Caso Holy Peep Show: la sovrana ipocrisia del rettore Melis, le letterine di monsignor Mani e i commenti nella fogna Democratica

Posted on 13 luglio 2011

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Mi sono stufato di premettere, ogni volta che mi occupo del caso Holy Peep Show, che Tiziana Troja di Lucido Sottile è la mia compagna, e questo per avvertire voi gentili lettori di un possibile “conflitto di interessi”. Conflitto che proprio non c’è, visto che io sono un giornalista ma anche un autore teatrale (quindi la questione mi interessa da vicino), e anche perché la notizia non l’ho certo tirata fuori io ma addirittura L’Unione Sarda, per poi essere ripresa con grande risalto da tutte le testate isolane.

Dico questo perché mi sono stufato di tante cose, soprattutto dei post allucinanti letti sul sito di Sardegna Democratica, la cui sezione dei commenti (ripeto: la sezione commenti non il sito, ma tanto c’è sempre qualcuno che vuole capire quello che gli pare) assomiglia sempre più ad una fogna a cielo aperto in cui ogni idiozia è concessa.

Un po’ come succedeva ai tempi di Sassari Sera, ve lo ricordate? Ma almeno il povero Pino Careddu sapeva scrivere, era un libertario, non censurava nessuno e non si permetteva di dare lezioni di giornalismo. A differenza degli amici di Sardegna Democratica, inconsapevoli della regressione al dibattito che i commenti da loro autorizzati provocano.

Democrazia è anche la capacità di orientare la discussione per evitare che prenda pieghe sbagliate o ingiuste. Se invece per qualcuno è democratico pubblicare dei post diffamatori in cui alla rinfusa viene messo insieme il mio scrivere per Sardegna Quotidiano, la vicenda dello spettacolo e la visibilità mediatica data dallo stesso da Radio Press, allora la vostra democrazia non mi interessa. E ve la do io una lezione: lasciare stare, il web non fa per voi, state facendo danni, così il dibattito regredisce a livelli di volgarità e demagogia intollerabili. Fate altro.

Detto questo, ormai è chiaro quello che sta succedendo. Ieri nel corso di una seduta del Senato accademico, il rettore dell’Università di Cagliari, Giovanni Melis, ha risposto ad una interrogazione presentata dal rappresentante degli studenti, affermando bellamente che lo spettacolo non è saltato per effetto del suo tanto contestato manifesto ma solo a causa di “problemi tecnici”, e che i dirigenti dell’Orto Botanico che avevano dato il via libera a Lucido Sottile, non avevano i titoli per farlo.

Non si capisce bene chi il rettore Melis pensi di prendere per il culo in questo modo. Forse i suoi colleghi docenti universitari, forse la città. Forse.

O forse pensa di potersi comportare come un politico qualunque; forse non si ricorda di essere a capo di un’organizzazione che promuove la cultura e il libero pensiero, non l’ipocrisia e la negazione del principio di realtà.

Quante volte si è parlato di intellettuali sardi non all’altezza della situazione, pavidi e piegati al potere: ecco qua un fulgido esempio.

Affermare che lo spettacolo avrebbe danneggiato l’orto per effetto di un afflusso spropositato di spettatori è una squallida bugia, perché il rettore sa bene che gli accordi tra la compagnia e l’Orto Botanico prevedevano la presenza di non più di cinquanta spettatori per volta (l’equivalente di due scolaresche) lungo i sentieri utilizzati per le visite didattiche. E anche scaricare ora tutte le responsabilità sugli impiegati dell’Orto Botanico è meschino.

Ma perché il Magnifico spaccia per verità bugie così ridicole?

Non lo so. Non voglio dar credito alla voce che abbia ricevuto una sollecitazione (forse sotto forma di lettera privata) dal nostro reverendissimo ed eccellentissimo arcivescovo di Cagliari, monsignor Giuseppe Mani, nella quale gli veniva gentilmente richiesto di adoperarsi affinché lo spettacolo non venisse allestito. Chissà, sono in tanti ormai a sussurrarlo. Così come sembra che la stessa missiva sia arrivata a qualche altro rappresentante istituzionale coinvolto nella vicenda. Sarà vero? Siamo purtroppo nell’ambito dei “si dice”, “pare che…”, “da fonti ben informate apprendiamo che…”.

Lettera o non lettera, la figuraccia che il rettore sta facendo fare all’Università è comunque pari solo alla vergogna provocata dalla censura vera e propria di uno spettacolo organizzato da una compagnia di professionisti in una città capoluogo di regione, non certo in una bidda sperdia.

Ma l’ipocrisia vuole le sue vittime, meglio se innocenti. E così il rettore Melis in un colpo solo non solo impedisce a Lucido Sottile di andare in scena, ma annulla anche un’innocua manifestazione per bambini organizzata da tempo all’Orto Botanico. “I problemi tecnici sono uguali per tutti”, verrebbe da dire. Che vergogna.

A salvare la faccia al momento è solo l’assessore provinciale alla Cultura, Francesco Siciliano. La lettera-appello inviata al rettore fa onore a lui e all’istituzione che rappresenta. Certo, è un attore e questo caso tocca le sue corde in maniera particolare. Ma non bisogna essere professionisti dello spettacolo per capire l’assurdità della vicenda.

E non si dica “con quali soldi viene fatto lo spettacolo” perché qui siamo al fascismo. L’arte è libera, lo spettacolo è libero, non è soggetto alla preventivo via libera di nessun potere o autorità. Anche gli spettacoli sono tenuti al rispetto della legge, e finora in questo caso non è stata infranta nessuna legge. Difendere “Holy Peep Show” significa difendere la libertà di tutti gli autori ed attori di scrivere e portare in scena ciò che è il frutto del loro ingegno, senza condizionamento alcuno. È una battaglia di libertà che riguarda tutti, non soltanto i fidanzati in questione.

Ieri la preside della facoltà di Scienze Politiche, Paola Piras, nel corso della seduta del Senato accademico, quando si è parlato del caso Holy Peep Show ha osservato un religioso silenzio. Ma è la stessa Paola Piras da poco nominata vice sindaco di Cagliari? O è un caso di omonimia?

E i cagliaritani non hanno un sindaco di sinistra di 35 anni e un assessore alla Cultura di 32? Non hanno niente da dire (posizione legittima, per carità). O anche a loro è arrivata la letterina di monsignor Mani?

Così, giusto per capire se ora è il nostro arcivescovo a dover decidere cosa va in scena e cosa no in questa città.

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