“Troppa Sardegna nella vita politica italiana”. Una battuta estiva di Amato scatena le dichiarazioni a vanvera di Cappellacci, La Spisa e Lombardo

Posted on 23 agosto 2011

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In un tranquillo pomeriggio di fine agosto, nelle redazioni arrivano questi lanci di agenzia.

GOVERNO: AMATO, TROPPA SARDEGNA IN VITA POLITICA ITALIANA
(AGI) – Rimini, 23 ago. – L’ex presidente del Consiglio, Giuliano Amato, censura i costumi della classe politica. Parlando al Meeting di Comunione e Liberazione dice che “c’e’ troppa Sardegna nella vita politica italiana, non me ne vogliano i sardi, non ho niente contro di loro…” perche’ l’allusione di Amato non e’ all’isola ma ai costumi dei ricchi vacanzieri tra i quali anche politici di grande importanza. Citando il messaggio che il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, ha lanciato dal Meeting di Cl domenica scorsa, Amato ha sottolineato che “ha ragione Napolitano”. “Non si puo’ fare carico a un Governo di tutte le difficolta’ che ha davanti. Negli ultimi dieci anni si e’ affermato il trionfo dell’individualismo immemore degli altri”. Un individualismo che prevede anche “quel padre che aveva come massimo della vita che la propria figlia sedicenne vincesse il concorso per il miglior ‘lato b’ e quelle madri che come massima aspirazione hanno che la propria figlia faccia la velina o che venga invitata su uno yacht a Porto Rotondo”. “Sono cose – ha sottolineato – che fanno rimanere sconcertati”.

Ancora.

POLITICA: AMATO, TROPPA SARDEGNA IN SCENA ITALIANA DI QUESTI ANNI
Rimini, 23 ago. – (Adnkronos) – (dall’inviato Enzo Bonaiuto) – ”C’e’ troppa Sardegna nella vita politica italiana di questi anni: e dicendolo chiedo scusa alle famiglie sarde…”. L’ex premier e presidente dell’Istituto dell’Enciclopedia italiana Giuliano Amato usa questa metafora geografica per riferirsi piu’ in generale alle frequentazioni del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che sono state al centro dell’attenzione politica e anche giudiziaria.

Che dire? Una persona normale legge e capisce. Amato parla di Sardegna ma si riferisce a Berlusconi, al giro di troie di Villa Certosa che, animando la politica nazionale e internazionale per effetto del nostro beneamato presidente del Consiglio, ha regalato alla Sardegna un palcoscenico mondiale. O no?

No. I nostri politici non sono persone normali. Soprattutto se a Berlusconi devono la loro carriera politica.

Così, sulla base di quei semplici lancii di agenzia che avete visto, si scatenano i “difensori d’ufficio del popolo sardo”. Gente che quando c’è da commentare il nulla si buttano a pesce.  Parte il presidente della Regione, Ugo Cappellacci.

CAPPELLACCI AD AMATO: “NELLA POLITICA ITALIANA C’E’ POCA SARDEGNA”
Cagliari, 23 Agosto 2011 – “La metafora sulla Sardegna utilizzata dal professor Amato è una gaffe, che non è accettabile e che non può non essere rettificata da un uomo di cultura come lui.” Così il Presidente Cappellacci ha commentato le dichiarazioni dell’ex presidente del Consiglio Giuliano Amato, secondo il quale ci sarebbe troppa Sardegna nella politica italiana. “Amato – ha aggiunto Cappellacci- conosce bene i valori dei Sardi ed è consapevole di quanto siano lontani dalla metafora utilizzata. Peraltro, tra i “velini” e le “prime donne” della politica nazionale non rientra certo alcun esponente della nostra Isola. Penso che sia vero l’esatto contrario di quanto sostenuto dal presidente Amato: infatti, non vedo dei Cossiga, dei Gramsci, dei Berlinguer né vedo delle Grazia Deledda e neppure delle figure politiche portatrici dei valori della gloriosa Brigata Sassari. Insomma – ha concluso Cappellacci- nella politica italiana c’è poca, pochissima Sardegna e si vede.”

E’ vero che nella politica italiana c’è poca Sardegna, ma solo perché i politici sardi sono così scadenti che Berlusconi non li vuole neanche per un misero posto da sottosegretario. Comunque forse la polemica finisce qui.

