Anfiteatro romano di Cagliari. Ecco la relazione choc dell’ISCR: “Il monumento giace in abbandono, le gradinate in legno rischiano di crollare”

Posted on 10 aprile 2011

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Eccola, la famosa relazione sull’Anfiteatro romano di Cagliari redatta dai tecnici dell’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro. Tutti ne parlano, pochi l’hanno letta, in troppi continuano a far finta che non esista. Perché l’Istituto è “un organo tecnico dotato di autonomia speciale del Ministero per i Beni e le Attività Culturali ed è specializzato nel campo del restauro e della conservazione del patrimonio culturale”. È all’ISCR che lo Stato dunque si rivolge per capire quale sia il reale stato di conservazione di un monumento.

I tecnici dell’Istituto sono stati a Cagliari a fine marzo, opportunamente chiamati dal soprintendente archeologico, Marco Minoja. Ed ecco dunque la loro relazione.

Minoja l’ha immediatamente inviata al sindaco Floris e agli assessori ai Lavori Pubblici Lorrai, e alla Cultura Pellegrini. Così, se Lorrai ha subito predisposto una delibera per lo smontaggio delle tribune, Floris ha fatto finta di nulla, ed è caduto dalle nuvole quando il sovrintendente gliel’ha riproposta qualche giorno fa, nel corso dell’incontro sollecitato dal ministro Galan.

Anzi, Floris ha fatto una cosa a dir poco comica: ha commissionato una relazione da parte degli uffici tecnici del Comune, come se quella stilata dall’ISCR non fosse abbastanza chiara ed autorevole.

La relazione ridicolizza uno dei maggiori argomenti branditi da chi vorrebbe la permanenza delle gradinate in legno: “Perché senza spettacoli, l’anfiteatro tornerebbe ad essere un immondezzaio, un monumento abbandonato”. Ecco: l’anfiteatro è già un immondezzaio perché, come si legge della relazione “giace in abbandono”.

Le conclusioni sono terrificanti e gridano vendetta:

“La struttura sovrammessa, utilizzando sostanzialmente il monumento archeologico come semplice piano d’appoggio, non solo ne compromette lo stato di conservazione, impendendo anche indagini e interventi conservativi o manutentivi, ma ne rende pressoché impossibile la percezione, non consentendo di conseguenza né la lettura archeologica né l’apprezzamento di aspetti architettonici, costruttivi e paesistici di grande interesse”.

E leggetevi poi la terrificante scheda sulle condizioni strutturali del legno delle gradinate. Legno marcio, irrecuperabile, che rischia di cedere sotto il peso degli spettatori. Parole che spazzano via la demenziale proposta di “un’altra estate di spettacoli poi smontiamo tutto”:

“È da escludere la possibilità di risanare il legno con l’uso di biocidi, impermeabilizanti, ecc., tantomeno quella di ripristinare la funzionalità delle strutture, che non possono più essere considerate affidabili per la destinazione d’uso originariamente progettata, con conseguenti rischi per la sicurezza delle persone così come, nell’eventualità di cedimenti, per la conservazione delle strutture antiche sottostanti”.

La relazione dell’ISCR è definitiva. Oltre, c’è solo la malafede. Degli zelantissimi cronisti, degli amministratori comunali, dei politici, degli organizzatori di spettacolo.

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Ministero per i Beni e le Attività Culturali
Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro

Alla Soprintendenza per i Beni Archeologici
delle province di Cagliari e Oristano
c.a. dott. Marco Minoja

Oggetto: Cagliari. Conservazione dell’Anfiteatro

A seguito della nota di codesta Soprintendenza del 1.3.2011 prot 1173 relativa all’oggetto, si invia in allegato la relazione del sopralluogo effettuato in data 10.3.2011 dai funzionari tecnico-scientifici di questo Istituto presso l’Anfiteatro romano di Cagliari.

Come si evince dalla relazione, in base alle osservazioni riportate dall’arch. M.G.Flamini, dalla dott.ssa M.C.Laurenti, dalla dott.ssa A.Altieri e dalla restauratrice G.Fazio, risulta necessario e urgente provvedere alla rimozione della struttura moderna da tempo installata sui resti archeologici dell’Anfiteatro. Tale struttura non consente infatti né la completa ispezione e la verifica dello stato di conservazione né tanto meno la progettazione e la realizzazione degli opportuni interventi di restauro e manutenzione del bene.

Restando a disposizione per ulteriori chiarimenti, si inviano cordiali saluti.

Il Direttore
Arch. Gisella Capponi

Il responsabile dell’istruttoria: M.G.Flamini, M.C.Laurenti 21.3.2011

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RELAZIONE

A seguito della richiesta della Soprintendenza per i Beni archeologici delle province di Cagliari e Nuoro (prot. 1173 dell’1 marzo 2011) si è svolto in data 10 marzo u.s. un sopralluogo congiunto dei funzionari tecnico-scientifici dell’ISCR, arch. M.G.Flamini, dott.ssa M.C.Laurenti, dott.ssa A.Altieri e sig. G.Fazio insieme al Soprintendente dott. M.Minoja, all’arch. E.Romoli, alla dott.ssa D.Salvi, al sig. Orrù, presso l’Anfiteatro romano di Cagliari.

