“La lingua sarda non esiste”! Lo dice il rettore dell’Università di Sassari Mastino, che poi vuole i soldi stanziati della Regione per la lingua sarda!

Posted on 15 luglio 2011

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Altro che Soru, Berlusconi o le stabilizzazioni dei precari: volete vedere una rissa? Parlate di lingua sarda e iniziano a volare colpi che neanche il giorno di Cagliari-Torres in amichevole ad Alghero.

Riassunto delle puntate precedenti: la Regione ha stilato il Piano Triennale della Lingua. L’iter stava andando verso l’approvazione, poi l’Università di Sassari si è messa di traverso con una serie di osservazioni.

Nel blog di Paolo Maninchedda sono intervenuto per commentare la prima di queste osservazioni, che a me sembra francamente pretestuosa. Ve la ripropongo:

Nel piano triennale si insiste, a più riprese, sulla necessità di emancipare le lingue regionali dalla cultura tradizionale che esse riflettono e ‘agganciarle’ sic et simpliciter al mondo moderno e ai suoi contenuti: bisogna tuttavia considerare che, agli occhi dei parlanti, le lingue locali, che si identificano primariamente con la propria varietà dialettale e non con uno standard calato dall’alto, sono legate strettamente a quella cultura tradizionale che si vorrebbe superare d’un balzo. Occorre dunque contemperare il reale con le aspirazioni: ogni forzatura, ogni assenza di gradualità produrrebbe degli strappi e forti sensazioni di straniamento.

Radio Press (l’emittente che io dirigo) da molti anni si occupa di lingua sarda e ha accettato di produrre programmi nei quali si parlasse non delle nobili tradizioni isolane (la “cultura tradizionale” di cui parla l’Università di Sassari) ma, più semplicemente, delle cose normali che succedono ogni giorno. Programmi di informazione giornalistica, di intrattenimento, musicali. E il successo di ascolti è stato a dir poco clamoroso.

Lo straniamento lo si ha invece a leggere le osservazioni dell’Università di Sassari. Insieme ad un senso di vecchio, ammuffito, retrogrado e anche reazionario atteggiamento nei confronti della lingua sarda.

In ogni caso, a leggere la Nuova Sardegna di oggi, il problema è risolto: l’ateneo accetta di far svolgere in sardo il 50 per cento delle lezioni frontali. E sì, perché l’Università voleva prendere i soldi della Regione per formare insegnanti di sardo, facendo le lezioni… in italiano!!

Ora l’ateneo turritano ha fatto un mezzo passo indietro, dicendo di voler adottare “criticamente” il Piano Triennale, ma ha comunque ottenuto dall’assessore regionale alla Pubblica Istruzione, il sassarese Segio Milia, l’apertura di un confronto.

Poi però leggo oggi l’intervista al rettore Mastino su Sardegna 24 di oggi e rimango senza parole:

“L’Università di Sassari sosterrà l’insegnamento della lingua sarda con lezioni frontali e laboratori, ma il sardo non può essere utilizzato per insegnare qualsivoglia materia: a meno che non vogliamo cadere nel ridicolo, come a volte è accaduto nel passato, quando c’è chi diceva petrozu anziché petrolio. Nessuna banalizzazione né ridicolizzazione del sardo”.

Questa affermazione di Mastino è molto grave ed è smentita dai fatti. Perché con il sardo si può dire e pensare qualunque cosa, e c’è una vastissima produzione letteraria e scientifica a dimostrarlo (qualcuno regali al Magnifico Mastino il libro “Sa chistione mundiali de s’Energhia”, di Paulu Giuseppe Mura, che dimostra che non solo si può dire petrolio ma che in sardo si può anche parlare di fisica).

In ogni caso, è evidente che il rettore dell’Università di Sassari non crede che il sardo sia una lingua. Per carità, ogni posizione è lecita. Ma allora perché l’ateneo turritano pretende di usare fondi pubblici per formare insegnanti di lingua sarda se il suo rettore dice che la lingua sarda non esiste?

La posizione di Mastino a me sembra pretestuosa, retrograda e anche un po’ reazionaria. E non si metta in ballo, come fa lui, la Limba Sarda Comuna. Non c’entra nulla, proprio nulla in questo discorso, perché la Regione ha sempre detto (e ci mancherebbe altro) che tutte le varianti erano tutelate.

Ma almeno ad una cosa questa polemica è servita: a capire chi crede veramente nella lingua sarda e chi no. E comunque, alla luce delle dichiarazioni del Rettore, per decenza l’Università di Sassari non dovrebbe prendere i soldi della Regione. Ci pensino altri, più motivati, a creare gli insegnanti di lingua sarda.

Ed ora, rissa!

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Posted in: Cultura, Sardegna, Scuola