Comincioli beatificato dall’Unione Sarda. Un ricordo del proconsole di Berlusconi nell’isola dal libro “Inchiesta sul signor Tv”. Non per giudicare: solo per non ignorare

Posted on 17 giugno 2011

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Un conto è informare, un altro beatificare. Un conto è raccontare con rispetto l’esistenza contraddittoria di un uomo politico, un altro fare finta di niente. Un conto è avere rispetto per la verità e per i lettori, un altro scrivere per i potenti.

Noi giornalisti possiamo dire e scrivere quello che vogliamo. Se vogliamo, però. Perché spesso non abbiamo voglia di rischiare rogne, abbiamo paura, siamo stanchi e speriamo che i nostri limiti non vengano notati. Oppure capiamo che dobbiamo dire esattamente certe cose in un certo modo. E lo facciamo.

Non lo so.

Romano Comincioli è scomparso nei giorni scorsi all’età di 75 anni. Dopo essere stato l’uomo di fiducia degli affari di Silvio Berlusconi in Sardegna, è stato il fondatore di Forza Italia nell’isola. Fu il primo coordinatore regionale del partito, e ricordo la mia sorpresa di giovane cronista quando nel 1994coinvolto in una delle tante inchieste di Mani Pulite, Comincioli si diede alla latitanza ma mantenne comunque la carica politica. A me sembrava una cosa strana, ma ai giornali locali no.

Quello stesso smarrimento l’ho rivissuto ieri, leggendo l’intera pagina che l’Unione Sarda ha dedicato ai funerali di Comincioli.

Comincioli è stato uno degli uomini politici che più ha influito sulle sorti della nostra isola dagli anni ’90 ad oggi. Come lui (ma prima di lui), forse solo Cossiga. Comincioli ha deciso lui carriere di sindaci e presidenti della Regione. A dispetto della nostra tanta esaltata autonomia, è stato un vero proconsole di Berlusconi in Sardegna.

C’è scritto “non giudicare” e mi attengo al precetto. La vita di ogni uomo è contraddittoria, tanto più forse quella degli uomini di potere. Ma anche senza giudicare, si ha comunque il dovere della verità. E la storia di Comincioli in rapporto alla Sardegna è stata raccontata in molti libri. Uno di questi è “Berlusconi, inchiesta sul signor Tv”, di Giovanni Ruggeri e Mario Guarino, scritto nel 1987 ma pubblicato dalla Kaos Edizioni dopo una dura battaglia legale degli autori solo nel 1994.

Il sesto capitolo si intitola “Prestanome e malavitosi in Sardegna”. Leggiamone qualche brano.

“I miei rapporti con Flavio Carboni erano tenuti dal mio amico Romano Comincioli”, ammette Silvio Berlusconi deponendo al Tribunale di Verona il 27 settembre 1988: si tratta di un’ammissione importante, ancorché inevitabile.

Romano Comincioli, attualmente alle dipendenze di Publitalia, di Berlusconi è un ex compagno di liceo, e da sempre un suo stretto e fedelissimo collaboratore – fin da metà anni Sessanta, quando Comincioli vendeva le abitazioni che la Edilnord aveva costruito nel centro residenziale di Brugherio. A metà anni Settanta, quando Berlusconi ha necessità di una società di comodo per alcune operazioni immobiliari, il Comincioli fonda (…) le Generale commerciale srl. Benché dotata di un risibile capitale sociale, la Generale commerciale comincia subito a manovrare cifre ingentissime, delle quali tuttavia nei suoi bilanci non vi è traccia.

Sia personalmente, sia quale contitolare della Generale commerciale, Comincioli è uomo di fiducia di Berlusconi: ne attua le direttive, opera con i suoi finanziamenti, agisce in suo nome e per suo conto. Per Berlusconi, Comincioli è un prezioso prestanome, un necessario e comodo paravento quando si tratta di dare corso a ardite e “pericolose” operazioni speculative in diretto contatto con noti esponenti della criminalità organizzata o con affaristi malavitosi.

Questi complessi rapporti scabrosi fanno perno soprattutto sulle spericolate scorribande del faccendiere Flavio Carboni, e ad esse si intrecciano. Berlusconi, tramite il paravento Comincioli, concede a Carboni cospicui finanziamenti, in cambio dei quali Carboni coinvolge Comincioli – cioè Berlusconi – in numerose operazioni immobiliari. Pur non disdegnando altre località, l’ambito di manovra prevalente è la costa quasi vergine del nord della Sardegna,  tra Olbia e Porto Rotondo. Carboni, che è sardo, conosce il territorio dell’isola, e agisce secondo uno schema molto semplice: accaparrato un terreno agricolo, si attiva per mutarne la destinazione in terreno edificabile, decuplicandone il valore di mercato; dopodiché: o vende una porzione del terreno e utilizza il ricavato per stipulare il rogito e assicurarsi la proprietà definitiva del rimanente, oppure intesta i terreni a una società appositamente creata e ottiene il medesimo risultato cedendo parte delle quote societarie; in taluni casi, attua insieme l’una e l’altra combinazione.

Non giudicare. Ma senza occultare.

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