Caro Mastino, non negare l’evidenza: per te il sardo è una lingua morta. Che l’Università di Sassari vorrebbe insegnare come se fosse il latino

Posted on 20 luglio 2011

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Gentile professor Mastino,
innanzitutto grazie per aver accettato il confronto in uno spazio democratico qual è questo blog; una attenzione che ho voluto ricambiare dando alle tue parole la massima evidenza possibile.

Contro di me hai usato parole molto gravi, accusandomi di “superficialità stupefacente”. E questo perché? Perché ti ho attribuito la dichiarazione “la lingua sarda non esiste”? Sì, è vero, ho sbagliato. Perché in realtà dovevo farti dire: “Il sardo è una lingua morta”. Perché questo è ciò che si evince dalle tue dichiarazioni rese alla stampa (e che non hai smentito). Ed è anche peggio.

Tu non credi alla lingua sarda. O meglio, ci credi come credi al latino: una lingua che esiste, ma che non usa più nessuno. Altrimenti non avresti detto che “petrolio” in sardo non si può dire, né che il sardo non può essere usato per “qualsivoglia argomento”, né che davanti al sardo usato per narrare la contemporaneità chi ascolta proverebbe una sorta di “straniamento” (addirittura la prima delle osservazioni inviate dall’Università di Sassari alla Regione sul Piano Triennale della Lingua: incredibile).

Purtroppo è la realtà a smentirvi. I sardi dicono petrolio in sardo, usano il sardo per parlare di qualunque argomento, perfino per  fare letteratura (Michelangelo Pira ce lo ha insegnato), addirittura per fare informazione. Ho provato a raccontarti l’ultradecennale esperienza di Radio Press, ma tu hai preferito sfoderare il tuo curriculum e dirmi che sai il logudorese (e quindi?) e che “non hai nulla da dimostrare”. E no, caro Mastino, l’Università di Sassari deve invece dimostrare che alla lingua sarda viva ci crede veramente, senza arroccarsi in discussioni scientifiche che tagliano fuori i non accademici.

E’ un vecchio trucco che non funziona più quello di dire che “il problema è complesso”. Qui invece la situazione è molto chiara e la capiscono tutti. Per gli accademici sassaresi la lingua sarda è un grandioso monumento di un passato che lentamente sta scomparendo. E infatti vi siete inizialmente opposti alle lezioni frontali in lingua sarda e, dal vostro punto di vista, avevate anche ragione! Si sono mai viste all’università lezioni di latino in latino? No: basta e avanza usare l’italiano. Ma qui l’obiettivo fissato dalla Regione è quello di affidare alle università il compito di creare docenti di sardo in grado in grado poi di insegnare ai ragazzi la nostra lingua, nella prospettiva di un bilinguismo vero. Che è cosa ben diversa.

Quello del sardo è un problema solo in parte linguistico, ma soprattutto culturale e, in ultima analisi, politico. E quindi non solo gli accademici sono titolati a parlare, ma anche altri hanno il diritto di intervenire e di essere ascoltati. Tu e i tuoi colleghi invece, con una certa dose di arroganza, accusate di Regione di volere imporvi anche il modo di insegnare il sardo. Allora trovatene uno diverso, magari migliore! Ma siamo sicuri che dietro queste osservazioni non si celi ormai solamente il tentativo disperato di nascondere la verità, e cioè che l’Università alla lingua sarda quale lingua viva non ci crede?

E’ questo che vi ha messo alle strette, non certo la Limba Sarda Comuna che avete tirato fuori a sproposito e strumentalmente in una polemica nella quale emerso con chiarezza quanta resistenza facciano le elite accademiche isolane nei confronti della lingua sarda che ambisce a porsi sullo stesso piano di quella italiana. E’ così o no?

Caro Mastino, siamo arrivati al dunque. E adesso, per cortesia, rispondimi senza cambiare argomento.

Cordialmente
Vito Biolchini

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Posted in: Cultura, Sardegna