Incredibile! Ora a Cagliari le regole sono uguali per tutti (inclusi Cellino e Fabri Fibra)

Posted on 29 luglio 2011

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Questo articolo è stato pubblicato oggi in prima pagina su Sardegna Quotidiano con il titolo “Le regole sono uguali per tutti (inclusi Cellino e Fabri Fibra)”.

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Dialogo cagliaritano: “Hai visto a Cellino? Non gli vogliono far fare lo stadio nuovo! Boh?! Il Sant’Elia fa schifo e a lui non gli fanno costruire uno stadio con i suoi soldi! Ma poitta?”. Ribatte l’amico: “E perché, la storia di Fabri Fibra? All’ultimo si sono accorti che il palco al Poetto non andava bene! Ma perché? E allora non era meglio tenere aperto l’anfiteatro romano?”. Arriva un terzo: “Ma infatti! L’anfiteatro adesso è di nuovo un immondezzaio, tanto valeva farci ancora i concerti”.

Oggi in molti a Cagliari ragionano così. Ben sostenuti da una stampa amica delle generalizzazioni e dei poteri forti, che strumentalmente nasconde la ragioni di quello che sta accadendo in città e che merita di essere rimarcato. Dopo anni di “prassi”, è infatti tornato il momento delle “regole”. È vero, da tempo non se ne avvistavano più, quindi qualcuno ha faticato a riconoscerle. Oppure ha fatto finta di non vederle. Che poi significa anche raccontare le cose come meglio conviene.

Perché lo schema è sempre quello: mettere l’opinione pubblica davanti al fatto compiuto, usando strumentalmente argomenti a forte presa mediatica. Tutto va avanti senza alcuna autorizzazione o contro la legge, poi al momento del dunque ci penserà il qualunquismo mediatico a mettere sotto pressione chi di dovere (sempre che non sia complice).

È meglio fare un concerto in riva al mare, in un bellissimo monumento o in una specie di parcheggio? È meglio far giocare il Cagliari al Sant’Elia così com’è o in uno stadio nuovo di zecca? Messa così, non c’è storia. Ma proviamo a raccontarla anche diversamente.

Perché un povero cristo non può lasciare in spiaggia di notte un ombrellone che la Forestale glielo sequestra, mentre un organizzatore può costruire un megapalco (e farci i soldi) senza avere nessuna autorizzazione? Perché cento lattine buttate da mesi ai margini dell’anfiteatro lo trasformano in immondezzaio, dimenticando che la chiusura attuale ai concerti lo preserva da ulteriori danni causati dalle gradinate che stanno lì da dieci anni? E perché una persona normale a Cagliari non può chiudersi la verandina in tempi umani mentre il presidente di una squadra di calcio pretende di farsi “de pressi” uno stadio in una zona evidentemente interdetta a qualunque nuova costruzione? In sintesi: perché le persone normali devono sempre rispettare la legge, mentre gli altri anche no?

Che piaccia o meno, senza autorizzazioni non si può fare niente, neanche cose bellissime. I concerti in riva al mare non si possono fare perché distruggono la spiaggia, e nemmeno in un monumento, se lo rovinano. E gli stadi a ridosso di un aeroporto non si possono costruire, e il perché lo capisce anche un bambino. Se poi lo dice la legge, tanto meglio. Certo, la “prassi” prima era un’altra. Ma forse a Cagliari sta veramente cambiando qualcosa. Era ora.

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