Finisce qui? Ovviamente no. Cappellacci non basta, l’onore offeso merita di essere lavato con parole alte e più dure. Nelle redazioni arrivano le dichiarazioni dell’assessore al Bilancio e vicepresidente della Regione, Giorgio La Spisa. Una nota indubbiamente lucida, ironica, quasi arguta direi.

LA SPISA REPLICA AD AMATO: “SUE DICHIARAZIONI CLAMOROSO SVARIONE”
“Le parole di Amato sono un clamoroso svarione, espressione di una capacita’ di analisi politica evidentemente evaporata nel tempo. Che fine ha fatto il “Dottor Sottile”? Usa il nome della Sardegna per rappresentare una cultura assolutamente estranea alle tradizioni e alla realta’ storica della nostra Isola. Fortunatamente la nostra terra non corrisponde a cio’ vedono gli occhi un po’ annebbiati di un politico del passato! Le scuse di Amato non sono accettabili da chi, proprio nelle nostre famiglie, vive il dramma di questo tempo. Avrebbe fatto meglio a fare riferimento ad una ideologia radicale e laicista con cui il partito in cui militava ha avuto a che fare lungamente nel cuore dello Stato Italiano” lo dichiara l’Assessore della Programmazione Giorgio La Spisa.

E’ bello il passaggio “usa il nome della Sardegna per rappresentare una cultura assolutamente estranea alle tradizioni e alla realtà storica della nostra Isola”. Chissà se glielo ha mai detto in faccia La Spisa a Berlusconi che il giardino dei cactus o il vulcano a Villa Certosa non c’entrano una mazza con le tradizioni e la realtà storica della nostra isola. Penso di no.

Però forse è finita, forse ce la sbrighiamo con una breve. Invece no. Il peggio deve ancora arrivare: forte del suo prestigio, Claudia Lombardo ci lascia tutti senza parole.

DICHIARAZIONE DELLA PRESIDENTE DEL CONSIGLIO REGIONALE CLAUDIA LOMBARDO
Cagliari, 23 agosto 2011 – La leggerezza e la superficialità con cui Giuliano Amato ha offeso la Sardegna e il suo popolo suscitano sdegno e sconcerto profondi. Siamo al paradosso: la Regione oggi più calpestata e ignorata dalla politica italiana viene ulteriormente e pubblicamente umiliata e citata come esempio deteriore che condiziona negativamente l’agire politico.
Oltre al danno anche la beffa! Le parole pronunciate da Amato nell’incontro sui 150 anni dell’Unità d’Italia costituiscono un insulto inaccettabile, una vergogna se si considera con quale fierezza e dignità il popolo sardo ha contribuito proprio all’Unità d’Italia, anche con il sacrificio del sangue di numerosi giovani della gloriosa Brigata Sassari.
Neanche pubbliche scuse potranno mai cancellare la povertà morale di chi ha fatto ignominiosamente simili affermazioni.

“Sdegno”, “sconcerto profondi”, “insulto inaccettabile”, “vergogna”, “povertà mortale”. Addirittura tirata in ballo “la Gloriosa Brigata Sassari”, roba di cento anni fa o giù di lì. A colpire di questa nota è la sciatta retorica di un linguaggio che tradisce una esiguità di pensiero che mal si concilia con l’autorevolezza che un rappresentante delle istituzioni dovrebbe avere. La Lombardo si rende ridicola e non se ne accorge.

Ma il punto è anche un altro. In quella Sardegna politica ben tratteggiata da Giuliano Amato, Cappellacci La Spisa e Lombardo si sono sempre mossi a loro agio. Le stanze di Villa Certosa i tre le conoscono a menadito. A quelle logiche di potere tutte interne al delirio berlusconiano devono in gran parte le loro fortune politiche. Che parlino ora “a nome di tuti i sardi” per difenderli da un’offesa che non c’è mai stata suona ridicolo.

Tutti i sardi invece si vergognano di Villa Certosa, delle puttane esibite senza pudore ed elevate al rango di rappresentanti di un potere sguaiato che ha trovato in quella Sardegna di plastica di Villa Certosa il suo set naturale. Tutti i sardi di quello schifo e di Villa Certosa si vergognano: Cappellacci, La Spisa e Lombardo no. Anzi. E con le loro inverosimili dichiarazioni ce lo hanno ricordato, per l’ennesima volta.

Ps
Domani i giornali sardi saranno pieni di questa coglionata. Volevo dirvelo.

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Posted in: Politica, Sardegna