia alle dimissioni.

E questo è il secondo capolavoro nizziano: far comprendere platealmente a tutta la Sardegna, in piena campagna elettorale, che il suo feudo è allo sbando, che nella città sconvolta da attentati dinamitardi inquietanti, il Pdl suo e di Sanciu (che ancora resta contemporaneamente senatore e presidente di Provincia, una vergogna) pensa a fare fuori il sindaco con una congiura di palazzo incomprensibile ai più.

È evidente che il sistema di potere del Pdl in Sardegna si sta sbriciolando e che una fase storica (iniziata nel 1994) sta per concludersi. Ma consentire che questa pochezza politica diventi un’arma in mano ai propri nemici è veramente da dilettanti della politica.

Chi lo sa, forse Nizzi pensa che questo suo atteggiamento da boss gallurese può servire a riportare il Pdl alla vittoria a Cagliari. Ma vedrete che presto qualcuno del partito gli racconterà la famosa barzelletta casteddaia: “O Settimo, no tocchis nudda, aparra firmu e dona a pappai a sa scimmia!”.

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