Noi non siamo leghisti. Settecento tunisini a Cagliari sono una straordinaria occasione di solidarietà: non lasciamocela sfuggire

Posted on 5 aprile 2011

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La solidarietà è concreta quanto l’intolleranza e il razzismo. La solidarietà si fa con le parole ma soprattutto con i fatti. Per cui, veniamo al dunque e vediamo se siamo all’altezza della situazione e se veramente non siamo leghisti come diciamo di essere.

Tra poche ore circa 700 giovani tunisini saranno a Cagliari. Fuggono da una società impoverita da una lunga dittatura che noi abbiamo fatto finta di non vedere e ora cercano, a costo di lasciarsi alle spalle gli affetti più cari, un futuro migliore. Probabilmente non in Italia, ma in altri paesi europei più ricchi del nostro.

Se otterranno un permesso temporaneo, sicuramente lasceranno la Sardegna. La nostra, non a caso, è tra le regioni con il minor tasso di migranti. Non perché gli siamo antipatici, ma perché siamo poveri. E loro la povertà la stanno sfuggendo a rischio della loro stessa vita.

Chi resterà, però, si troverà bene: la provincia di Cagliari è quella, in Italia, dove migliore è l’integrazione.

Questi giovani tunisini non sono dei marziani, non arrivano da mondi lontanissimi. Sono, di fatto, nostri vicini di casa. Sono i nostri dirimpettai. Perché Cagliari è più vicina a Tunisi che non a Roma. E il loro approccio alle cose della vita e del mondo, grazie ai mezzi di comunicazione di massa, è ormai potentemente influenzata dai nostri modelli culturali.

Ora verranno “ospitati” in una struttura militare in via del Fangario, a ridosso dei quartieri popolari di Sant’Avendrace e di san Michele. Per fortuna gli è stata risparmiata l’onta di una tendopoli, sperduta nelle campagne di Chilivani. Ma è pur sempre uno spazio recintato dal filo spinato.

La differenza tra un lager, un luogo di detenzione e uno spazio di accoglienza lo faremo noi. Intanto non considerandoli dei criminali. Certo, qualche delinquente tra di loro ci sarà, ma c’è pure nel nostro onorevole parlamento, per cui non è il caso di fare troppo gli schizzinosi.

E come faremo questa differenza? Con una solidarietà concreta. Penso che a queste persone mancherà tutto quello che non è un letto e un pasto da sfollati.

Allora, compatibilmente con le regole che saranno fissate dalla Prefettura e dal Governo, portiamo loro vestiti, cibi buoni. Organizziamo momenti di socializzazione. Dimostriamo concretamente la nostra diversità dal becero terrorismo della Lega e dal centrodestra nazionale.

Cagliari è una città civile e ricca di associazioni di volontariato che fanno ogni giorno un lavoro straordinario. Penso alla rete di Sardegna Solidale e alla Caritas, che potrebbero organizzare questa azione di scambio e integrazione che poi potrà giovarsi dell’apporto dei singoli cittadini. Penso al Cagliari Social Forum e ai circoli della sinistra cittadina. Penso anche alla sensibilità della Provincia, che da anni lavora con impegno e con risultati concreti sui temi dello scambio tra culture e lavora per rendere meno dura la vita dei migranti nel nostro territorio.

L’Italia ci guarda, il mondo ci guarda. Noi non siamo leghisti. Dimostriamo che siamo diversi. E’ la nostra grande occasione per rafforzare la democrazia in Italia, per combattere gli spacciatori di paura. Un’occasione straordinaria: io non la voglio perdere.

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