Base di Quirra, l’esilarante piano di comunicazione del Ministero della Difesa. “Ai giornalisti dite: Il poligono ha prevenuto l’abusivismo edilizio”. Ecco il documento!

Posted on 17 giugno 2011

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Per prima ne aveva parlato La Nuova Sardegna, ma lo scoop vero lo hanno fatto i colleghi di Tiscali che hanno trovato e messo in rete i documenti originali: complimenti. Stiamo parlando di una fantastica relazione del Ministero della Difesa sul Poligono di Quirra, un vero e proprio “piano di comunicazione” per cercare di arginare gli effetti negativi sull’immagine delle forze armate, a seguito dall’inchiesta della Procura di Lanusei e dalla relazione dei veterinari Mellis e Lorrai sull’incidenza di pastori morti nella zona di Quirra.

Sono venti pagine in tutto, dal titolo “Descrizione sintetica problematiche epidemiologico – ambientali e compendio norme di linguaggio sull’argomento” (eccolo qua: quirra-002), che spiegano ai militari cosa dire ai giornalisti nel caso in cui questi dovessero fare delle domande su Quirra. Abbiate la pazienza di scaricarle e leggerle con calma. Perché fotografano con chiara crudezza l’ipocrisia dell’istituzione militare davanti a ciò che sta accadendo nel Poligono.

Benché si sottolinei sempre che le Forze Armate collaborano pienamente con la magistratura (e ci mancherebbe pure!), per il resto il documento insinua sottilmente che nel Poligono va tutto bene, anzi!

La terrificante relazione dei veterinari? Non è stata smentita perché mancano “dati statistici riguardanti il territorio”. Per cui serve una “rigorosa attività di indagine epidemiologica”. Ovvio. In ogni caso, “c’è comunque evidenza di testimonianze autorevoli che negano la veridicità dell’indagine anamnestica Mellis-Lorrai”.

E i casi di animali nati deformi? E’ colpa della “consenguineità delle progenie”. “Bisognerebbe far pervenire il maschio dal allevamenti lontani, ma ciò, in zone isolate come quelle di Perdasdefogu, risulta evidentemente difficoltoso o sconveniente dal lato economico”.

E i casi di tumore e di malformazioni tra la popolazione? “Alla Difesa non risultano picchi di deformità nella zona del poligono (andate a dirlo ad Escalaplano, ndr), tantomeno nesso di causalità con le attività del poligono stesso”.
I casi dunque dipendono dal “passato minerario dell’area”, mica dall’attività del poligono. E comunque, anche in questo caso, “I rapporti tra consanguinei purtroppo costituiscono un problema anche tra la cittadinanza di paesi tra 1.000 e 2.000 abitanti, in cui il rischio di parentela anche lontana tra marito e moglie è alto”. Vergognoso.

Uranio impoverito? “Mai usato”. Peccato che al vaglio della procura ci sia il racconto di un testimone oculare riguardo il lancio di alcuni missili ad uranio impoverito da una nave da guerra tedesca, negli anni ’80.

E i missili sparati in mare e mai recuperati? “Viene recuperati tutto quando è possibile, quando troppo lontano dalla costa si preferisce lasciare in mare gli eventuali pezzi di ferro, che comunque non inquinano ma è stato rilevato, bensì, creino micro ecosistemi”. Cioè?? “Le analisi effettuate a più riprese sui molluschi ivi trasportati indicano infatti che le condizioni di questi ultimi siano migliorate a seguito della permanenza nelle acque di Quirra”. Il Poligono fa bene all’ambiente marino! Evviva! “Sul fondale marino finiscono anche i booster, ossia i razzi utilizzati per la fase iniziale di lancio dei radio-bersagli e di alcuni missili (…) Tali booster, che contengono combustibile solido, finiscono in acqua completamente svuotati e finiscono per diventare tane per pesci”.

Altre domande?

E le indagini sull’inquinamento nella base? I militari si sono fatti promotori “di un monitoraggio ambientale avviato nel 2008, tramite una gara gestita dalla NAMSA (Bruxelles) su incarico del Ministero della Difesa”, che “ha assegnato a società italiane ed estere certificate il compito di effettuare ricerche nel Poligono”. Talmente certificate che Fiordalisi ha messo sotto inchiesta due tecnici della Sgs perché ritiene che vi sia un “collegamento di interessi societari tra la Sgs chiamata a svolgere il monitoraggio del Pisq, e le società Oto Melara e Vitrociset, che hanno svolto attività industriale nelle medesima area del Pisq, con controlli firmati dallo stesso ministero della Difesa». «Sussistono – afferma la Procura – sospetti evidenti della collusione dei firmatari della relazione Sgs con le autorità dell’amministrazione della Difesa che hanno conferito alla Oto Melara e alla Vitrociset commesse militari, collegate con le autorità militari che hanno omesso ogni controllo sul disastro ambientale posto in essere»”, ha scritto La Nuova Sardegna. Ma nella relazione di questo non si parla

Ma la parte più bella è quella delle “Domande e risposte frequenti”. Diciotto quesiti sul modello marzulliamo del “si faccia una domanda e si dia una risposta”.  Esilaranti.

Domanda 8 Qual è l’impatto ambientale del Poligono?

Le attività militari presso il poligono vengono svolte cercando di ridurre al minimo l’impatto per l’ambiente. La spiaggia, in territorio demaniale, è stata di fatto sottratta ad ogni tentativo di speculazione edilizia (in effetti, sarebbe stato troppo anche per l’Aeronautica Militare bombardare le villette piene di turisti, ndr). sia in estate che in inverno viene periodicamente ripulita dal personale del Poligono. Nelle sue vicinanze c’è poi uno stagno, una piccola oasi naturale, dove gli uccelli, al riparo dei cacciatori, possono trovare un habitat protetto (non stanno scherzando, ndr).

In collaborazione con i pastori viene inoltre mantenuta e pulita la macchia che, anche per questo, da due anni non è stata interessata da nessun incendio.

E’ stata prevenuta qualsiasi azione di taglio indiscriminato del bosco e di abusivismo edilizio.

E’ stato individuato un sito archeologico di importanza nazionale, che, di fatto, gode di uno speciale status di protezione e vigilanza.

Ogni attività da effettuarsi nel Poligono viene preventivamente valutata ed autorizzata solo dopo un esame dell’impatto ambientale ed in seguito alla consultazione del Comitato Misto Paritetico.

L’analisi dell’impatto ambientale prende in considerazione i materiali utilizzati, le quantità, i coefficienti di dispersione, le possibilità di recupero. Solo le attività con un livello di impatto ambientale medio/basso vengono autorizzate avendo cura che siano utilizzati materiali biodegradabili, non contaminanti e recuperabili.

Le famose bombe biodegradabili: chi non ne ha mai sentito parlare?

 

 

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