Comunali a Cagliari: svolta berlusconiana per Fantola, ma il centrodestra romano lo ha abbandonato. Con Zedda, invece, tutto il centrosinistra nazionale

Posted on 21 maggio 2011

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Pochi giorni fa ci chiedevamo: “Cosa dovrà fare ora Massimo Fantola per convincere i cagliaritani di centrodestra a votarlo al ballottaggio?”. La risposta ora è chiara: diventare berlusconiano.

La conferma arriva dalle dichiarazioni pubbliche del leader dei Riformatori. Prendete una delle ultime:

“Il candidato delle Sinistre dice che sta volando, mentre cammina con la stampella dei padrini romani, da D’Alema a Bersani sino a Vendola”. Lo dice il candidato sindaco del centrodestra, Massimo Fantola. “Si rassegni il candidato delle Sinistre: il soccorso rosso che arriva da oltre Tirreno – prosegue Fantola – non sarà sufficiente a mascherare la mancanza di un progetto che faccia davvero rinascere Cagliari”. “Nella mia campagna elettorale per i ballottaggi – conclude Fantola – voglio che si parli soltanto di Cagliari e del suo futuro. Insieme ai partiti dell’alleanza ho scelto di non invitare in città nessun esponente nazionale: ci concentreremo totalmente nel contatto con i cagliaritani, con un costante e continuo dialogo. Perché per me il sindaco di Cagliari deve governare senza ingerenze romane o padrini occulti”.

“Candidato delle sinistre”, “padrini romani”, “soccorso rosso”: questo è puro lessico berlusconiano, altro che moderati alla Mario Segni.

Ma anche accusare Zedda di farsi sostenere da D’Alema, Bersani e Vendola rischia di essere ridicolo, visto che per Fantola, nell’imminenza del primo turno, sono venuti a Cagliari (vado a memoria) i ministri La Russa, FrattiniMatteoli, gli esponenti nazionali Lupi e Alemanno, mentre il premier Berlusconi è intervenuto telefonicamente nel corso di una fallimentare convention di saluto alla città del sindaco uscente Emilio Floris (duecento persone, al massimo trecento al Molo Ichnusa).

“Insieme ai partiti dell’alleanza ho scelto di non invitare in città nessun esponente nazionale”, dice oggi Fantola. La verità è un’altra: da una parte il candidato sindaco teme l’abbraccio mortale con Berlusconi, ormai un pericolo per la sua stessa coalizione; dall’altra il Pdl romano non vuole schierare i propri pezzi da novanta per un candidato non suo e che rischia di perdere.

Peraltro, che cosa ci verrebbero a fare i ministri di Berlusconi a Cagliari? A dover rispondere a domande imbarazzanti sul caro traghetti, sulle industrie che chiudono, sul referendum sul nucleare, sulla batosta di Olbia?

In evidente difficoltà, la mossa segreta di Fantola è dunque la bugia alla Berlusconi, il terrore dell’ingovernabilità sparso a piene mani, il discredito dell’avversario. Il tutto, ovviamente, nel nome di una politica sedicente “moderata”.

Per questo Fantola, dopo aver fallito l’elezione al primo turno, non può fare altro che alzare i toni dello scontro con un solo obiettivo: dichiararsi moderato per far credere ai non berlusconiani di essere diverso dai seguaci del Cavaliere, ma usare un linguaggio aggressivo per dimostrare agli elettori del Pdl di essere in sintonia con loro.

Eravamo fermi al “Zedda si sta montando la testa” (sciaguratissima quanto arrogantissima dichiarazione), ora registriamo la logica del “salto del buio”. Ecco cosa posta questo pomeriggio il candidato del centrodestra nel suo profilo su Facebook:

“Il governo della città è una cosa complessa, richiede capacità, competenza, esperienza.
 Richiede conoscenza dei problemi ed equilibrio nel proporre le soluzioni.
Questa sinistra estremista e senza progetto propone a Cagliari e ai cagliaritani un vero e proprio salto nel buio. Ricordatelo quando sceglierai il sindaco di Cagliari”.

Una dichiarazione che mi ricorda i messaggi lanciati dalle Democrazia Cristiana nelle elezioni del 1948. In realtà, Fantola si è messo nelle mani del deputato del Pdl Salvatore Cicu, che ormai sembra l’ispiratore di tutte le mosse del candidato sindaco del centrodestra. Vedrete che nei prossimi giorni Fantola e Cicu scopiazzeranno la strategia milanese e, ben lungi dal voler parlare dei problemi di Cagliari, cercheranno di trascinare Zedda sul terreno della zingaropoli e della paura degli omosessuali.
Funzionerà per vincere e convincere il centrodestra cagliaritano a votare Fantola?

Intanto Massimo Zedda incassa la piena fiducia del leader nazionali del centrosinistra. Oggi Massimo D’Alema ha tolto ogni dubbio sul sostegno che il Partito Democratico sta dando al giovane candidato e militante di Sinistra e Libertà. Sinceramente, bisogna stare a qualche centinaio di chilometri da Cagliari e amare i luoghi comuni della politica per non vedere che in città il Pd sta giocando tutte le sue carte per arrivare alla vittoria. E vorrei ben vedere! Secondo voi, a due anni dalle prossime elezioni regionali, perché il maggiore partito di centrosinistra non dovrebbe fare di tutto per governare (con magari quattro o cinque assessori e 13 consiglieri) invece che stare all’opposizione?

Per questo mi ha sconcertato (ma non sorpreso) l’analisi che Marcello Fois ha affidato al sito di Sardegna Democratica, dal titolo “E ora prove tecniche di affidabilità”. Perché lo scrittore nuorese propone la solita tesi “la vecchia politica ha affossato Soru” che, sempre che sia stata veritiera nel caso della sconfitta di due anni fa, stavolta non è assolutamente applicabile. Volete un esempio: Il Pd a Cagliari è il primo partito e Zedda ha preso più voti della sua coalizione! Di quale presunta inaffidabilità parla dunque Fois? Bastavano questi due dati per suggerirgli una maggiore prudenza nell’interpretazione del voto a Cagliari, invece che scrivere “Se Massimo Zedda vorrà tenere conto della nostra piccola storia recente forse potrà prevedere, e neutralizzare, il fuoco amico”.

E infatti è stato lo stesso candidato sindaco a dire oggi in conferenza stampa con D’Alema che “contrariamente ad altre occasioni, la nostra coalizione è compatta e nessuno si è lasciato andare a polemiche interne “. Qualcuno lo dica a Fois, per favore.

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