L’idiozia nei giornali, Paolo Figus e l’Anfiteatro romano

Posted on 13 marzo 2011

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L’Unione Sarda di oggi, nella pagina della Cultura, abbandona per un attimo le interessanti vicende di Ken e Barbie (già opportunamente riferite qualche giorno fa) per informarci del nuovo incontro sull’idiozia organizzato ad Oristano da Filippo Martinez. Il tema era quello dell’idiozia nei giornali.

Immagino dunque con quanto disappunto i due relatori (Giorgio Pisano dell’Unione Sarda e Manlio Brigaglia della Nuova Sardegna) abbiano letto l’editoriale pubblicato oggi in prima pagina dal quotidiano cagliaritano a firma del direttore Paolo Figus (uno specialista del settore; dei beni culturali, intendo), e dal titolo “L’Anfiteatro deve continuare a vivere: la polemica sulla struttura lignea”.

Se solo Figus lo avesse scritto, che dico, anche solo una settimana fa, l’incontro di Oristano sarebbe salito di livello. Ma non dubito che lavorando alacremente sugli archivi dell’Unione, i due relatori abbiano trovato qualcosa all’altezza dell’editoriale di oggi.

In effetti, Figus aveva già messo a dura prova la sua traballante conoscenza della lingua italiana (“Povera Sardegna. E l’aggettivo povera dovrebbe essere ripetuto due, tre, un numero infinitesimale di volte”, scrisse in prima pagina il 26 luglio 2009) trattando il tema dell’Anfiteatro, sempre in prima pagina, nell’editoriale del 16 settembre del 2007.

Anche il pregevole pezzo offerto oggi ai lettori merita di essere divulgato. Infatti ve lo ripropongo integralmente, anche se da me opportunamente chiosato (per Figus, “Chiosare: breve spiegazione di parola o passo difficile”).

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L’Anfiteatro deve continuare a vivere: la polemica sulla struttura lignea
di Paolo Figus

Il 4 luglio del 2000, con un concerto di Lorin Maazel, esordì a Cagliari il nuovo Anfiteatro, quello, per intenderci, con la sovrastruttura lignea. E da quell’estate del 2000 iniziarono le polemiche con due schieramenti ben distinti: giuste o no le gradinate in legno? Giusto o no rendere fruibile un monumento storico, simbolo della città?
Sbagliato: le polemiche iniziarono prima dell’estate, il 12 marzo del 2000, quando la stessa Unione Sarda arrivò a criticare in un suo articolo la nuova sistemazione in legno titolando “Ma il look snaturerà l’antico monumento”. E’ sbagliata anche la data citata: Maazel inaugurò l’Anfiteatro il 7 luglio non il 4.

La decisione della sovrastruttura fu adottata dal Consiglio comunale di Cagliari, sindaco Mariano Delogu. E i denari arrivarono dalla Regione, grazie alle quote rimaste dai fondi per il Giubileo.
Sbagliato: dei sei miliardi e mezzo utilizzati per realizzare le gradinate lignee, tre arrivarono dallo Stato con i fondi del Giubileo, i restanti dalla Regione.

Una scelta adeguata? Bisogna ricordare che l’Anfiteatro, dopo un periodo di splendore alla fine degli anni’50 e ’60, era diventato un immondezzaio.
Sbagliatissimo: già dal 1982 gli spettacoli dell’Ente Lirico erano tornati all’Anfiteatro. Sia le opere liriche che alcuni memorabili eventi (come il concerto di Ray Charles e la Carmen di Peter Brook) furono rappresentanti nel monumento. Questo perché l’anfiteatro non è mai stato un immondezzaio.

C’erano gli spettacoli estivi, il pubblico si arrangiava con le sedie e con le tribunette in tubi Innocenti, che poi venivano di volta in volta smontate e rimontate. Ma, per sgombrare il campo dalle numerose leggende metropolitane che in questi anni sono state raccontate, bisogna dire che la sovrastruttura in legno non ha mai coperto i gradoni originali, per il semplice motivo che quei gradoni non esistono più.
Cooooosa?? I gradoni originali scavati nella roccia invece esistono e sono visibilissimi a tutti! Che ignoranza!

La parte centrale dell’Anfiteatro è andata distrutta; i massi, nel Medio Evo, sono stati portati via dai conquistatori, i pisani, i bizantini, gli aragonesi, che utilizzarono l’Anfiteatro come cava per le loro fortificazioni.
Sbagliatissimo: la parte centrale dell’Anfiteatro è l’arena, da anni sepolta dalla platea, nonostante il Comune si fosse impegnata a smontarla insieme al palco alla fine di ogni stagione degli spettacoli.

Mariano Delogu prima ed Emilio Floris poi hanno sempre difeso la struttura in legno, come solo pochi giorni fa l’ha difesa Mauro Pili con il suo movimento Unidos.
Omissivo: Delogu e Floris hanno sempre difeso l’Anfiteatro ma non le Soprintendenze archeologiche e paesaggistiche che già dall’ottobre del 2000 (undici anni fa!) hanno chiesto al Comune di smontare tutto. E la legittimità questa richiesta è stata ribadita dal Tar che nel febbraio del 2006 ha rigettato il ricorso presentato dal Comune.

