Maninchedda come Fantozzi: “La tesi di Francesco Cesare Casula sulla Sardegna e l’Unità d’Italia è una solennissima minchiata!”

Posted on 18 marzo 2011

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No, non ho apprezzato l’assenza dei sardisti ieri in Consiglio regionale, in occasione della seduta solenne per i 150 anni dell’Unità d’Italia. Non mi hanno convinto le motivazioni portate da Paolo Maninchedda, esposte in un intervento sul suo sito. Ragioni che, se valide, dovrebbero soprattutto indurre i Quattro Mori ad abbandonare Cappellacci al suo destino e non a limitarsi ad una assenza irrilevante e pericolosa dal punto di vista della comunicazione (e infatti in qualche giornale i sardisti sono stati assimilati subito ai leghisti; bastava lasciare un consigliere in aula a spiegare i motivi della protesta e l’equivoco si sarebbe evitato).

Ma non è di questo che voglio parlare. Perché Maninchedda, da docente universitario e uomo di lettere qual è, in un suo articolo ha reso giustizia a tutti coloro che da anni sono costretti a sentire la nota teoria di Francesco Cesare Casulaspacciata come oro colato. Quella teoria che dice che l’Italia discende dal Regno di Sardegna, eccetera eccetera.

Anche il presidente Cappellacci l’ha fatta propria, così come, ovviamente, l’Unione Sarda.

Invece a me la teoria di Casula ha sempre lasciato indifferente. Non ne ho mai visto la reale ricaduta nella storia dei sardi e nella loro vita sociale, istituzionale e politica, e ne ho pittosto individuato di contorni di una ben congegnata operazione di marketing politico-accademico.

Per cui, leggendo quanto ha scritto Maninchedda (e sotto vi ripropongo il testo), ho esultato come i colleghi di Fantozzi, quando il ragionier Ugo sale sul palco del cinema a dire “La corazzata Potemkin è una cagata pazzesca!”.

Con una piccola differenza: che la corazzata Potemkin non è per nulla una cagata pazzesca, mentre la teoria di Casula forse sì.

***

Guardo con distacco e preoccupazione al nuovo vate della storia sarda di destra, il mio professore di storia medievale Francesco Cesare Casula.

Quando lo ascoltai per la prima volta, a lezione, avevo 18 anni. Mi colpì. Poco metodo storico, poco positivismo, totale oblio della lezione di Bachisio Raimondo Motzo (l’unico storico sardo veramente riconducibile per competenza alla grande scuola storica italiana e a quella tragedia/fortuna – per la cultura italiana – che fu il modernismo in area cattolica), però tanta, tanta politica, tanto odor di patria, tanto profumo della massoneria risorgimentale, tanto ricordo degli ambienti oristanesi pseudo-antiquari, tanto profumo di orgoglio arborense, tanto anti-femminismo verso la sopravvalutata Eleonora.

Casula era un affabulatore dell’eroismo sardo. Faceva politica. Forse pensava a se stesso come a uno Spadolini sardo ma, a quei tempi, lo spazio eroico della laicità era occupato dallo spirito pratico di Armandino Corona.
Dei suoi allievi di allora, molti sono oggi in cattedra. Nessuno si è fatto interprete delle sue teorie.

Incontrò Cossiga e si amarono (politicamente). Dall’idillio nacque questa solennissima minchiata della Sardegna che ha generato l’Italia, perché il titolo dei Savoia sarebbe stato prima di re di Sardegna e poi di re d’Italia. La teoria, tutta formale e non sociale, culturale, economica, insomma sostanziale, è calibrata e cucita intorno al desiderio di legittimare i tanti sardi che hanno usato la Sardegna per far carriera in Italia cosicché la loro carriera assumesse il rango morale di servizio all’Italia generata dai sardi, come se la Sardegna fosse l’Egitto e l’Italia la Terra Promessa.

Usando il suo stesso schema, cioè tutto giocato sulla formalità dei titoli della Corona Sabauda, giacché già nello Statuto Albertino il re di Sardegna è anche re di Cipro e di Gerusalemme, la Sardegna ha anche generato Israele, perché ha tenuto viva la rivendicazione all’indipendenza istituzionale della Terra Santa.

Continuiamo così, facciamoci del male con le parole separate dai fatti, con la retorica, il petto gonfio e il culo stretto!

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