Vi sembra una notizia? L’Ordine dei Giornalisti della Sardegna minaccia denunce e silura il corso di giornalismo promosso da Michela Murgia!

Posted on 2 aprile 2011

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L’Ordine dei Giornalisti della Sardegna ha “silurato” il corso di giornalismo organizzato da Michela Murgia. Ne dà notizia la stessa scrittrice nel suo blog. I motivi? In realtà non li ho capiti bene, ma ho capito benissimo a cosa la Murgia sarebbe andata incontro se avesse dato seguito alla sua iniziativa. Il presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Sardegna, Filippo Peretti, con lei è stato chiaro:

“Se uno solo di questi ragazzi scrive anche mezza riga di materiale giornalistico in una testata a me riconducibile, parte una denuncia a lui e a me per esercizio abusivo della professione. Se invece il “prodotto” del laboratorio compare in uno spazio che giornalistico non è, per esempio il mio blog, sarò comunque denunciata per stampa clandestina”.

Ora l’iniziativa andrà avanti in un modo diverso, sotto forma di laboratorio. I ragazzi selezionati racconteranno la loro esperienza e gli articoli elaborati sul tema delle elezioni comunali a Cagliari verranno pubblicati al termine delle sei settimane:

“Al termine dell’esperimento, cioè quando tecnicamente il suo contenuto non costituirà più una notizia, probabilmente apparirà on line il materiale prodotto, scelta che ieri sera mi è stata indicata come fattibile dallo stesso presidente dell’Ordine, e per cui lo ringrazio”.

Ma perché l’Ordine dei Giornalisti si è mosso con tanta preventiva sollecitudine contro il Corso organizzato dalla scrittrice?

“Il dottor Peretti mi ha chiarito che non importa all’Ordine se l’esperimento dura solo sei settimane e al termine non si rilascia altro che una birra e una pizza; non importa nemmeno che i partecipanti vivano l’esperienza gratuitamente, né che i giornalisti docenti abbiano accettato di fare i tutor alle stesse condizioni. Importa esclusivamente la norma secondo la quale le notizie le danno solo i giornalisti, gli altri al massimo le commentano. La logica corporativa di alcuni membri dell’Ordine ha attivato i meccanismi di difesa della categoria prima ancora che si realizzasse qualunque ipotetica violazione”.

Da settimane molti colleghi mi chiedevano cosa ne pensassi del corso, e ora lo dirò.

Io penso che Michela abbia fatto un unico, grande errore: definire la sua iniziativa “Corso di Giornalismo”. Sono stato per tre anni componente del Consiglio dell’Ordine dei Giornalisti della Sardegna e vi posso assicurare che altre iniziative così denominate sono state bloccate. Sapete perché? Perché in passato in tanti avevano organizzato sedicenti corsi che promettevano mari e monti e che invece alla fine hanno solamente truffato tanti giovani di buona volontà che cercavano un modo per accedere alla professione.

Non era questo il caso? Certo. Ma l’Ordine temeva, secondo me, che l’iniziativa della Murgia potesse rappresentare un precedente, nelle cui pieghe altri, con cattive intenzioni, avrebbero potuto insinuarsi.

Ma Michela paga il fatto di non essere una giornalista (ovvero una iscritta all’Ordine dei Giornalisti), e quindi nei confronti della sua iniziativa molti miei colleghi (anche ottimi e perbene, come la maggior parte di coloro che fanno questa professione) hanno da subito avuto un moto di contrarietà: “Come può una non giornalista organizzare un corso per giornalisti? Cosa ne può sapere di questa professione?”. E a poco è servito sfoderare dei nomi di prima grandezza, anzi: probabilmente questo ha fatto indispettire chi si riteneva degno di essere annoverato “tra i migliori giornalisti sardi” e invece ne è rimasto fuori.

Con i Corsi di Giornalismo si rischia sempre. E infatti se Michela avesse chiamato fin da subito la sua iniziativa “Laboratorio di scrittura giornalistica” nessuno avrebbe potuto dir nulla. Ma questa è, ovviamente, la mia interpretazione.

Detto questo, ritengo però anche che Michela Murgia non meritasse la minaccia di una querela per esercizio abusivo della professione o per stampa clandestina. Trovo la posizione di Peretti straordinariamente dura e, per certi aspetti, inquietante. Con un semplice cambio di denominazione (che anche Peretti avrebbe potuto suggerire) l’iniziativa si sarebbe infatti potuta fare tranquillamente nei modi e nelle forme stabilite dalla scrittrice.

Perché dunque l’Ordine dei Giornalisti della Sardegna si è opposto in maniera così drastica?

Perché l’Ordine difende una antistorica concezione sacerdotale della professione. Le parole di Peretti riferite dalla Murgia sono illuminanti: “Le notizie le danno solo i giornalisti, gli altri al massimo le commentano”.

È solo il giornalista, benedetto dal carisma che gli deriva dal fatto di essere “ordinato” dall’Ordine, che può mediare tra la Realtà e i Lettori e dunque consacrare la Notizia (“prendetene e leggetene tutti, questa è la mia Notizia”).

