Tunisini a Cagliari: solo la cattiva informazione e la cattiva politica possono far degenerare la situazione. E ora dal Governo serve chiarezza

Posted on 11 aprile 2011

7


Non devono essere delle ore serene queste, per i 701 tunisini ospiti a Cagliari dell’ex caserma dell’Aeronautica in viale Elmas. Da Bruxelles arrivano notizie molto poco rassicuranti: i paesi dell’Unione Europea sono infatti intenzionati a non riconoscere i permessi di soggiorno provvisori concessi dal governo italiano. Per i tunisini le frontiere resterebbero dunque chiuse, e tenendo conto che la maggior parte di loro vuole andare in Francia, Germania e Belgio, si capisce come la notizia sia davvero pessima. Infatti già stamattina il clima nella ex caserma era molto pesante.

Il governo italiano deve trovare al più presto una via d’uscita a questa situazione che rischia altrimenti di diventare esplosiva. In queste stesse ore, i tunisini sbarcati a Lampedusa e in procinto di essere rimpatriati, stanno infatti protestando duramente e si teme una vera e propria rivolta.

Al di là dell’opportunismo dei singoli stati, è evidente che l’Italia sconta il suo prestigio internazionale ormai nullo e la presenza a summit europei di ministri come Maroni, il cui partito (la Lega Nord) a livello continentale viene annoverato tra quelli xenofobi. Come l’Italia possa ora ottenere l’aiuto dell’Unione Europea, dopo aver peraltro pessimamente speso i fondi per l’integrazione e senza aver sviluppato politiche degne di questo nome, può sembrare scandaloso solamente a chi non si rende conto quanto il nostro paese sia sempre più distante dagli standard europei. Per chiedere bisogna aver dato, e l’Italia in questi anni non ha dato nulla.

Piaccia o no, ora è dei tunisini potremmo totalmente occuparcene noi. In un paese normale un’emergenza del genere sarebbe affrontata con lucidità e sangue freddo: noi invece ora brancoliamo nel buio, vittime delle nostre stesse contraddizioni.

Cagliari in questi giorni si è dimostrata una città straordinariamente civile e solidale con i migranti. Allo scandaloso silenzio della Regione e del Comune (a dimostrazione che il centrodestra ha posizioni leghiste anche in territori dove la Lega è elettoralmente nulla: anche in Sardegna è il leghismo la vera anima del centrodestra), si è contrapposta l’azione concreta di tante persone e di numerose associazioni. Segno che l’integrazione è possibile quando tace il latrare di una politica amplificata da un’informazione ottusa e servile. Perché il centrodestra cagliaritano è rimasto totalmente spiazzato dalla decisione di inviare in città i migranti e, a differenza di quanto avvenuto a Chilivani o Torregrande, non ha avuto nemmeno il tempo di sparare le sue bombe demagogiche fatte di strisciante razzismo per preparare il terreno all’intolleranza.

Zittito il centrodestra e resi muti i suoi amplificatori locali, la solidarietà si è dunque fatta spazio da sola, naturalmente.

Ma questa situazione non può reggere a lungo.

I 700 tunisini speravano di lasciare Cagliari non solo in tempi rapidi ma soprattutto con la certezza di poter abbandonare anche l’Italia. Se la politica non darà loro delle prospettive chiare, si corre il rischio di esasperare gli animi e di gettare in un pericoloso sconforto questi ragazzi. Neanche noi siamo in grado di immaginare quale soluzione può trovare ora il nostro governo, ma la Lega è capace di tutto, perfino a questo di immaginare un assurdo rimpatrio.

La cattiva politica rischia dunque di vanificare l’esempio straordinario di civiltà dato dalla nostra città e creare delle oggettive condizioni di tensione.

Ma in Italia la cattiva politica va sempre a braccetto con la cattiva informazione. Giorno dopo giorno, è facile accorgersi come l’Unione Sarda ponga sempre più l’accento su episodi di microcriminalità che vengono compiuti dai migranti. Episodi che quando vedono protagonisti i “locali”, a malapena assurgono al rango di notizia e vengono confinati nelle brevi. Ovviamente qui non si tratta di censurare, ci mancherebbe altro. Ma la volontà di enfatizzare (per poi forse consentire alla cattiva politica di strumentalizzare) è fin troppo evidente. Con l’unico obiettivo di trovare un pretesto per fare venir meno gli obblighi dell’accoglienza. E’ bene dirlo con estrema chiarezza: nessun episodio criminoso, né piccolo né grande, compiuto da uno o più tunisini oggi a Cagliari, può in nessun modo mettere in discussione la solidarietà nei loro confronti.

I tunisini staranno a Cagliari almeno altri dieci giorni, il tempo che ancora occorre agli uffici della Questura per identificarli tutti. Ma già da subito la Regione e il Comune devono pretendere di sapere dal governo quali sono le ipotesi in campo nel caso in cui l’Unione Europea persistesse nella sua volontà di non riconoscere i permessi di soggiorno concessi da Roma.

Il Governo Berlusconi deve questa chiarezza a una città che sta affrontando un’emergenza in maniera straordinaria e che non merita che tutto rischi di degenerare solo per colpa di una politica inconcludente e irresponsabile. Adesso non si può più scherzare perché i rischi sono enormi..

La Sardegna ha veramente già pagato per scelte prese altrove. Stavolta oltre al danno ci sarebbe anche la beffa di vedere volta in negativo una straordinaria pagina di solidarietà e umanità.

Annunci