La Giunta Cappellacci aiuterà Videolina. E secondo me fa bene: meglio una tv scadente che una tv morta

Posted on 25 febbraio 2011

38


Con una decisione che farà storcere il naso a molti, nella sua ultima seduta la giunta Cappellacci ha deciso di sostenere le tv locali sarde in difficoltà. Con una delibera molto chiara, l’esecutivo prende sostanzialmente atto dello stato di crisi del settore televisivo e dà mandato all’assessore al Lavoro di trovare una soluzione.

Questa è la poesia. In prosa, la Giunta Cappellacci deve aiutare Videolina. L’emittente di Sergio Zuncheddu è in enorme difficoltà. Con l’avvento del digitale terrestre il fatturato è crollato. Quella che doveva essere la panacea di tutti i mali (con la moltiplicazione dei canali sarebbe arrivata la moltiplicazione degli utili, vaneggiava qualcuno) si è rivelata una maledizione. Una offerta smisurata ha allontanato gli spettatori dalle tv locali, in Sardegna come in tutte le altre regioni italiane. Videolina ha anche retto il colpo meglio di altre, ma alla lunga ha pagato una posizione di monopolio che durava da troppo tempo, l’incapacità a rinnovare la sua offerta, la contiguità ad una parte politica che ha ingessato il modo di raccontare la realtà da parte dei suoi giornalisti.

Il tg va meglio di prima, ma è evidente che ai sardi non interessa più di tanto il collegamento in diretta con Sanremo o la settimanale intervista al presidente Cappellacci in cui si dice sostanzialmente che “in Sardegna va tutto bene”.

Due anni fa l’editore Zuncheddu chiamò un giovane manager da Milano, Federico Marturano, per guidare la transizione: è stato mandato via misteriosamente pochi mesi fa.

Videolina resta un’emittente, statica, polverosa, già vista. Inoltre continua a farsi male da sola: se l’unico programma di approfondimento giornalistico, Monitor, va in onda il giovedì (cioè quando su Rai Due c’è Santoro con Annozero), trattasi di grave forma di autolesionismo a cui nessuna delibera potrà mai porre rimedio.

La Regione ora aiuterà Videolina, anche se già da anni l’emittente gode di un trattamento ultra privilegiato.

Tutte le testate del gruppo Zuncheddu (L’Unione Sarda, Videolina e Radiolina, unitamente a Tcs che formalmente non fa parte della grande famiglia ma sostanzialmente sì), sono infatti da sempre le più coccolate dalle amministrazioni pubbliche. A parte la Regione (che pure qualche bando lo fa), il Comune di Cagliari da anni sostiene con programmi istituzionali esclusivamente queste emittenti.

Il massimo lo si è visto la scorsa estate, quando il Comune di Cagliari ha finanziato con ben 34 mila euro la festa al Poetto per i 35 anni di Radiolina, giustificando l’intervento con la necessità di “comunicare ai giovani le attività svolte dal Comune di Cagliari Assessorato alla Pianificazione dei Servizi – Igiene del Suolo sulla raccolta differenziata, e sensibilizzare i giovani verso la pulizia delle spiagge, mediante un punto informazioni della manifestazione, che verrà allestita in prossimità della sesta fermata del Poetto di Cagliari”.

È chiaro che così nessuno è stimolato a innovare il mercato televisivo. Videolina dovrebbe fare come Tele Norba, la storica emittente pugliese, che si è trasformata in Tg Norba 24 e ora con un progetto ambizioso si appresta ad affrontare lo swicth off. Certo, la geografia aiuta, perché Tg Norba 24 si propone come emittente di riferimento di tutto il sud Italia. Ma non ci vuole una grande fantasia ad immaginare la nascita di un canale all news anche in Sardegna. Ci sarebbe certo il rischio di dover far parlare tutti, e forse questo ancora in viale Marconi non si può fare.

Il caso di Sardegna Uno non è meno drammatico. L’avvento del banchiere-imprenditore Giorgio Mazzella ha peggiorato la situazione. L’emittente è sostanzialmente scomparsa dai radar. Il programma di Giacomo Mameli “Facciamo i conti” finì perché Mazzella si oppose alla presenza in studio, in una puntata in cui si parlava di precariato, dell’allora segretario regionale della Cgil, Giampaolo Diana. Il settore sportivo è stato smantellato, l’unica trasmissione che poteva fare concorrenza a Sardegna Canta fu spostata dal palinsesto. E sono solo pochi esempi.

Detto questo, è evidente che a fronte di tali e tante carenze imprenditoriali, le due maggiori tv sarde non si meriterebbero nulla. Ma io continuo a preferire due televisioni scadenti a due televisioni morte, per cui mi auguro che in fretta la Regione intervenga, senza peraltro nulla chiedere in cambio se non il mantenimento dei posti di lavoro. Sarebbe grave infatti che la Regione subordinasse gli interventi ad un maggiore “copertura” dell’attività della Giunta. I giornalisti devono essere lasciati liberi, anche di fare male il loro lavoro. Non possono certo essere i politici a dare la linea, ci mancherebbe altro.

Il settore dell’informazione è realmente in crisi, negare a Videolina, a Sardegna Uno e alle altre tv un aiuto straordinario sarebbe un crimine, perché anche le imprese editoriali sono imprese, e, come tutte le altre imprese, meritano di essere supportate nei momenti di maggiore difficoltà. L’alternativa sarebbe non fare nulla e assistere alla morte lenta di queste emittenti. Affermare che devono trovare sul mercato le risorse per sostenersi è una stupidaggine che può venire solo da chi non conosce il mercato editoriale e si parla a vanvera di libertà di stampa, censure, pressioni  e via sfarfallando.

So bene che questa Regione ha fatto morire nell’indifferenza Il Sardegna e che ora probabilmente si muove solo perché ci sono Zuncheddu e Mazzella, due imprenditori molto potenti ma che come editori non mi sembra abbiano dato prove di valore, anzi. Ma se Videolina viene ridimensionata, la situazione dell’informazione in Sardegna peggiora. La logica del “tanto peggio, tanto meglio” è una solenne baggianata.

Certo, sarebbe bello se la Regione mettesse mano al settore radiotelevisivo locale, favorire il pluralismo ed eliminare gli squilibri. Ma se non lo ha fatto Soru, perché pretendere che lo faccia Cappellacci?

Annunci