Caro sindaco Zedda, la città vuole una nuova politica culturale. Ecco perché è importante tenere chiuso agli spettacoli estivi l’Anfiteatro romano di Cagliari

Posted on 6 giugno 2011

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Ora che in maniera sorprendente il nuovo sindaco di Cagliari Massimo Zedda ha rimesso in gioco la possibilità di riaprire agli spettacoli estivi l’Anfiteatro romano, è venuto il momento di dire chiaramente perché questa scelta sarebbe sbagliata.

Posto che sulla questione in tanti restano in attesa di parole più chiare (dichiarazioni sballate o mal riportate dai giornali sono ormai il pane quotidiano della politica), è bene però chiarire con una certa precisione i motivi per i quali in tanti sono contrari all’utilizzo del monumento e delle sue terrificanti gradinate come luogo di spettacolo.

Il primo motivo è molto semplice: la Soprintendenza archeologica (cioè l’istituzione preposta alla salvaguardia del monumento) ha comunicato al Comune di Cagliari fin dal mese di febbraio che quest’anno non avrebbe concesso alcuna autorizzazione per lo svolgimento di spettacoli estivi nell’antica arena. L’Anfiteatro versa infatti in condizione critiche, come peraltro certificato da una relazione dell’Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro: ogni spettacolo mette ulteriormente a rischio il monumento. La Sovrintendenza ha cambiato idea? È pronta a barattare un’altra stagione di spettacoli con la certezza assoluta che da settembre si cambia? Allora lo dica chiaramente. E, con atti motivati, si assuma la responsabilità di questo dietrofront.

Ma la questione è anche un’altra. Intorno alla posizione della Soprintendenza in questi ultimi mesi c’è stata una durissima battaglia politica. Non possiamo infatti dimenticarci del tentativo maldestro del Pdl di delegittimare il sovrintendente Minoja, con tanto di ricorso al Tar da parte dell’ex sindaco e senatore Mariano Delogu (sostenuto peraltro anche da qualche associazione di spettacolo beneficiaria diretta dell’uso dell’Anfiteatro). E le incredibili dichiarazioni del deputato del Pdl Mauro Pili, che ha trattato Minoja alla stregua di un giudice della procura di Milano, ce le vogliamo dimenticare?

Al di là dell’aspetto legato alla tutela del monumento, in questi ultimi mesi a Cagliari la battaglia per l’Anfiteatro è diventata soprattutto una battaglia per il rispetto delle istituzioni e del concetto di legalità. Infatti ha ripreso slancio in procura l’inchiesta che mira ad accertare eventuali abusi, senza dimenticare quella che riguarda le opacità nella gestione. Riaprire in questa situazione l’Anfiteatro agli spettacoli significherebbe accettare la posizione della parte più reazionaria del Pdl, quella che anche in Sardegna vede i difensori della legge come pericolosi eversori.

Il terzo motivo è invece legato alle politiche culturali che sono state portate avanti a Cagliari negli ultimi quindici anni.

L’Anfiteatro romano è infatti il simbolo della sciagurata politica dei “grandi eventi”. È per i grandi eventi della lirica che il monumento è stato massacrato: invano, perché poi già dal 2001 (complice la pessima gestione del Teatro Lirico del maestro Meli) le opere e i concerti sono stati ospitati al Teatro di via Sant’Alenixedda: una beffa.

È poi per i grandi eventi pop che l’Anfiteatro è stato dato in gestione alla società Sardegna Concerti, i cui vertici sono ora sotto inchiesta perché si ipotizza che abbiano beneficiato (a proposito dell’utilizzo dell’Anfiteatro) di indebiti favori da parte del Comune.

Diciamo le cose come stanno: così come in altri settori, anche in quello dello spettacolo e della cultura alcuni soggetti privati hanno orientato pesantemente le scelte politiche attuate dalle amministrazioni comunali di centrodestra. In maniera evidente, e non sempre trasparente.

Massimo Palmas di Sardegna Concerti è un grande organizzatore. A lui la città deve molto, e anche l’ultima edizione del Jazz Expo’ ha dimostrato le sue capacità. Però è stato l’assessore occulto dello Spettacolo a Cagliari e, benché abbia dei trascorsi giovanili nella militanza di sinistra, per mantenere la sua rendita di posizione non ha esitato anche recentemente a far sostenere la sua lotta da politici come Mauro Pili (vi siete dimenticati la fiaccolata notturna all’Anfiteatro?).

La politica dei Grandi Eventi poi è miseramente fallita e non ha portato nulla a Cagliari, se non un impoverimento di tanti gruppi e associazioni che costituiscono la vera spina dorsale dell’offerta culturale in città.

Qui dunque non c’entrano né destra né sinistra, né si mettono in discussione le evidenti capacità di nessuno. Ma anche il mondo della cultura e dello spettacolo hanno bisogno a Cagliari di una gestione trasparente. L’Anfiteatro è il simbolo di una politica culturale su cui molti si interrogano, perfino la magistratura. È chiaro che nessuno va demonizzato: ma nemmeno premiato se non se lo merita.

Poi c’è un quarto motivo. Con la vicenda dell’Anfiteatro, nel 2000, si è consumata la rottura tra la cosiddetta “società civile” cagliaritana (associazioni culturali ed ecologiste ed intellettuali) e i partiti di centrosinistra che, per difendere il soprintendente dell’Ente Lirico, il maestro “compagno” Mauro Meli (il vero ideatore dello scempio), rimasero in silenzio davanti alle proteste contro le gradinate in legno. E anche in altre occasioni (penso a Tuvixeddu) la posizione del centrosinistra è stata fin troppo blanda e poco attenta alle voci di chi si opponeva veramente.

Ora, grazie al questa nuova comune battaglia sull’Anfiteatro quell’antica frattura si stava finalmente ricomponendo. Per questo riaprire il monumento quest’estate agli spettacoli vuol dire sconfessare le battaglie fatte da tante associazioni e intellettuali che in questi anni hanno combattuto a mani nude la destra. Vuol dire riportarli in una condizione di marginalità laddove invece ci si aspettava un maggiore ascolto.

La posta in gioco, come vedete è molto alta. Dalle scelte sull’Anfiteatro capiremo se Cagliari avrà finalmente una nuova politica culturale. Se finalmente verranno abbattute le rendite di posizione, ridimensionate le attese delle solite consorterie, premiate le idee innovative: o se tutto continuerà praticamente come prima.

La cultura a Cagliari ha bisogno di un deciso cambio di passo. Senza penalizzare nessuno, ma senza nemmeno premiare ingiustamente i soliti nomi. Tutto alla luce del sole. Perché di assessori occulti, allo spettacolo come all’urbanistica, non se ne può più.

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