Tuvixeddu, l’Anfiteatro e l’insuperabile contraddizione di Cagliari Monumenti Aperti: una manifestazione ormai ostaggio della peggiore politica

Posted on 6 maggio 2011

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Questo fine settimana torna Cagliari Monumenti Aperti e io sono felice. Perché sono stato l’ideatore dell’iniziativa (lo dico per orgoglio e per dare un elemento importante a chi vuole condividere con me alcuni ragionamenti), ed è bello vedere dopo tanto tempo le proprie intuizioni mostrarsi ancora feconde.

La manifestazione è nata quindici anni fa grazie all’associazione Ipogeo, fondata nel 1993 da Armando Serri che aveva coinvolto, insieme a me, altri giovani con la passione per i beni culturali e l’impegno civile (Massimiliano Messina, Massimiliano Rais e Giuseppe Crobu). Io ho avuto l’idea (spuntata all’interno di un gruppo fantastico di cui facevo parte e che per anni ha accompagnato i cagliaritani alla scoperta della Cripta di Santa Restituta, della Chiesa della Speranza e di altri monumenti dimenticati) che a Cagliari si potesse replicare con successo un’iniziativa che era nata a Napoli e che aveva segnato la rinascita della città.

La storia di Monumenti Aperti (scritta da me e da Armando Serri) la troverete nel libretto dedicato ai racconti che da qualche anno viene stampato in occasione della manifestazione, storia che insieme ad Elio Turno Arthemalle racconterò sabato 7 alle 20 nella cripta di Santa Restituta con l’accompagnamento musicale di Alessandro Olla.

Torno però su alcuni elementi di quella vicenda originaria per arrivare a fare una domanda che reputo ormai ineludibile: a cosa serve Cagliari Monumenti Aperti? Ha ancora un senso? Non lo faccio per amore di polemica ma perché quindici anni sono un bel traguardo che merita un bilancio critico delle luci e delle ombre.

La manifestazione nacque grazie all’azione di un gruppo di giovani determinatissimi. L’avremmo infatti fatta lo stesso, anche se il Comune di Cagliari non ci avesse dato da subito il suo sostegno. Invece l’allora assessore comunale alla Cultura, Gianni Filippini, capì che l’idea era buona e che valeva la pena una volta tanto invertire i rapporti di forza: le associazioni proponevano, organizzavano e (sostanzialmente) comandavano; il Comune invece si limitava a collaborare.

Filippini e l’allora sindaco, Mariano Delogu, non avevano scelta. Perché ci voleva la matta determinazione dei giovani (io allora avevo 26 anni) per credere che la Torre di San Pancrazio (chiusa di trent’anni) potesse essere riaperta al pubblico. Le istituzioni poi non parlavano tra di loro, erano diffidenti. Resi credibili del fatto che per quel lavoro non prendevamo una lira (e nemmeno l’associazione Ipogeo, che non ha mai fatto neanche la domanda per avere contributi dal Comune e dalla Regione), le istituzioni furono costrette a sedersi tutte allo stesso tavolo e a lavorare assieme.

Se la scelta del Comune fu lungimirante, quella della Regione (allora guidata dal centrosinistra) fu di segno opposto. Quando andai a proporre l’adesione all’iniziativa al capo di gabinetto dell’allora assessore alla Cultura, il sardista Efisio Serrenti, fui liquidato in pochi minuti solo perché mostrai qualche perplessità sull’opportunità che il libretto della manifestazione fosse aperto da una pagina scritta dall’assessore: bogau a son’e corru. Per completezza, dico che invece la manifestazione fu accolta bene dall’allora assessore provinciale alla Cultura, Adriano Salis.

Anche senza i soldi di Serrenti (e allora ne dava molti alla cultura isolana) Cagliari Monumenti Aperti si fece lo stesso, è fu un successo. Io seguii anche la seconda edizione, poi mi feci da parte perché la manifestazione si stava ingrandendo, aveva bisogno di essere seguita praticamente per tutto l’anno e io preferivo fare il giornalista.