E infatti se la Murgia avesse nominato direttore del corso uno dei tanti ottimi giornalisti che ha coinvolto, l’Ordine si sarebbe trovato in enorme difficoltà. Invece Peretti può minacciare tuoni e fulmini perché la scrittrice non è nemmeno “giornalisticamente” battezzata (ovvero iscritta all’Ordine) e dunque non può dare la Comunione. Ecco perché è partita la minaccia di scomunica da parte del Gran Sacerdote! Extra Ecclesiam nulla salus, cara Michela!

La minaccia di denuncia per esercizio abusivo della professione conferma questa mia tesi.

Così come monsieur de La Palisse un quarto d’ora prima di morire era ancora vivo, anche i giornalisti quando iniziano a scrivere non sono giornalisti: nel senso che iniziano un rapporto di collaborazione con un giornale senza essere iscritti all’Ordine (verranno riconosciuti solo dopo due anni di pezzi pagati e firmati) Il sinedrio però potrebbe dire: “Sì, è vero: ma quel non giornalista opera controllato da un giornalista!”. E non è forse il caso del corso della Murgia?? Non ci capisce dunque il senso di una minaccia di questo tipo (rileggiamo):

“Se uno solo di questi ragazzi scrive anche mezza riga di materiale giornalistico in una testata a me riconducibile, parte una denuncia a lui e a me per esercizio abusivo della professione”.

Cioè, il presidente Peretti minaccia una querela per esercizio abusivo della professione e questo perché in una testata (ovvero in una testata regolarmente registrata) scrivono dei non iscritti all’Ordine dei Giornalisti? Ho capito bene???

“Se invece il “prodotto” del laboratorio compare in uno spazio che giornalistico non è, per esempio il mio blog, sarò comunque denunciata per stampa clandestina”.

Anche questa è una minaccia inconsistente, inverosimile, per nulla suffragata, a mio modesto avviso, da elementi giuridici concreti.

È la reazione spropositata del mio presidente (oltre che all’infondatezza delle sue argomentazioni) che mi preoccupa, non il fatto che sia intervenuto. Si poteva trovare un modo per mutare la forma ma sostenere la sostanza dell’iniziativa di Michela Murgia, salvaguardarne lo spirito costruttivo. Invece no: chiusura netta (perché le condizioni poste snaturano l’iniziativa, e non la salvano di certo).

Caro Ordine dei Giornalisti della Sardegna, “Extra Ecclesiam nulla salus” è un’affermazione Preconciliare. Ma cosa è stato invece per il giornalismo l’avvento di internet, di facebook, dei blog, se non un grande enorme dirompente Concilio Vaticano II? Ora molte più persone si possono avvicinare al giornalismo e praticarlo, con o senza la benedizione del Sinedrio.

In questo modo invece l’Ordine continua a dare dei giornalisti l’immagine di una casta. Una casta che esiste, ma di cui fanno parte pochissimi privilegiati. Una Chiesa con i suoi sacerdoti che officiano inutili riti (giornali illeggibili, tg distanti dalla realtà) di una religione sempre più bugiarda.

La professione che in questo modo l’Ordine dei Giornalisti della Sardegna pensa di difendere, in realtà non esiste più. Fermare con argomenti e motivazioni solo superficialmente valide iniziative che vogliono incidere su una cultura giornalistica che sta raggiungendo in Sardegna i minimi termini, è una grave responsabilità. Soprattutto da parte di chi (seppur con gli strumenti limitati e obsoleti di cui dispone) non mi sembra che stia facendo abbastanza per innalzare il livello della qualità del giornalismo nella nostra isola.

Post scriptum
Alle 18.20 mi ha chiamato il presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Sardegna Filippo Peretti, e mi ha chiesto di riportare quanto segue. “valga come nota ufficiale”, mi ha detto.
1 -Il Corso di Michela Murgia ha avuto il via libera da parte dell’Ordine dei Giornalisti della Sardegna. Lo stesso Peretti afferma di essersi complimentato con la scrittrice per l’iniziativa che, non proponendosi di regolare l’accesso alla professione, non presenta nessun profilo di irregolarità. Il presidente afferma anche di aver ricevuto delle segnalazioni di colleghi contro il corso, ma che il Consiglio dell’Ordine nella sua seduta di lunedì scorso le ha ritenute non accoglibili. Peretti afferma inoltre di essersi complimentato anche per l’alto livello dei giornalisti coinvolti.
2- In merito alla pubblicazione degli articoli scritti dai partecipanti al corso, il presidente Peretti ha fatto presente che non sarebbe possibile la pubblicazione immediata, così come avviene nei corsi riconosciuti dall’Ordine. Peretti afferma di avere suggerito lui stesso (e chiama a testimoniare i giornalisti Giorgio Pisano e Roberta Mocco, presenti al suo incontro con Michela Murgia) la possibilità di realizzare un libro riguardante i risultati dell’iniziativa.
Per quanto riguarda la partecipazione alle conferenze stampa, Peretti afferma che esse sono aperte, ma che se dovesse arrivare una esposto che segnalasse la partecipazione di persone non acccreditate, lui si vedrebbe costretto ad intervenire. Però solo e solamente in questo caso.
3 – Il presidente Peretti inoltre smentisce categoricamente che ci siano state minacce di denunce o intimidazioni, dirette o indirette.

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