L’obiettivo del sopralluogo tecnico è stato quello di individuare i principali fattori responsabili dei fenomeni di deterioramento dei materiali costitutivi il monumento antico, già in forma preliminare descritti dal restauratore della Soprintendenza sig. Orrù, nella relazione pervenuta per le vie brevi, e verificare la loro relazione con la sovtrastruttura moderna installata per l’organizzazione degli spettacoli.

L’anfiteatro di Cagliari, scavato nell’800 da Giovanni Spano e successivamente oggetto di nuovi scavi e interventi di restauro negli anni ’30 ad opera di doro Levi e negli anni ’80 a cura di Malgarise, è un edificio in parte scavato nella roccia e in parte costruito in muratura di blocchi di pietra calcarea cavati nel sito stesso. Le attività di spoliazione avvenute nei secoli avevano richiesto negli anni ’30 una serie di interventi di restauro, che si sono configurati essenzialmente come rifacimenti e parziali ricostituzioni. Tali interventi, sufficientemente distinguibili rispetto alle parti antiche originali, furono realizzato in diverse tecniche murarie: con muratura a tufelli e blocchetti di pietra cementati con calce (gradinate e podio), in calcestruzzo armato (architravi delle porte di accesso al podio), in mattoni e malta (volte del corridoio).

Attualmente il monumento è quasi completamente obliterato dalle strutture predisposte nel 2000 per l’allestimento di spettacoli musicali e teatrali, realizzate in legno lamellare e carpenteria metallica, sostenute da pilastri incernierati su piastre metalliche collegate a plinti in cemento incassati nelle strutture lapidee del monumento antico o direttamente nella pietra. Alla struttura principale si affianca un sistema di percorsi orizzontali e verticali, sempre realizzati con strutture metalliche e legno, che poggia a volte direttamente sulla pietra dell’anfiteatro, e una ulteriore struttura che sostiene il palco e gli elementi ad esso connessi, che oblitera interamente l’arena, anch’essa composta da un fitto sistema di strutture metalliche quasi sempre poggiate direttamente su elementi lapidei antichi.

Tali strutture, oltre a causare danni di varia natura al monumento, per la loro invasività impediscono anche il completo rilevamento dello stato di conservazione e gli interventi conservativi necessari.

Nel corso del sopralluogo è stato possibile rilevare quanto segue.

A – esterno del monumento, meniani della cavea, podio, ove non obliterato dalle strutture moderne

  • Le superfici orizzontali delle gradinate sono estesamente colonizzate dai licheni; le piante erbacee ed arboree sono invece localizzate per lo più a ridosso delle strutture soprammesse. Appare, comunque evidente una diversa colonizzazione biologica in relazione all’esposizione (lato Nord/lato Sud), al materiale lapideo (originale o di restauro) al suo stato di conservazione e alla presenza delle strutture di servizio. Il danno causato da tali alterazioni è differente in termini di pericolosità: è più grave nel caso di piante arbustive e arboree.

(seguono tre fotografie con la seguente didascalia)

Lato S: presenza di alterazioni biologiche (licheni, piante erbacee e arboree) sulla superficie delle gradinate (originali e di restauro), dei muri e delle aree più a monte dove sono conservate tracce delle gradinate (9 marzo 2011).

(seguono due fotografie con la seguente didascalia)

La presenza di piante è così massiccia da impedire in qualche caso di vedere le condizioni degli appoggi di alcune strutture e delle parti di materiale lapideo su cui le stesse poggiano, anche laddove la pietra si presenta più disgregata (immagini di marzo 2011 e di aprile 2010).

B – Sotterranei: corridoio di servizio inferiore, fossae e ambienti situati al di sotto del piano dell’arena

  • Secondo quanto riferito in sede di sopralluogo, quando piove la parte sotterranea dell’anfiteatro si allaga e la struttura sovrammessa, impedendo l’evaporazione dell’acqua, determina sia un incremento di fenomeni di disgregazione della pietra, sia un diffuso sviluppo di patine biologoche didi verso colore in relazione alla presenza/assenza di luce.

(seguono due fotografie)

  • La struttura sovrammessa determina, là l’aria si incanala, dei vortici, che partecipano al processo di erosione della pietra.

(seguono due fotografie)

  • Osservando il diverso colore di alcune parti della pietra, come ad esempio nei nicchioni e sulle pareti di cava, e rilevando la presenza di frammenti di pietra a terra, in loro corrispondenza, si può concludere che il materiale lapideo continua a disgregarsi.

Se esistesse una documentazione fotografica precedente al progetto, si potrebbe effettuare un confronto e formulare ipotesi sulle dinamiche del fenomeno.

(seguono quattro fotografie)

  • Ci sono alcune zone, in cui la pietra è visibilmente attraversata da fratture o da lesioni ad andamento verticale, che dovrebbero essere oggetto fi monitoraggio per valutare l’eventuale evoluzione della situazione.