A quindici anni di distanza che bilancio si può fare? Prima gli aspetti positivi.

Migliaia di giovani sono ogni anno coinvolti in tanti comuni della Sardegna in una poderosa azione di riscoperta dei beni culturali e monumentali del proprio territorio. Si preparano, studiano e poi si confrontano con tante persone nel corso delle visite guidate. Mi capita di ricevere spesso dei curricula, e quasi sempre c’è un richiamo a Monumenti Aperti. Grazie a Monumenti Aperti, da quindici anni migliaia di giovani sardi hanno avuto l’opportunità di prendere coscienza della storia locale. La manifestazione è un fattore potentissimo di educazione.

La ricaduta sul lungo periodo penso sia altrettanto positiva: migliaia di giovani hanno imparato a conoscere il proprio territorio, a vederlo sotto una diversa ottica. Ogni politica di sviluppo ha bisogno di cittadini consapevoli e Monumenti Aperti lavora in questo senso.

Gli aspetti negativi: la manifestazione ormai è saldamente in mano alla politica. Il rapporto si è ribaltato: non sono più le associazioni a guidare, ma ad essere guidate. L’attenzione è sempre costantemente sui politici non sulle centinaia di ragazzi che rendono possibile l’iniziativa.

La politica, e in primo luogo l’amministrazione cagliaritana, ha disinnescato il potenziale di Monumenti Aperti. Non poteva fare altrimenti, visto che doveva giustificare alcuni sconci. Perché i politici che oggi si gloriano di questa iniziativa, sono gli stessi che provano da anni a svendere Tuvixeddu e hanno distrutto l’Anfiteatro Romano. Una vergogna.

Quest’anno poi con la farsa dell’inaugurazione a Villa Devoto (spacciata per novità quando invece il giardino del palazzo della Regione era già stato aperto molti anni fa) si è giunti alla definitiva subordinazione della manifestazione ai voleri della politica nella sua accezione meno nobile. La Regione ha imposto che l’apertura venisse spostata dal Parco della Musica alla sede del Presidente della Regione. Che Cagliari Monumenti aperti sia merito del presidente Cappellacci?

Dice bene l’assessore comunale alla Cultura Giorgio Pellegrini, evidentemente folgorato sulla via di Damasco: “Questa cultura di folle mi fa un po’ paura perché piace a certa politica… Dopo dieci anni di esperienza da assessore, non mi è ancora chiaro se nella rassegna prevalga l’aspetto divulgativo o festivo, se in questa iniziativa l’aspetto della cultura sia profondo oppure superficiale. La sensazione è che prevalga l’effimero, ma d’altronde è questa la cultura che piace a certa politica”.

Caro assessore, la verità è molto semplice: i ragazzi vivono la manifestazione in maniera profonda, i politici invece in maniera superficiale. Infatti, il governo della città non ha avuto alcun beneficio da Cagliari Monumenti Aperti. Anzi, i beni monumentali cittadini non sono mai stati offesi come in questi ultimi anni in cui anche lei è stato assessore.

Nel maggio del 1996 fa il sottoscritto e il sindaco Mariano Delogu presentarono alla città, nel corso di una conferenza stampa, la prima edizione di Monumenti Aperti. Quindici anni dopo, il sottoscritto denuncia la devastazione dell’Anfiteatro romano mentre il senatore Delogu presenta un ricorso al Tar contro la relazione dell’Istituto Superiore per la Conservazione e il restauro che dice: “Il monumento è in uno stato di abbandono”. È evidente che sulla tutela dei beni monumentali della nostra città non la pensiamo più allo stesso modo.

In ogni caso, auguro un buon fine settimana a tutti i ragazzi e le ragazze che saranno impegnati a fare le visite guidate. Anche quest’anno sarà una bella festa. In bocca al lupo.

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