Il bluff vincente della flotta sarda, raro successo della Giunta Cappellacci. Ma a settembre serve una vera politica dei trasporti, altrimenti…

Posted on 29 giugno 2011

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Bisogna dare atto al presidente della Regione Sardegna, Ugo Cappellacci, che l’istituzione della cosiddetta “flotta sarda” è stata una risposta politicamente efficace al tentativo delle compagnie navali di esercitare in maniera vergognosa un monopolio sui collegamenti da e per l’isola, con aumenti indiscriminati delle tariffe fino al 150 per cento.

Con la flotta sarda il meccanismo di Onorato & co. è entrato in crisi, e ora il Governo Berlusconi è costretto ad occuparsi del problema, se non altro per fronteggiare minaccia degli armatori di disertare il tavolo per l’acquisto della Tirrenia, la cui privatizzazione non può più essere rinviata.

Cappellacci ha fatto una mossa che, senza offesa per nessuno, definirei “alla Soru”: ha contemporaneamente trovato una soluzione pratica al problema, ha ridato dignità alla politica sarda, e ha cambiato i termini della questione sul tappeto. Insieme alla soluzione (ahimé temporanea) della vicenda Alcoa, stiamo parlando dell’unico vero, chiaro successo di questa giunta di centrodestra nei suoi primi due anni di governo alla Regione.

E a dimostrazione di ciò, basti la reazione isterica degli armatori che hanno chiesto al Governo di bloccare la Saremar e le sue due navi, segno che la Regione ha centrato l’obiettivo.

Il punto adesso, però, è un altro. Perché è evidente che la “flotta sarda” esiste solo nella misura in cui serve a trovare una soluzione al problema delle tariffe delle grandi compagnie navali. L’idea di estendere il provocatorio esperimento a tutto l’anno rischia di essere inutile e anche un po’ grottesca. Perché la Regione non può occuparsi in prima persona di trasporti, la soluzione non possono essere le “partecipazioni regionali”.

Cappellacci forse questo lo sa bene, o forse nutre sogni di grandezza, chissà. Di sicuro, per la prima volta in questi due anni, si trova in una posizione di forza rispetto agli interessi dei poteri esterni all’isola e alla indifferenza del governo Berlusconi. Non è stato così, ad esempio, per la vertenza della chimica, dove ancora i lavoratori sardi sono ostaggio dell’Eni.

Quindi il rischio di farsi prendere la mano è evidente: infatti Cappellacci sta cercando di replicare il modello navale nel settore aereo, portando la Regione in soccorso della ormai scalcagnata Meridiana e ipotizzando la rinascita nientemeno che di “Alisarda”.

Ugo ci è o ci fa? Perché il bluff della flotta sarda però non può durare a lungo. Cappellacci questa l’inzertata ma a settembre l’effetto Saremar è destinato a svanire. Fra un paio di mesi sarà necessaria una politica dei trasporti coraggiosa e di lunghe vedute. Altrimenti saremo di nuovo in balia dei poteri forti, con un governo nazionale più interessato alle sorti della Tirrenia che non a quelle della Sardegna, e con alle spalle un esperimento fallito che aumenterà in tutti noi sardi la terribile sensazione di essere abbandonati dallo Stato. Ancora una volta.

 

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Posted in: Politica, Sardegna