L’Anfiteatro dà lavoro a 500 persone per quattro mesi l’anno, è il secondo spazio italiano per presenze, in dieci anni si sono contati un milione e mezzo di spettatori, secondo solo all’Arena di Verona, che però di posti disponibili ne conta diecimila, e non 4.500.
Numeri tutti da verificare forniti da Sardegna Concerti, la società che dal 2004 e senza bando gestisce gli spettacoli nel monumento. Per questo i responsabili di Sardegna Concerti sono sotto inchiesta da parte della Procura di Cagliari.

E chi difende la sovrastruttura lignea sottolinea che sotto il Partenone, ad Atene, in un anfiteatro simile al nostro, si fanno spettacoli di eccezionale livello.
Risibile: gli spettacoli di livello e di richiamo internazionale a Cagliari erano le opere liriche, che però, per effetto del buco creato dal sovrintendente Meli, non si rappresentano all’Anfiteatro da ben undici anni.

E non bisogna scordare il teatro di Taormina o quello di Verona, violato da innumerevoli cartelloni pubblicitari.
Patetico: in effetti, un cartellone pubblicitario fa gli stessi danni di poderose strutture lignee per ancorare le quali nel nostro Anfiteatro sono state realizzate ben “44 perforazioni nel manufatto archeologico”.

Un anno fa, la Sovrintendenza ai Beni archeologici ha stabilito che quel legno deve essere levato.
Sbagliato: la richiesta della soprintendenza archeologica è addirittura dell’ottobre di undici anni fa! Qualche mese fa il soprintendente Minoja ha avvisato il Comune che non autorizzerà nessun spettacolo all’Anfiteatro. Il Codice Urbani prevede infatti che ogni singolo spettacolo che si tiene in un’area archeologica deve essere autorizzato dalla soprintendenza. E questo nuovo sovrintendente, a differenza del suo predecessore Santoni, il Codice Urbani lo vuole rispettare.

Il Comune si è sempre opposto.
Sbagliatissimo. Nella persona del sindaco Floris, il Comune di Cagliari ha annunciato per ben quattro volte lo smontaggio delle tanto contestate gradinate lignee: il 25 giugno 2002, il 6 maggio 2004, il 27 maggio 2005 e 6 maggio 2007. Rimangiandosi poi sempre tutto.

L’assessore alla Cultura Pellegrini solo quest’anno ha cambiato idea optando per l’azzeramento degli spettacoli.
Sbagliato: Pellegrini afferma di aver cambiato idea alla fine della scorsa stagione estiva. Non solo: il mese scorso ha scritto a tutte le organizzazioni di spettacolo cagliaritane diffidandole dal mettere in vendita biglietti per spettacoli programmati la prossima estate.

Ma bisogna mettere nel conto che i maggiori artisti italiani e internazionali se vengono a esibirsi a Cagliari lo fanno solo se hanno come cornice l’Anfiteatro.
Ridicolo: solo per fare un esempio, il 9 luglio dello scorso anno Fiorello si è esibito alla Fiera. O Sardegna Concerti si è dimenticata di dire a Fiorello che esiste l’Anfiteatro romano, oppure anche Fiorello, come tutti “i maggiori artisti italiani e internazionali” si è esibito a Cagliari nello spazio messogli a disposizione dall’organizzazione e solo perché ben pagato.

Tirando le somme. Ci pare che l’estremismo da una parte e dall’altra non sia costruttivo.
Come? Siamo davanti a degli opposti estremismi? Addirittura? E da una parte e dall’altra chi ci sono? Gli ambientalisti e la Soprintendenza? Rileggere bene prima di mandare in stampa, per cortesia.

Giusto che le perplessità debbano essere tenute in debito conto ma, visto il successo degli spettacoli all’Anfiteatro, bisogna da una parte assicurarne la fruibilità e dall’altra garantirne la tutela.
Le “perplessità” sono solamente il no assoluto agli spettacoli e la richiesta di smontare tutto avanzata a più riprese dal 2000 ad oggi nientemeno che dalla Soprintendenza archeologica.

Abbiamo la responsabilità di conservare il valore archeologico del sito per le generazioni future, ma – d’altro canto – ci devono essere le condizioni per cui l’Anfiteatro possa essere usato da quella attuale senza essere rovinato.
D’altro canto, esiste la legge e così all’Anfiteatro quest’estate non ci sarà nessun spettacolo.

I romani lo costruirono affinché gli spettatori si divertissero. Perché cambiargli destinazione?
Il giornalismo serve ad informare la gente. Perché invece non proviamo anche a farli ridere di noi?

Buttare giù tutto solo per vincere una battaglia ideologica ci pare un’autentica disgrazia.
La disgrazia è anche dover leggere certe cose.

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