25 aprile, 1° maggio e 2 giugno: con la scusa della manovra, Berlusconi sferra l’ennesimo attacco ai valori della Costituzione

Posted on 19 agosto 2011

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Questo articolo è stato pubblicato oggi in prima pagina su Sardegna Quotidiano con il titolo “Con la scusa della manovra cancellano i nostri valori”.

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A parlare di idee quando tutti parlano di soldi si rischia di passare per degli insopportabili snob. Ma è evidente che, con la scusa della manovra anticrisi, la destra e la Lega vogliono risolvere i loro conti in sospeso con i valori alla base della nostra Costituzione repubblicana.

A fronte di una ricaduta economica che appare spropositata (addirittura mezzo punto di Pil), l’abolizione, di fatto, di tre festività come il 25 aprile, il primo maggio e il 2 giugno provocherebbe di contro un terremoto culturale e politico, cancellando tre momenti intorno ai quali è incardinata l’identità condivisa del nostro paese.

Abolire il 25 aprile significa sdoganare definitivamente l’oscena equiparazione tra chi lottava per la caduta del regime mussoliniano e chi sosteneva fascisti e nazisti. La destra al governo ci ha già tentato, ad esempio presentando recentemente proposta di legge per l’abolizione della norma costituzionale che vieta la ricostituzione del partito fascista. Ora i soliti noti ci riprovano; ma che questo tentativo arrivi a poche settimane dalla terribile strage di Oslo significa non aver capito quanto sia necessario rafforzare nella nostra società gli anticorpi contro il fanatismo delle destre estreme.

Abolire il primo maggio vuol dire far sparire i lavoratori dal palcoscenico sociale. Ora a pretendere ascolto ci sono solo le imprese e il loro diritto al profitto. I lavoratori sembrano quasi un relitto che arriva da un lontano passato, la loro voce un rumore di fondo che disturba, i loro diritti un ostacolo al mito della “crescita”.

Il 2 giugno ha trovato nuova linfa negli ultimi anni. Su impulso del presidente Ciampi, la Festa della Repubblica è diventata la celebrazione della nostra Costituzione e dei suoi valori. Ma anche festa dell’unità intesa come solidarietà tra territori, e per questo avversata dalla Lega.

La destra si proclama liberale, ma ancora una volta gioca con le parole. Perché se lo fosse stata veramente, non avrebbe toccato tre ricorrenze laiche per eccellenza, e si sarebbe posta qualche dubbio, ad esempio, sulla permanenza nel calendario di feste religiose non più sentite dagli italiani ma imposte dal Concordato. Non è un paese serio quello che immagina di non celebrare più la vittoria sul nazifascismo, la dignità del lavoro e i valori della Costituzione, e che allo stesso tempo regala a tutti un giorno di ferie l’8 dicembre per l’Immacolata Concezione.

Le tre feste che il governo vuole abolire sono intimamente legate ai valori della carta repubblicana. Ideali sotto attacco da tempo, ed ora il pretesto è la manovra. Ma con quali valori vogliamo uscire da questa crisi se non con quelli scritti nella Costituzione?

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