Quirra, Tuvixeddu, anfiteatro e nuovo stadio ad Elmas: il degrado come ricatto e una comica fuga dal principio di realtà

Posted on 6 marzo 2011

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Per principio, il ragionamento ideologico non tiene conto della realtà. Anzi, cerca di plasmarla sulla base di elementi che hanno una grande presa mediatica o una verità effimera. A tutti è capitato di credere, per convenienza, ad una bugia. Però poi alla fine la verità, anche involontariamente, prende il sopravvento. E tutto crolla.

Ci sono quattro situazioni oggi in Sardegna unite da questo filo rosso, fatto di degrado usato come ricatto e di una comica fuga dal principio di realtà.

Partiamo da Quirra. Dopo anni di battaglie, finalmente c’è un atto ufficiale che dice che dieci pastori su diciotto che hanno i loro ovili nei pressi della base sono morti o si sono ammalati di leucemia. Dieci su diciotto. Questo elemento ha dato una scossa al castello di bugie costruito per anni dalla politica e dai militari. Che però continuano a fare finta di nulla e ignorano la nuova realtà costruita dalla diffusione dei dati. Non solo, usano il degrado come arma contro le popolazioni, come dire “se chiude la base, si muore tutti di fame e alternative non ce n’è”. L’approccio ideologico alle cose punta a non tenere conto della realtà. E infatti militari e politici di centrodestra parlano come se i morti non ci fossero mai stati o come se il procuratore Fiordalisi non avesse trovato nella base cassette radioattive o discariche militari.

Passiamo a Tuvixeddu. A sentire i ben informati, la recente sentenza del Consiglio di Stato mette definitivamente la parola fine alle volontà cementificatorie del comune di Cagliari e di Coimpresa. I quali però dicono “noi andremo avanti”, come se nulla fosse successo. Come se si potesse ancora giocare con le parole. E anche in questo caso, il degrado è usato come arma di ricatto: senza cemento, la necropoli resterebbe un immondezzaio. Ma chi lo ha detto?

E vogliamo parlare dell’Anfiteatro romano? Al di la della scelta scellerata di distruggerlo con queste gradinate in legno, l’adozione del Codice Urbani ha cambiato radicalmente le regole dell’utilizzo dei beni culturali per momenti di spettacolo. E se anche il soprintendente Minoja afferma oggi che il monumento è in uno stato di sofferenza, tutti abbiamo il dovere di adeguare le nostre convinzioni a questo dato di fatto. E invece no. L’ideologia vuole le sue vittime. E si arriva a sostenere delle vere e proprie bestialità (“le gradinate preservano il monumento”) pur di non tenere conto della nuova realtà. Anche qui, l’alternativa è secca: o spettacoli o una discarica. Ma questa logica esiste solo per la politica e per un giornalismo servile che consente ai politici di raccontare una realtà modificata a loro uso e consumo.

L’esempio più clamoroso resta il nuovo stadio che il Cagliari Calcio vorrebbe costruire ad Elmas. L’Enac (l’Ente Nazionale Aviaizone Civile) ha già comunicato da mesi che non darà mai il via libera all’opera (che dovrebbe sorgere ad appena 500 metri dalle piste di decollo e atterraggio). Ma questo non conta. Infatti la Regione, la Provincia di Cagliari, la società sportiva e il Comune di Elmas si sono già riuniti (ovviamente senza l’Enac) per dare le opportune basi giuridiche al progetto. Se poi un giorno verrà bocciato, si potrà sempre dare la colpa alla burocrazia. Ovviamente, anche in questo caso non è in secondo piano il ben congegnato degrado a cui è stato condannato il Sant’Elia.

Dietro ognuna di queste storie ci sono bugie ormai insostenibili e fortissimi interessi privati. I militari guadagnano da Quirra cifre spaventose. Cualbu medita a Tuvixeddu di fare profitti notevoli (se così non fosse, avrebbe già gettato la spugna da tempo). Sui rapporti fra Sardegna Concerti (che per anni ha gestito l’Anfiteatro) e il Comune di Cagliari indaga la magistratura. ma gli interessi sono tali che il Box Office (che da Sardegna Concerti è controllato) promuove per stasera una manifestazione a favore dell’uso dell’anfiteatro per gli spettacoli, in una iniziativa che ricorda molto da vicino le farse organizzate in queste settimane dai sostenitori di Berlusconi davanti al Palazzo di Giustizia di Milano. E’ poi evidente che se il Cagliari avesse uno stadio di proprietà, la società sarebbe molto più ricca. Costruirlo facendo credere che il Sant’Elia è inagibile è possibile solo grazie alla complicità dei media dominanti.

Il tempo delle bugie però sta scadendo. E anche se fa comodo continuare a prendersi in giro, anche se l’informazione e la politica disinformano, è evidente che la chiusura della base di Quirra è più vicina di quanto non si creda, che a Tuvixeddu non si costruirà più, che le gradinate dell’Anfiteatro prima o poi verranno smontate e che molto difficilmente il nuovo stadio del Cagliari non verrà costruito ad Elmas.

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