Con Cappellacci ormai allo sbando, la Sardegna si scopre nelle mani di Oppi. E il centrosinistra si interroga sulla futura leadership: tornerà Soru?

Posted on 10 giugno 2011

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L’improvvisa sospensione dell’esame del collegato alla Finanziaria in Consiglio regionale ci dice chiaramente una cosa: la Giunta Cappellacci è ormai allo sbando e ora potrà solo navigare a vista. Potrà prendere fiato grazie ad alcune iniziative mediatiche (come la flotta sarda) ma è evidente che non è più in grado (sempre che lo sia mai stata) di affrontare con un minimo di credibilità la crisi economica che sta travolgendo la Sardegna. Non ha risposte su nulla, e già dalle prossime settimane via Roma sarà teatro di nuove impressionanti manifestazioni di interi settori esasperati dalla pochezza di questo esecutivo: pastori, piccoli imprenditori strozzati da Equitalia, lavoratori dell’industria in crisi.

Nel Palazzo, lo scontro vero è però sulla sanità. Il Pdl ha imposto un assurdo monocolore, scegliendo da solo direttori amministrativi e sanitari di tutte le Asl, del Brotzu e delle Aziende Miste. La lottizzazione esaspererà ulteriormente lo scontro interno.

Le sconfitte alle Comunali di Olbia e Cagliari hanno inoltre fatto esplodere le contraddizioni all’interno del Pdl. Le dimissioni del coordinatore regionale, Mariano Delogu, lasciano il partito in mano a Settimo Nizzi, nemico di Cappellacci e aspirante candidato alla presidenza della Regione.

Dopo la sconfitta di Fantola, i Riformatori sono (politicamente) ai minimi termini. la tentazione è quella di uscire dalla Giunta ed assicurargli un appoggio esterno, ma c’è il rischio che una mossa del genere faccia crollare tutto: troppo rischioso. Fli non ha raccolto quanto pensava e può solo fare ostruzionismo. I sardisti non si capisce bene cosa vogliano fare: avevano promesso che non sarebbero stati organici al centrodestra, ma poi hanno perso un’ottima occasione per fiutare il vento a Cagliari e ad Olbia.

Cosa tiene allora assieme questa giunta? La pochezza dell’opposizione di centrosinistra? Un Pd ancora troppo diviso e senza un’idea chiara del futuro?

Il segretario del Pd, Silvio Lai, ha fatto quello che doveva: ha vinto le Provinciali dello scorso anno e le Comunali di qualche settimana fa. Ha inoltre ricompattato il partito: ora l’unica corrente “ribelle” è quella di Paolo Fadda.

Perché allora non cade Cappellacci?

Perché il quadro nazionale non è ancora sufficientemente chiaro e soprattutto perché in Sardegna non si può al momento replicare quella possibile alleanza che probabilmente manderà a casa Berlusconi: Pd più Udc.

Il partito di Casini in Sardegna non solo è organico alla maggioranza di centrodestra ma si comporta proprio come una corrente del Pdl. La Sardegna è, politicamente, nelle mani del segretario dell’Udc, Giorgio Oppi. È lui che può consentire al centrodestra di proseguire in questa stagione di governo, ed è lui che può offrire al centrosinistra un’alternativa capace di vincere le prossime elezioni senza troppo sforzo e in tempi rapidi.

Ma Oppi non passa al centrosinistra perché teme il ritorno di Soru (e di questo parleremo fra poco). La strategia dell’opposizione è dunque quella di far morire di inedia la Giunta Cappellacci così come avvenne con la Giunta Masala (e infatti nelle elezioni che seguirono, nel 2004, stravinse il centrosinistra guidato da Soru). Per la nostra isola si prospettano dunque mesi terribili nei quali la pochezza della attuale giunta di centrodestra esaspererà gli animi, fino ad un crollo che sarà inevitabile. Data prevista per le prossime elezioni regionali? Primi mesi del 2012.

Poi c’è la questione della leadership. Il risultato cagliaritano dimostra che delle primarie non si può più fare a meno. Ma quando si voterà? E chi saranno dunque i candidati?

Tutti pensano a Soru. Tutti, tranne, probabilmente, l’interessato. La verità è che Soru lo vuole soprattutto la gente che non vede nella scena politica un’altra figura così rilevante e capace soprattutto di contrapporsi al Governo nazionale (di qualunque colore esso sia) in un momento di forte rivendicazionismo.

In due recenti interviste (una a D di Repubblica, l’altra alla Nuova Sardegna) Soru ha detto due cose che possono sembrare diverse, ma in realtà non lo sono: al magazine ha infatti smentito di essere interessato ad una ricandiatura (Ma non ha intenzione di ricandidarsi: “No, infatti”), al quotidiano sassarese ha invece detto di volersi mettere a disposizione del partito («In futuro sarò in campo in qualunque modo mi toccherà di esserlo»).

Molti nel centrosinistra, e anche all’interno dello stesso Pd, temono un ritorno sulla scena regionale dell’imprenditore. I motivi sono quelli noti e afferiscono soprattutto alle ragioni che poi hanno portato alla sconfitta nel 2009: di Soru si teme la maldestra strategia politica, l’amore per le scelte in solitaria, la scarsa propensione alla mediazione, la poca pazienza nell’assecondare il ritmo di  processi di cambiamento di più lungo respiro.

Però proprio in queste due interviste l’ex presidente sembra essere cambiato e aver capito finalmente che la sua azione politica, per quanto originale, si inseriva in un filone di impegno politico e culturale che, con alterne fortune, ha caratterizzato l’azione della sinistra in Sardegna a partire dagli anni ’70. Perché la lotta contro le servitù militari e il cemento nelle coste non l’ha certo inventata lui, così come la battaglia per la tutela di Tuvixeddu è partita quando Soru nemmeno immaginava che un giorno sarebbero stati i suoi atti amministrativi a salvare la necropoli.

Cambiato e meno, Soru candidato presidente è comunque per molti un azzardo, e chiuderebbe comunque le porte ad eventuali accordi con i partiti ora alleati con il centrodestra ma sempre più consapevoli che chi sta con i berlusconiani farà la fine dei berlusconiani. Perché il nodo delle future alleanze (e questo il segretario del Pd Lai lo ripete da tempo) il centrosinistra non lo ha ancora sciolto, anzi. E con Soru candidato lo schema nazionale di accordo con l’Udc è totalmente inimmaginabile.

Poi ci sono le nuove variabili. Molto si parla del ruolo che avrà il nuovo quotidiano in uscita, “Sardegna24”, evidentemente riconducibile ad ambienti “soriani”. Faciliterà la ricandidatura o la renderà più complicata?

Questa è la situazione. Prima di vedere la luce in fondo al tunnel ci vorrà ancora qualche mese. E in Sardegna avremo la sensazione (o forse qualcosa di più) di essere veramente alla deriva, senza una guida sicura, senza politiche che possano essere anche solo di conforto per affrontare questa crisi terrificante di cui molti iniziano a pagare un prezzo durissimo. Sarà terribile. Ma questo è il guaio in cui ci siamo cacciati e uscirne non sarà facile.

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Posted in: Politica, Sardegna