(segue una fotografia)

  • Dove si osservano situazioni problematiche dal punto di vista statico, come nel nicchione, la struttura sovrammessa impedisce di effettuare indagini e monitoraggi utili a comprendere l’eventuale modificarsi delle condizioni di stabilità della roccia.

(segue una fotografia)

  • La preoccupante riduzione di sezione resistente dei piedritti di archi e piattabande, provocata dall’erosione della pietra, a causa della struttura sovrammessa, non può essere né adeguatamente valutata né sanata con mirati interventi di restauro.

(seguono tre fotografie)

  • La condizione di conservazione dei vecchi restauri è spesso precaria: le integrazioni di calcestruzzo e gli iserimenti di cemento armato sono in cattivo stato di conservazione. Come è anche in molti punti precaria la situazione conservativa della struttura sovrammessa.

(segue una fotografia)

  • Ci sono percolamenti connessi alla presenza di elementi orizzontali o verticali della struttura sovrammessa.

(segue una fotografia)

  • Sulle travi di legno lamellare sono presenti in più aree alterazioni di origine fungina riconducibile a carie bruna. Il legno affetto da tale alterazione ha una progressiva perdita di resistenza meccanica (cfr. Scheda allegata).

(seguono due fotografie)

  • In conclusione, il monumento giace in abbandono. La struttura sovrammessa, utilizzando sostanzialmente il monumento archeologico come semplice piano d’appoggio, non solo ne compromette lo stato di conservazione, impendendo anche indagini e interventi conservativi o manutentivi, ma ne rende pressoché impossibile la percezione, non consentendo di conseguenza né la lettura archeologica né l’apprezzamento di aspetti architettonici, costruttivi e paesistici di grande interesse.

arch. M.G.Flamini, dott.ssa M.C.Laurenti, dott.ssa A.Altieri , sig,ra G.Fazio

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Alterazioni di origine fungina sulle strutture lignee sovrammesse

SCHEDA

Dall’osservazione delle immagini scattate sulle strutture lignee situate al di sopra delle gradinate dell’anfiteatro romano (fig. 1) e dall’esame del campione di corpi fruttiferi fungini (fig. 2) prelevato dalla superficie del legno alterato, si può affermare che è in atto una diffusa e profonda colonizzazione da parte di funghi Basidiomiceti responsabili della carie bruna sul legno. Si tratta di un’aggressione severa, che provoca un danno irreversibile con la progressiva perdita di resistenza meccanica del legno. A livello ultrastrutturale il degrado si esplica con la depolimerizzazione enzimatica dei polisaccaridi costitutivi, cosicché si ha una perdita netta di cellulosa, spesso accompagnata anche da modificazioni chimiche della lignina.

Il ristagno d’acqua, promosso dalle condizioni di elevata umidità ambientale del vano, ha consentito lo sviluppo delle colonizzazioni fungine osservate. Si consideri che, il tali condizioni favorevoli, l’attacco determinato dai funghi basidiomiceti procede piuttosto velocemente con la diffusione del micelio in profondità all’interno del legno. Una volta instauratasi la colonizzazione, in molti casi, è in grado di avanzare anche in periodi di minore disponibilità d’acqua, grazie alla presenza di strutture morfologiche specializzate che si approfondiscono nelle murature e nel suolo provvedendo così al fabbisogno idrico dell’organismo.

Per il tipo di collocazione, la struttura rientra nella Classe 4 di rischio biologico indicata dalla Norma UNI EN 335 (vedi tab. 1), ossia ad alto rischio di attacco da parte dei fungi agenti dalla carie del legno. Il legno affetto da carie bruna non può più essere considerato in grado di svolgere la sua funzione portante. Particolare attenzione deve quindi essere posta nell’ispezione delle strutture e nella valutazione dell’estensione dei danni. Può capitare infatti che, ad una visione sommaria dall’esterno, il legno appaia più sano di quanto non lo sia in realtà a causa delle modalità costruttive del legno lamellare incollato, in cui è più probabile che le parti più “vulnerabili” (es. zone di alburno, difetti) siano posizionate all’interno del lamellare.

È da escludere la possibilità di risanare il legno con l’uso di biocidi, impermeabilizanti, ecc., tantomeno quella di ripristinare la funzionalità delle strutture, che non possono più essere considerate affidabili per la destinazione d’uso originariamente progettata, con conseguenti rischi per la sicurezza delle persone così come, nell’eventualità di cedimenti, per la conservazione delle strutture antiche sottostanti.

(seguono due fotografie)
Figura 1 – Visione dell’attacco fungino sulle strutture lignee nella zona indicata nella planimetria dell’anfiteatro.

(segue una fotografia)
Figura 2 – Particolare di un frammento del corpo fruttifero prelevato

Tabella 1 – Classi di rischio biologico previste dalla norma UNI EN 335
(segue tabella)

Dr.ssa Giulia Galotta
Laboratorio Indagini biologiche ISCR

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