La Giunta Soru e i tagli alla cultura: per la Mongiu i miei sono “luoghi comuni”. Perché allora non lo chiediamo agli operatori culturali e di spettacolo?

Posted on 7 luglio 2011

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A differenza di qualcun altro che neanche mi saluta più, l’amica Maria Antonietta Mongiu mi vuole veramente bene, e infatti, in un pezzo dal titolo “Tagli o aumento di risorse alla cultura?”, non esita a mettermi in difficoltà rispondendo al mio articolo uscito su Sardegna Quotidiano (ma anche in questo blog) nel quale accusavo la Giunta Soru di avere fatto tagli feroci alla cultura.

La Mongiu (che è stata assessore regionale alla Pubblica Istruzione e allo Spettacolo nell’ultimo anno e mezzo di quell’esperienza soriana) risponde nel merito sui tre casi che avevo citato: l’attacco all’Associazione Editori Sardi, alla Cineteca Sarda, e all’Issra (l’Istituto Sardo per la Storia della Resistenza e dell’Autonomia).

Erano tre esempi abbastanza eclatanti di una modalità impropria imperante in quegli anni. E dopo aver letto le risposte dell’amica Maria Antonietta, sono ancora più convinto della pertinenza delle situazioni che ho citato.

Io ho l’impressione che l’ex assessore non dica tutta la verità su quelle tre vicende. E nello sforzo di sintesi ci può anche stare, per carità. Ma è chiaro che non possiamo andare avanti a dire cose diverse, annoiando i lettori in una contrapposizione che non troverebbe mai un punto di arrivo.

E quindi che si fa? Saltiamo alcuni passaggi. La Mongiu mi accusa di aver fatto “sbrigative esemplificazioni che reiterano luoghi comuni e topiche”. Ma, a differenza del sottoscritto, lei è parte in causa. Allora, per capire se le mie sono state appunto “sbrigative esemplificazioni che reiterano luoghi comuni e topiche”, vogliamo chiedere agli amici dell’Aes e della Cineteca Sarda di esporre la vostra versione dei fatti? Com’è andata realmente la vostra vicenda? Diteci, che siamo tutt’orecchie. Così, giusto per capire se le mie affermazioni erano ben sintetizzate o oppure no.

Sia chiaro: a me non interessa sentirmi dare ragione. Il dibattito sulle politiche culturali di Soru va avanti da tempo. A me interessa capire se i tre esempi che ho fatto erano campati per aria o no, se erano “sbrigative esemplificazioni che reiterano luoghi comuni e topiche”. E questo solo le persone chiamate in causa ce lo possono dire.

Ma la Mongiu mi fa anche una domanda, ed io prima di rispondere, la estendo agli operatori culturali e di spettacolo: “Caro Vito, preferisci l’oggi?”.

Risposta: no, cara Maria Antonietta, non preferisco l’oggi. Ma molto semplicemente perché tra lo “ieri” e l’ “oggi” non trovo alcuna sostanziale differenza. Nella cultura e nello spettacolo non è cambiato molto e, anzi, quelli di Soru sono stati anni di occasioni perse. Le leggi di settore approvate con grande squillo di trombe non servono a nulla.

Avrai letto Maria Antonietta, l’intervista a Gianfranco Cabiddu su Sardegna 24 di qualche giorno fa, in cui il regista dice quello che pensano tutti: la legge sul cinema è inapplicabile. E lo stesso valga per quella dello spettacolo.

Ed è ingeneroso dare la colpa agli operatori, perché gli operatori devono fare il loro mestiere e non sentirsi accusati se le leggi fatte dai politici non funzionano.

Ma ripeto, la tua domanda facciamola agli operatori culturali e di spettacolo: “Preferite l’oggi o era meglio ieri?”. E aggiungo: nel settore della cultura e dello spettacolo, qual è stata l’eredita positiva lasciata dalla Giunta Soru?

Ma il punto non è solo questo. Perché le domanda che ora pongo a tutti voi è la seguente: si può criticare l’operato della Giunta Soru senza essere accusati di intelligenza con nemico? Si può semplicemente dire che quell’esperienza ha avuto tanti limiti senza doversi essere accusati di “scorrettezza” perché magari non si è detto nulla della Sardegna Digital Library che “l’attuale giunta la sta degradando a cinegiornale della propaganda personale”?

Posto che questo blog e l’archivio di Radio Press è pieno di mie dichiarazioni contro la Giunta Cappellacci, io penso che questo della Mongiu sia un modo logicamente sbagliato di argomentare. Chi l’ha detto che prima di poter criticare la Giunta Soru dobbiamo fare altrettanto con quella Cappellacci? Così ragionano i politici e i militanti, non i giornalisti (secondo me).

Quelle di Soru e Cappellacci sono due esperienze diverse, divise da un voto democraticamente espresso. Solo gli storici potranno un giorno, se vorranno, analizzare i documenti e trovare delle cause e degli effetti. Ma io non sono uno storico, sono un giornalista ed analizzo i fatti del presente per quello che sono. E non devo giustificarmi in nessun modo se ritengo che, nello specifico della politica culturale, la Giunta Soru abbia sbagliato in qualche occasione.

La Mongiu in realtà non vuole che io faccia “l’analisi dei fatti” ma mi chiede di celebrare “processo alle buone intenzioni” che animarono quell’esperienza politica. Con ovviamente, una scontata assoluzione finale.

Ma a me non interessa sentirmi dire “L’operazione è riuscita ma il paziente è morto”: a me interessa sapere se il paziente è vivo o morto. Punto e basta.

Le mie dunque non sono state “sbrigative esemplificazioni che reiterano luoghi comuni e topiche!”. Se vorranno intervenire, penso che saranno proprio gli operatori culturali che ho tirato in ballo a dimostrarlo. Aldo Borghesi dell’Issra lo ha già fatto a margine del pezzo che ha scatenato il dibattito. Ed è a lui e agli altri che la Mongiu dovrà, se vorrà rispondere. Non a me.

Poi, che piaccia o no, i sardi sull’esperienza politica di Soru si sono già espressi. Certo che poi cadere dalla padella alla brace è una delle perversioni preferite della democrazia… E io, almeno di questo, colpa non ne ho.

 

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