Caso Quirra, parla l’esperta Maria Antonietta Gatti: “Il disastro ambientale è provato, negare i morti e le malformazioni non ha senso”

Posted on 31 luglio 2011

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Questo articolo è stato pubblicato oggi si Sardegna Quotidiano con il titolo “Il disastro ambientale, è dimostrato, chi dice il contrario porti le prove”.

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E’ indignata Maria Antonietta Gatti: “Indietro non si torna, non si può più tornare”. Il suo a Sanluri è un intervento appassionato. Davanti all’uditorio del Culture Festival, nel corso della presentazione del libro del giornalista Ottavio Pirelli “Veleni in paradiso” (dedicato ai misteri della base di Perdasdefogu), la massima esperta italiana in nanopatologie fa il punto della situazione su quanto sta accadendo a Quirra e dintorni. Una vicenda che la ricercatrice dell’Università di Modena conosce bene, visto che è da tempo consulente della Commissione parlamentare sull’Uranio impoverito, fa parte di un tavolo tecnico ministeriale sui rischi dei militari e, in virtù delle sue ricerche, è stata chiamata dal procuratore di Lanusei Domenico Fiordalisi a dare il suo parere sull’inchiesta che sta infiammando l’Ogliastra. “E dopo dieci anni di analisi e ipotesi che ho fatto sul poligono, mi sembra che ora ci sia un punto fermo”.

Quale?
“Proprio quello tracciato dal procuratore: siamo davanti ad un disastro ambientale. Le prove che sono già emerse vanno in questa direzione. Ed è evidente che alcune attività svolte nel territorio possono aver avuto un impatto sull’ambiente e su chi vive in quell’ambiente”.

Non tutti la pensano in questo modo.
“Ci sono prove, dati ufficiali. Se qualcuno non accetta questo punto di vista ne proponga un altro. Che però spieghi perché il 65 per cento dei pastori che lavorano in un raggio di tre km dalla base di Quirra si è ammalato di tumore. Dopo il rapporto dei veterinari non si può più tornare indietro, né dire “non è vero” senza avere prove che confutino quanto è stato scoperto”.

Ma quel rapporto dei veterinari viene giudicato incompleto, da qualcuno quasi irrilevante…
“Guardi, il rapporto non ha un grande valore solo per chi sta seduto dietro ad una scrivania. Un investigatore deve andare sulla scena del delitto. E il rapporto si basa su testimonianze vere, non sui “si dice”. I casi registrati sono tutti casi veri. Ripeto: a questo punto indietro non si può più tornare”.

Ma perché mettere la base? Chi lo dice che, ad esempio, la causa di tutti questi tumori non sia la miniera di arsenico di Bacu Locci?
“I giornali dovrebbero smetterla di dar credito a ipotesi così campate per aria. L’arsenico non provoca i tumori ai linfonodi, non causa le leucemie. Poi quella miniera è chiusa da anni, com’è possibile che l’arsenico sia ancora in circolazione?”.

Il sindaco di Perdasdefogu Mura dice che nel suo paese si vive bene, che ci sono molti centenari. Roba da Guiness dei Primati…
“Sono convinta anch’io che a Perdas si viva bene, non ho dubbi. Perché il paese sta a circa 600 sul livello del mare, più in alto rispetto a dove vengono effettuate alcune le sperimentazioni militari che ora si ritengono a rischio. I residui delle esplosioni vengono portati via dal vento. E le particelle vanno verso il basso: è una legge della fisica che neanche la politica può cambiare”.

Cosa vorrebbe dire al sindaco e agli abitanti di Perdasdefogu?
“Il fatto che nel loro paese si viva bene non li deve portare a chiudersi gli occhi davanti a quello che succede più in basso…”.

A Quirra, Escalaplano, Villaputzu…
“Il sindaco e abitanti di Perdas si dovrebbero mettere a disposizione delle altre comunità meno fortunate della loro. E’ arrivato il momento di guardare la realtà senza paraocchi. Negare i morti e le malformazioni non ha senso. Piuttosto troviamo le cause, identifichiamo i problemi. Ma indietro no, non si può più tornare”.

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Posted in: Ambiente, Sardegna