Quirra, parlano gli esperti Onnis Schintu e Codonesu: “Bonifiche e aree interdette: ecco come si può intervenire subito nel poligono militare”

Posted on 7 agosto 2011

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Questo articolo è stato pubblicato oggi da Sardegna Quotidiano con il titolo: “La Commissione: Ecco cosa bisogna fare per Quirra”.

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“Quirra va bonificata, ma attenzione: non tutte le aree del poligono sono inquinate. Pensare di intervenire allo stesso modo sui 13 mila e 200 ettari della base è inverosimile, ma molto può essere fatto, e anche subito”. Antonio Onnis è il medico che ha guidato la commissione di esperti che, su mandato del Ministero della Difesa, ha stilato l’ultimo rapporto sulla situazione ambientale e sanitaria nelle aree del poligono. Ora che la Camera ha nuovamente sollecitato il Governo ad intervenire, insieme ad altri due componenti la commissione, il docente di igiene all’Università di Cagliari Marco Schintu e il fisico e ingegnere Fernando Codonesu, prova a tracciare una linea di demarcazione. “Per fare chiarezza anche sul nostro ruolo di assoluta indipendenza”, spiegano. “Abbiamo da subito fatto le pulci al progetto presentato dalla Difesa. Chi immaginava che ci saremmo limitati a mettere solo qualche firma, si è dovuto ricredere. Ed ora sollecitiamo la politica perché prenda in mano l’iniziativa”. 

Partiamo allora dalle bonifiche. Dottor Onnis, come si può procedere?
“La relazione lo spiega molto chiaramente. In tempi relativamente brevi si può stilare una mappa dei pericoli e recintare aree precise”.

Non occorrono altri studi?
“No. Tutti i dati prodotti negli ultimi sette-otto anni sulla situazione ambientale nell’area del poligono consentono di capire i problemi e di prendere decisioni per lavorare a definire gli interventi di bonifica necessari e vietare determinate attività”.

Quali, ad esempio?
“Senza le opportune modifiche, penso alle esercitazioni a maggiore impatto come i brillamenti, le prove del motore Zefiro e le attività che, provocando impatti importanti sul terreno, rilasciano componenti utilizzati e determinano risospensione di elementi e contaminanti naturali. Inoltre andrebbero resi più efficaci gli interventi di bonifica da attuare al termine di ogni attività”.

Che però non arrivano, e c’è chi teme per la salute di chi vive in quelle zone…
“E’ dal dicembre del 2008 che la commissione da me coordinata chiede che venga effettuata un’indagine sanitaria per stabilire una volta per tutte la natura e la consistenza della sindrome di Quirra”.

Ci sono i dati raccolti dai veterinari delle Asl di Cagliari e Lanusei, secondo cui il 65 per cento dei pastori di Quirra si è ammalato di tumore.
“Prendiamo atto di questo dato. E proprio per questo riteniamo che le verifiche da fare siano ancora più urgenti. Serve una seria indagine epidemiologica. Anche il Senato sei mesi fa con una doppia mozione lo ha sollecitato”.

Nei terreni della base è stato trovato uranio impoverito?
“No, nemmeno nei carri armati bersaglio”, spiega Codonesu.

Le nanoparticelle?
“Sono un elemento importante, ma il mondo scientifico non ha una posizione univoca sul ritenere che la sola loro presenza nei tessuti del corpo umano sia causa dell’insorgere di malattie”.

E l’arsenico?
“La base è sorta in un’area estremamente mineralizzata e vulnerabile”, spiega Schintu “ed essendo mancata in partenza una valutazione su questo aspetto, i rischi si sono moltiplicati”.

E allora, in definitiva, perché a Quirra ci si ammalerebbe?
“Posto che questo lo dirà solamente un’indagine epidemiologica”, continua Schintu, “siamo davanti ad una serie di fattori di rischio complessi, con eventuali malattie legate a situazioni diverse. Non a caso si parla di patologie multifattoriali”.

Dottor Onnis, ma se le aree del poligono non sono inquinate tutte allo stesso modo, perché il procuratore Fiordalisi le ha fatte sgomberare senza alcuna distinzione?
“Noi non disponiamo delle informazioni che i consulenti della Procura hanno prodotto e che possono essere stati alla base di questa decisione. Mi sembra però che si sia aggiustato il tiro: i pastori che non hanno trovato nuovi terreni, sono rimasti dentro la base. E anche noi abbiamo a cuore la sorte dei pastori”.

La situazione però si è fatta incandescente, la situazione sembra essersi polarizzata.
“E’ vero, oggi sarebbe anche difficile pronunciarsi su come applicare il principio di precauzione senza essere percepiti come schierati in maniera pregiudiziale con una delle due tesi in campo: quella che non fa distinzioni e scambia Quirra per una specie di Chernobyl, e quella che afferma che nella base vada tutto bene”. “Anche le manifestazioni a sostegno dei pastori rischiano di essere scambiate per delle iniziative a favore della base, ma non può essere così”, continua Codonesu.

Cosa rispondete a chi ha messo in dubbio la vostra imparzialità?
“Che siamo una commissione indipendente. I primi a contestare i criteri imposti dalla Difesa siamo stati noi. E non abbiamo fatto sconti a nessuno”.

Però quanto ci si può fidare di una relazione basata su dati acquisiti da società scelte dalla Nato?
“Le ditte sono state selezionate attraverso una gara europea e possiedono i requisiti di affidabilità necessari. Del resto, oltre ai rilievi di questa Commissione, a garanzia della qualità dei metodi e dei risultati c’è stata la preziosissima opera di ARPAS che ha controllato e validato i percorsi seguiti e che ha arricchito enormemente le informazioni a oggi disponibili. Ci sembra che questo non sia un problema prioritario”.

Ora cosa vi aspettate?
“La commissione ha certificato l’esistenza di zone in cui l’attività militare ha prodotto reali impatti negativi. Bisogna lavorare ad una soluzione politica che tenga conto di quanto finora è stato scoperto. Non si può proseguire facendo finta di nulla”.

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