Ed ora una bella conferenza comunale sulla cultura e lo spettacolo a Cagliari per combattere le rendite di posizione e progettare il futuro. Che ne pensate?

Posted on 22 giugno 2011

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Faccio autocritica. Ho espresso delle riserve sul nuovo assessore comunale alla Cultura e allo Spettacolo, Enrica Puggioni, affermando che al suo posto ci sarebbe voluto qualcuno che conoscesse e che fosse conosciuto dagli operatori cittadini, che avesse un’idea chiara di quello che è successo a Cagliari almeno negli ultimi dieci anni in un settore molto sclerotizzato da rendite di posizione e da una politica in cui amministratori e gli operatori culturali più potenti si sono scambiati i ruoli (i primi diventati inopinatamente direttori artistici, i secondi autonominatisi scandalosamente assessori occulti).

Questo ho detto, e ne sono ancora convinto. Perché adesso l’assessore sarà assediata dai soliti mammasantissima che, in maniera molto convincente, cercheranno di farle credere che le sorti di questa città dipendono da loro, che servono più soldi (ovviamente per le solite sigle), e le proporranno progetti costosissimi e mirabolanti: curiosamente, gli stessi foraggiati da quasi vent’anni dal centrodestra.

La questione da me posta però è anche un’altra: serve una visione chiara di quanto successo nella cultura e nello spettacolo a Cagliari negli ultimi dieci anni. Qualcuno ce l’ha? Penso di no. Perché c’è stata poca trasparenza e perché il settore è esploso, si è frammentato senza che mai nessuno lo abbia mai ricondotto ad unità.

Per questo ritengo che sarebbe saggio organizzare a breve (massimo ottobre-novembre) una bella conferenza cittadina durante la quale fare il punto della situazione. Perché per attuare politiche responsabili servono analisi su dati certi. E vado con gli esempi: niente di esaustivo, ma giusto per capirci.

Partiamo dal Teatro Lirico: qual è la reale situazione economica? Come sono stati spesi i soldi e quali politiche sono state attuate negli anni dell’amministrazione Floris? Esiste un piano di rilancio? Come attirare i capitali privati?

Grandi eventi: quanti soldi sono stati dati dalle istituzioni alle organizzazioni private e per fare che cosa? Con quale ricaduta in termini di occupazione stabile e di flussi turistici certificati? Quanto i grandi eventi sono sostenuti anche dai capitali privati?

Più in generale, è possibile sapere quante risorse sono state impegnate dal Comune nel settore cultura e spettacolo, a chi sono andate e come sono state spese? Mi accontento di una slide di power point con le cifre, anno per anno e complessive degli ultimi dieci anni, incrociate con i dati delle giornate lavorative e degli allestimenti (vecchi e nuovi) associazione per associazione (dati Enpals e Siae compresi). Così, giusto per capire chi fa che cosa.

Ma i soldi non sono tutto, anzi: come riuscire a premiare la validità e l’originalità delle proposte artistiche e culturali, e non solamente la solidità economica di organismi, molti dei quali spesso godono di rendite di posizione ormai inaccettabili e che levano risorse ai giovani emergenti? E’ possibile continuare a chiedere alle piccole associazioni di reggersi sulle proprie gambe o cercare risorse dal mercato, mentre le grandi organizzazioni godono spesso di complicità politiche che consentono loro di accumulare deficit senza colpo ferire e senza che la politica chieda loro di innovare le modalità di gestione e di organizzazione? Perché ai piccoli viene preteso quello che nessuno nemmeno osa chiedere ai grandi?

Rapporti con le altre istituzioni: qual è la ricaduta che i finanziamenti provinciali, regionali e statali hanno sugli organismi di spettacolo e di cultura cittadini? Possiamo incrociare un po’ di dati?

E gli operatori cosa dicono? Che idea hanno della cultura e dello spettacolo a Cagliari? Cosa chiedono al Comune? La pubblica amministrazione può essere più efficiente, può dare risposte in tempi certi ? Si può aprire un tavolo permanente con la Regione per evitare che i ritardi nell’assegnazione delle risorse si traducano in interessi passivi per i gruppi e le associazioni?

Politica degli spazi culturali: come sono stati dati in gestione gli spazi di proprietà del Comune? Verranno in futuro assegnati con dei bandi trasparenti? E’ possibile immaginare la realizzazione di un’arena per i grandi eventi? Cosa succederà alla Fabbrica della Creatività nell’ex Manifattura Tabacchi?

E i centri culturali comunali che fine fanno? Come devono essere gestiti, con quali risorse e quali obiettivi? Chi ha idee, le proponga.

E alle piccole e medie associazioni, il Comune concederà qualche sede? E a quali condizioni?

Continuiamo, ma così: giusto per capirci.

Beni culturali: a parte l’ubriacatura di Monumenti Aperti, esiste un progetto per valorizzarli tutto l’anno? E perché non cambiare la formula proprio di Monumenti Aperti?

E i musei?

Parliamo poi dei festival letterari, facciamo una riflessione sul loro ruolo e sulle loro possibilità di crescita. E poi, perché non provare a riportare in città il Festarch?

Vogliamo parlare dei rapporti con l’Università? Parliamone.

E l’arte contemporanea? Come la vogliamo stimolare e valorizzare?

Parliamo di come l’informazione tratta l’attività cittadina culturale e di spettacolo: sono contenti gli operatori? Il Comune che strumenti può mettere in campo per migliorare la situazione?

E la pubblica lettura? E il cinema?

Mi fermo qui, perché penso di essermi spiegato. I temi aperti però, come vedete, sono tantissimi e non li ho nemmeno toccati tutti.

La conferenza potrebbe essere organizzata dall’assessorato e dalla Commissione Cultura del Consiglio comunale. Tre giorni per fare un bello screening, sulla base di dati che poi potranno essere anche ulteriormente elaborati ma che per raccogliere non ci vogliono certo anni di lavoro.

Per parlare, ascoltare e capire finalmente come stanno le cose. Per progettare un futuro nel quale sempre di più chi merita e ha idee possa vivere grazie alla cultura. Una conferenza così secondo me sarebbe molto utile e se ne vedrebbero delle belle. E secondo voi?

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