Comunali a Cagliari: la città col fiato sospeso. Se perde Zedda, avremo finalmente un’opposizione. Se perde Fantola, cade anche Cappellacci

Posted on 29 maggio 2011

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E adesso bisogna solo andare a votare. E’ quasi una liberazione. Sono state due settimane molto intese, anche dure. Negli ultimi dieci giorni la campagna elettorale cagliaritana si è fatta più aspra, più velenosa. Ma dagli scontri (reali o provocati ad arte) che ci sono stati, i cittadini hanno avuto modo comunque di capire meglio i due candidati e le conseguenze del voto.

La situazione è in bilico e nessuno canta vittoria. Ma nessuno si dà neppure per vinto.

Si parte da un’oggettiva situazione di parità, sia perché il ballottaggio è altra cosa rispetto al primo turno, sia perché i due candidati, Massimo Zedda per il centrosinistra e Massimo Fantola per il centrodestra, hanno preso di fatto lo stesso numero di voti.

Fantola ha una maggiore possibilità di recupero. I motivi per i quali il nove per cento degli elettori che ha votato le liste del centrodestra lo ha poi abbandonato sono tanti e non si può escludere che in molti al ballottaggio ci ripensino. In questo senso, ogni voto recuperato, sarebbe un voto sottratto a Zedda.

Per convincere i “traditori” Fantola ha impostato la campagna elettorale per il ballottaggio in maniera molto aggressiva, molto “berlusconiana”. Il candidato mira a recuperare soprattutto i voti del Pdl, sprofondato al 16 per cento. E si è visto che a guidare la sua strategia politica,a fare da apripista ad ogni sua dichiarazione, sono stati politici molto poco moderati nelle dichiarazioni come Salvatore Cicu, Giuseppe Farris e Mauro Pili.

Il motivo è chiaro: dopo la disfatta di Olbia, se Fantola perde, il Pdl sardo si disgrega, sprofonda, praticamente sparisce. E se Fantola perde, la giunta regionale guidata da Ugo Cappellacci entrerebbe in coma, sul modello della giunta Masala. Non a caso, anche il presidente della Regione ha cercato di dare il suo contributo al candidato del centrodestra (vedi, ad esempio con la delibera farsa sui trenta milioni di euro per Sant’Elia).

Le sorti del berlusconismo sardo dipendono da Fantola: il colmo per un politico che ha sempre tenuto a segnare la sua differenza dal modo di fare politica del presidente del Consiglio.

Il disfacimento del Pdl non è però temuto da tutti i partiti che compongono l’alleanza di centrodestra, anzi. Soprattutto i più piccoli quasi si augurano che ai berlusconiani arrivi una sonora legnata, per ridimensionarne le smanie egemoniche. Quanti elettori dell’Mpa, dei sardisti, di Forza Paris, dell’Uds di Mario Floris, e in parte anche dell’Udc voteranno Fantola al ballottaggio?

I berlusconiani hanno però tante risorse. Gestiscono il potere in città da diciotto anni e per loro questa è una battaglia per la sopravvivenza: nessuno si illuda che si rassegnino ad uscire di scena senza tentare il tutto per tutto.

Il centrosinistra è arrivato al ballottaggio nel miglior modo possibile: unito, sereno, fiducioso. Una eventuale sconfitta non determinerebbe il suo sfaldamento ma anzi regalerebbe alla città un’opposizione finalmente forte, giovane, capace di affrontare con decisione l’ultima fase del berlusconismo ormai declinante.

Tutti i partiti di centrosinistra hanno lavorato per Massimo Zedda. Anche il Pd intorno al giovane candidato di Sel ha ritrovato l’unità. Arrivare a giocarsi la vittoria al fotofinish è già un grandissimo risultato.

Zedda rischia molto ma può ragionevolmente contare anche sui voti in libera uscita di coloro che al primo turno hanno sostenuto il finiano Artizzu, l’indipendentista Zuncheddu e la grillina Corda.

La chiave del confronto sta dunque tutta nella capacità di Fantola di invertire la tendenza nazionale che vede il centrodestra declinare. I faccia a faccia televisivi non mi sembra che abbiano spostato più di tanto. E il primo turno ha detto che ai cagliaritani un sindaco di sinistra non dispiacerebbe, non sarebbe un’eresia.

Chi non si capacita di questa ipotesi è proprio Fantola. Che si vanta di essere stato tra i padri del maggioritario che ha spianato la strada all’alternanza, poi mette in guardia dall’avvento di un’amministrazione comunale di “sinistra sinistra”, come se una eventuale affermazione di Zedda fosse simile ad una vittoria del Pci nell’Italia degli anni ’50.

E forse è proprio questo elemento che lo ha fatto finire tra le braccia di Berlusconi: un anticomunismo patetico e viscerale, superato dai fatti e dalla storia, in nome del quale alla fine tutto è lecito. Perfino dire che la spiaggia del Poetto è stata distrutta dal centrosinistra, che la responsabilità del “buco” del Teatro Lirico non è del centrodestra, che la raccolta differenziata in città va bene, che non è vero che paghiamo la Tarsu più alta d’Italia (“i dati del Sole24Ore sono sbagliati”), che lui non è un politico di professione “mentre Zedda sì”. Perfino tollerare le campagne denigratorie portate avanti dai suoi alleati contro l’avversario e azioni intimidatorie contro chi non si mostra allineato.

Ma questo è il berlusconismo. E a Fantola e ai Riformatori in realtà il berlusconismo non è mai dispiaciuto. Anzi.

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