Catastrofi culturali della Sardegna contemporanea: il Master & Back. Ovvero, come creare una generazione di giovani preparati, frustrati e incattiviti

Posted on 23 giugno 2011

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Come forse sapete, sono direttore di Radio Press, e per via di questo ruolo ricevo da anni in media quattro-cinque curricula al mese per richieste di tirocinio, collaborazione, più le proposte per fare il famoso “Master & Back” nella nostra emittente. A tutti cerco di dare risposta; con molti fisso anche un appuntamento, anche se so in partenza che spesso l’esito dell’incontro non sarà quello da loro sperato. Aggiungo, per completezza dell’informazione, che nel mio settore vanto un precariato lungo diciassette anni: giusto per capirci.

Sono rimasto molto colpito dalla lettera scritta da un giovane, Carlo Usai, dal titolo “Cara Sardegna” e pubblicata sul sito di Sardegna Democratica. Perché è uno sfogo terribile di un ragazzo di 26 anni che dopo aver fatto il Master non riesce a fare il Back e si interroga sul senso della sua esperienza e sulle possibilità di poter contribuire alla sviluppo della propria isola.

Storie così ne ho purtroppo sentite tante e a questi ragazzi non so mai cosa rispondere se non elencare le evidenti difficoltà nelle quali si dibattono le imprese oggi in Sardegna. E dico anche quanto sia difficile per chi ha un posto che non sia nella pubblica amministrazione (e a tempo indeterminato), tenerselo stretto.

Se ne vanno delusi, sconfortati, senza sapere esattamente con chi prendersela.

Perché oggi in Sardegna, a parte i raccomandati (che ci sono ed esistono) siamo tutti nella stessa barca, con o senza Master & Back.

Questo i ragazzi che che hanno fatto un’esperienza importante all’estero dovrebbero provare a capirlo. Nessuno ce l’ha con loro: semplicemente, c’è la crisi. Oppure, molto più banalmente, i loro profili professionali sono di un livello talmente alto che le microimprese sarde non sono nella condizione di potersene giovare. E d’altra parte, dopo aver fatto un’esperienza straordinaria dall’altra parte del mondo, è difficile accettare di lavorare in un’impresa piccola, traballante, e alle prese con problemi di sopravvivenza.

E non è vero che questi ragazzi sono pronti ad accettare tutto: non è vero. Loro si aspettano il giusto riconoscimento e poi, alla fine, l’assunzione. E, dal loro punto di vista hanno anche ragione. Ma forse non hanno ben inteso in quale situazione versa l’economia sarda.

Lo so bene che sto per impelagarmi in un argomento scivolosissimo, e che le mie argomentazioni rischiano di essere mal espresse, fraintese e strumentalizzate. Ma io ci provo lo stesso.

Io penso che che il Master & Back sia una delle peggiori catastrofi culturali generate dalla politica isolana negli ultimi anni. Perché ha fatto credere ai nostri giovani che, al termine di un periodo formativo nelle migliori università del mondo, sarebbero stati accolti in Sardegna da eroi. Che la Sardegna, da terreno arido qual è, che è necessario spietrare ogni giorno per poterci piantare qualcosa, grazie al loro contributo si sarebbe trasformata improvvisamente nella terra promessa. Non è così, non può essere così. Purtroppo.

Quando incontro i ragazzi che del M&B mi ricordo della frustrazione dei reduci della Brigata Sassari, costretti a tornare alle loro misere occupazioni dopo essersi coperti di gloria nelle trincee del Carso. Ma per i giovani di un secolo fa non c’era alternativa al ritorno.

Partiti per fare un’esperienza nel segno della globalizzazione, per ironia della sorte questi ragazzi dopo poco tempo sentono invece una voglia di tornare in Sardegna che manco un emigrato degli anni ’20 in Australia. Anzi, di più: manco Ulisse dopo dieci anni di guerra: ma almeno Ulisse era un re e aveva Penelope che lo aspettava a casa. Qui c’è al massimo un posticino nella Pubblica Amministrazione, l’unico soggetto che, di fatto, riesce ad attivare i Back.

Così, partiti pieni di entusiasmo, questi giovani tornano più frustrati di prima. La verità è che molti di loro in Sardegna non ci dovrebbero proprio tornare. Perché il loro posto è nel mondo, le loro grandi capacità spesso possono essere esaltate solo da società ed economie più sviluppate della nostra. Possibile che non se ne rendano conto? Che idea si sono fatti della Sardegna?

Chi è che li ha illusi così?

Tenete duro, ragazzi. Nel mio piccolo, io sono con voi.

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Posted in: Politica, Sardegna