Comunali a Cagliari: le inconfessabili paure che tolgono il sonno a Fantola e Zedda: il ballottaggio e le liste sotto il 40 per cento

Posted on 21 aprile 2011

13


Ormai ci siamo: la campagna per le Comunali a Cagliari è iniziata, le liste sono state presentate e i candidati cercano furiosamente voti. Si vede però che c’è crisi. Poche “immaginette” in giro, pochissimi manifesti, i 6×3 monopolizzati dai candidati sindaci maggiori e da qualche illustre sconosciuto (domanda più frequente di questi giorni: “Ma custa Ilenia Sulanas, ma chini esti?”).

Entro la settimana tutte le liste verranno presentate alla stampa in tristi appuntamenti che non servono a nessuno se non ai candidati per avere l’illusione che “stiamo andando bene”.

In realtà, non sta andando bene nessuno. La campagna non decolla e non decollerà. Di idee per la città manco a parlarne. E i due candidati maggiori fanno i conti con le loro paure più segrete. Vediamo quali.

Massimo Fantola resta il favorito. Nonostante il berlusconismo in crisi, nonostante la Giunta Cappellacci in caduta libera, nonostante un comune lasciato allo sbando dal centrodestra, nonostante le faide del Pdl cittadino, nonostante la candidatura del finiano Ignazio Artizzu, nonostante tutte queste cose Fantola ha le maggiori chance di diventare sindaco. Perché la sua candidatura non è stata frutto del caso, ma anzi è stata sapientemente e meticolosamente costruita giorno per giorno da almeno un anno.

Fantola è stato abile nel proporsi senza imporsi, al punto che il Pdl alla fine non ha avuto scelta: l’unico candidato possibile era veramente solo lui.

Fantola sa però di aver già giocato tutte le sue carte a disposizione. Non ci sono più margini di trattativa con i berlusconiani, a cui non può più chiedere nulla. Per questo il candidato del centrodestra sa di dover vincere al primo turno. Perché se dovesse andare al ballottaggio, il Pdl prenderebbe in mano le operazioni e lui si ritroverebbe completamente ostaggio di un partito che mal sopporta la sua candidatura e che gli farebbe pagare lo smacco di essere arrivati al ballottaggio.

Solo con una vittoria al primo turno Fantola avrebbe la forza per imporre la sua giunta: in caso contrario, sarebbe in balia del Pdl, delle sue logiche da fine impero che imporranno una squadra di assessori berlusconiani.

L’ho già detto e lo ripeto: complice anche la sempre più vicina uscita di scena di Silvio Berlusconi con la conseguente implosione del centrodestra nazionale, se Fantola dovesse vincere (tanto più se l’affermazione dovesse arrivare al ballottaggio) in pochi mesi Cagliari potrebbe conoscere le stesse convulsioni che hanno abbattuto a Olbia il sindaco Giovannelli. Questa è la mia previsione, ma spero di sbagliarmi perché la città è già allo sbando così e non merita altri mesi alla deriva.

Fantola dunque teme il ballottaggio e per vincere al primo turno ora ha anche accettato di cambiare il suo profilo. Non più quello di in candidato moderato ma quello di un esponente classico di centrodestra, appiattito sugli stilemi berlusconiani. Al ragionamento inizia a preferire l’accusa gratuita (“il centrosinistra odia gli imprenditori”), la provocazione. E il massimo lo avremo quando Fantola sarà costretto a salire sul palco con Berlusconi, per un comizio che già si preannuncia imperdibile. A quel punto l’indentificazione sarà totale, ma anche necessaria per sperare di portare a casa la vittoria.

Anche Massimo Zedda deve fare i conti con un partito alleato, il Pd, che vive male la sconfitta alle primarie. Ma, paradossalmente, il candidato del centrosinistra deve fare il tifo per i suoi ex avversari. Il motivo è molto semplice: se le otto liste che lo sostengono non dovessero superare la soglia del 40 per cento, anche in caso di vittoria il centrosinistra non avrebbe la maggioranza del consiglio comunale e si dovrebbe tornare alle urne.

Una situazione già vista l’anno scorso ad Iglesias, dove l’affermazione di Pierluigi Carta è stata vanificata dalla debàcle delle sue liste del centrosinistra. E infatti il consiglio è stato sciolto e ora si torna a votare.

Questa questione del 40 per cento turba i sonni di molti. Perché la lista presentata dal Pd è, a detta di tutti, inconsistente. Non è composta da persone inadeguate, per carità. Ma è evidente che gli apporti esterni al partito sono deboli, e con appena cinque consiglieri uscenti ricandidati l’idea di dover raggiungere almeno 20 per cento fa tremare le vene ai polsi.

Massimo Zedda, da parte sua, fa quello che sa fare. Non è un fulmine di guerra, non infiamma i cuori. Ma è giovane (mentre il suo avversario non lo è più) e a soli 35 anni può vantarsi di essere diventato prima consigliere comunale, poi regionale, poi di avere sconfitto alle primarie nientemeno che Antonello Cabras. Definirlo un vincente non è azzardato. Zedda poi è un prodotto della politica e sa cos’è la politica in Sardegna. E questo per molti settori della borghesia e del ceto medio dirigente cittadino inclini al cambiamento, è molto rassicurante.

Annunci